Nel Duomo di Cefalù, compimento dell’adeguamento liturgico: inaugurati ambone e cattedra (Foto)

Nel Duomo di Cefalù, Chiesa cattedrale e centro della vita ecclesiale diocesana, si è compiuto un passaggio di alto valore teologico ed ecclesiologico: l’inaugurazione del nuovo ambone e della cattedra episcopale. Un evento che non riguarda soltanto l’assetto architettonico dello spazio sacro, ma tocca il mistero stesso della Chiesa che celebra, ascolta e vive.

«Ed è questo il momento, forse anche uno dei momenti più intensi di questa celebrazione – ha affermato il Vescovo di Cefalù, Giuseppe Marciante – perché dalla nuova cattedra il Vescovo adempirà al suo compito di governare, di guidare con la parola e con la grazia».

Parole che delineano immediatamente il significato sacramentale della cattedra: non semplice arredo, ma segno visibile del ministero apostolico nella Chiesa particolare.

Un cammino iniziato con il Concilio

Il Vescovo ha collocato l’opera nel solco della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, richiamando esplicitamente la Costituzione Sacrosanctum Concilium (1963) e l’ecclesiologia di Lumen Gentium: «Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha offerto il criterio liturgico-pastorale per la strutturazione o l’adeguamento dei luoghi liturgici nella cosiddetta partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia».

L’adeguamento della Cattedrale ebbe un primo compimento nell’aprile 1992 con la consacrazione del nuovo Altare d’Oro, per volontà del compianto Vescovo Emanuele Catarinicchia, con la regia di Mons. Crespino Valenziano e la creatività di Virginio Sciminali. «L’altare – ha ribadito Mons. Marciante – è il centro della vita liturgica della Chiesa perché rappresenta Cristo e verso tale centro deve convergere tutta la vita della comunità».

Restavano da armonizzare con esso l’ambone e la cattedra, così che l’unità dell’azione liturgica risultasse pienamente espressa nello spazio celebrativo.

Ecclesia mater: la Cattedrale e il ministero del Vescovo

Richiamando l’etimologia di ekklesía – convocazione –, il Vescovo ha offerto una densa sintesi ecclesiologica: «La Cattedrale è la Chiesa principale della comunità diocesana… In qualche modo possiamo dire che la Chiesa Cattedrale è la ecclesia mater di tutte le Chiese che si trovano nel territorio della diocesi».

Non un monumento, «anche un monumento dell’UNESCO», ma «il luogo in cui la comunità locale, unita al suo Vescovo, vive e matura la propria fede».

La cattedra, segno della successione apostolica, manifesta il triplice ministero episcopale: munus docendi, regendi e sanctificandi. «È il luogo che manifesta il ministero del Vescovo che guida l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo».

L’ambone: icona pasquale e mensa della Parola

Se l’altare è il centro, l’ambone ne è il necessario correlato. «La Messa consta di due parti, la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica, tra loro così strettamente congiunte da farne un solo atto di culto», ha ricordato il Vescovo, riecheggiando il dettato conciliare.

L’ambone, «nobile ed elevata tribuna», non è un semplice leggio, ma «mensa della Parola», riservata alla proclamazione delle Scritture, del salmo, del Preconio pasquale, nonché all’omelia e alla preghiera dei fedeli.

In una lettura mistagogica di grande suggestione, Mons. Marciante ha richiamato la tradizione orientale, evocando Germano di Costantinopoli, che definisce l’ambone «icona spaziale della risurrezione» e «icona del santo sepolcro».

«Non abbiate paura, so che cercate Gesù il crocifisso: non è qui, è risorto» – l’annuncio angelico al mattino di Pasqua diventa paradigma della proclamazione liturgica. La pietra rotolata via trova simbolica corrispondenza nella struttura stessa dell’ambone; l’aquila giovannea, «già pronta a volare alto», richiama la fede pasquale del discepolo amato: «Vide e credette».

Una lama di luce, incisa sul fronte dell’ambone, «come una fessura da cui si sprigiona la luce del primo mattino di Pasqua», mette in comunicazione ambone, cattedra e altare, visualizzando l’unità del mistero celebrato.

Simbolismo, orientamento e dinamica pasquale

L’accesso all’ambone da oriente mediante tre gradini – «simbolo del terzo giorno» – e la discesa verso occidente esprimono una teologia della luce: «La luce viene da oriente e deve essere diffusa fino all’occidente dove tramonta il sole».

La Parola, come ricorda Isaia, «non ritornerà a me senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata». E la Lettera agli Ebrei viene evocata nella sua forza penetrante: «La parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli… giudica i sentimenti e i pensieri del cuore».

L’ambone diviene così luogo epifanico della kenosis e della gloria, della trafittura e della conversione, del kerygma che genera la Chiesa.

La cattedra: prossimità e missione sinodale

Particolarmente significativo il criterio della collocazione della cattedra: «Qualsiasi punto scegliessimo in questa cattedrale era sempre lontana dalla gente. Questo mi sembra l’unico punto più vicino al popolo».

Alla base della cattedra, tre figure evangeliche – il pastore, il seminatore, il pescatore – traducono in immagini il dinamismo missionario della diocesi, in sintonia con l’Evangelii Gaudium e con la scelta sinodale delle tre zone pastorali: Madonie, Valle del Torto, fascia tirrenica.

«Il seminatore uscì a seminare»; «ebbe compassione di loro perché erano come pecore senza pastore»; «sulla tua parola getterò le reti»: tre icone cristologiche che rimandano alla responsabilità dell’annuncio e alla fiducia obbediente nella Parola.

Un compimento che è inizio

«Oggi celebriamo non solo il completamento dell’adeguamento liturgico della nostra Cattedrale, ma la pienezza del cammino spirituale della nostra comunità».

L’altare, l’ambone e la cattedra – in reciproca comunicazione – rendono visibile ciò che la liturgia opera invisibilmente: l’incontro con Cristo nella Parola, nel Pane e nel ministero apostolico.

«Possa questo luogo rinnovato essere sempre per tutti noi segno di comunione, di fede vivente e di partecipazione gioiosa alla vita della Chiesa, chiamata a testimoniare nel mondo la risurrezione del Signore».

In tale armonia di spazio, teologia e arte, la Cattedrale di Cefalù si offre ancora una volta come ecclesia mater, grembo generante della fede, luogo in cui la bellezza conduce al Mistero e il Mistero plasma la comunione.