Arriva in pista il venerdì. Nessun rumore attorno, nessuna etichetta addosso. Solo il casco, il kart e una pista che non è la sua. A Chianche, provincia di Avellino, sulla pista di Iscaro, il Campionato italiano Rotax zona Sud parte con un nome su tutti: Raoul Capuozzo. Corre a casa, conosce ogni curva, ogni cordolo. Dicono che sia lui l’uomo da battere. Riccardo no. Parte dietro nei pronostici. Ma già dai primi giri si capisce che qualcosa non torna.
L’aria sa di benzina e gomma calda. I primi turni servono per capire la pista, trovare il ritmo. Il giovane cefaludese Riccardo Vara entra e gira subito forte. Linee pulite, staccate decise, nessuna esitazione. Non sembra uno che scopre il tracciato, sembra uno che lo ha già dentro. Nel paddock qualcuno si ferma a guardare. I tempi scendono, giro dopo giro. Il nome di Riccardo comincia a circolare piano, senza troppo rumore, ma con rispetto.
Il lavoro nel box
Dietro ogni giro veloce c’è un lavoro silenzioso. Il team Di Poto mette mano al kart, aggiusta, prova, corregge. Si lavora sul set up, sui dettagli che fanno la differenza. Pressioni, assetto, piccoli interventi che fuori non si vedono ma in pista pesano. Riccardo ascolta, prova, torna ai box e riparte. Nessuna scena. Solo concentrazione. Il kart cambia, si sistema. Diventa preciso. Diventa veloce.
Arriva il momento che conta. La qualifica. Il silenzio prima del via, poi i motori che salgono. Riccardo spinge. Un giro, poi un altro. Il tempo esce. È il migliore. Due decimi rifilati a Capuozzo. Non uno qualsiasi, ma il pilota di casa. Due decimi netti. La pole è sua. Nel paddock si alzano gli sguardi. Adesso il nome non è più una sorpresa. È un riferimento.
Prefinale e finale senza storia
Quando si spengono i semafori, Riccardo parte davanti. E davanti resta. Nessun errore, nessuna sbavatura. Tiene il ritmo, gestisce, allunga. In prefinale non c’è spazio per gli altri. In finale ancora meno. La pista scorre sotto le ruote, curva dopo curva, sempre con lo stesso copione: Riccardo primo, gli altri dietro. Capuozzo prova a restare agganciato, ma non basta conoscere la pista. Serve altro. E quel qualcosa, in questo weekend, ce l’ha Riccardo.
Alla fine non ci sono dubbi, né alibi. Chi parte sfavorito a volte porta con sé un vantaggio: nessun peso, solo strada davanti. Riccardo arriva, capisce, lavora e vince. Pole, prefinale, finale. Tutto. In una pista che non era la sua. In un contesto che lo dava dietro. Il risultato resta lì, netto, senza bisogno di spiegazioni. Una gara dominata dall’inizio alla fine. E il rumore dei motori, quando si spengono, lascia spazio a una certezza semplice: i pronostici servono fino a quando qualcuno decide di romperli.















