A Cefalù il profumo delle arancine non è solo cucina, è identità. Tra vicoli e laboratori c’è chi ne conserva ancora il rito antico, come Giuseppe Liberto, artigiano del gusto che impasta ricordi più che ingredienti. Le sue arancine non si misurano in numeri, ma in silenzi: quelli di chi le assaggia e non parla più.
Ecco i 4 segreti autentici che usa per renderle saporite, compatte, colorate e perfette.
1. Tostare il riso: come un risotto, non come una minestra
Il riso non va mai bollito. Entra in padella, nel soffritto di cipolla, e viene tostato come un risotto. Così il chicco assorbe sapore e rimane compatto. È qui che nasce la tenuta dell’arancina: dalla padella, non dalla frittura.
2. Il colore? Zafferano… o un cucchiaio di ragù
Il giallo delle arancine non viene dal caso. Liberto usa lo zafferano, ma a volte aggiunge un tocco di salsa del ragù per un colore più caldo e antico. Un gesto di memoria che profuma di casa.
3. La “lega”: niente uova, solo farina e acqua
Per fissare il pangrattato, niente uovo. Solo una lega fluida di farina e acqua, densa quanto basta. È questo che crea la crosta sottile e croccante, senza gonfiori e senza sapori invadenti. È il passaggio che quasi nessuno vede, ma che fa la differenza.
4. Mani bagnate, mai infarinate
La forma si modella con mani umide, non con la farina. Rotonde per la carne, allungate per il burro. Il tocco umano compatta il riso e sigilla il ripieno. Nessuna macchina può imitare quel gesto.
La ricetta di base (per circa 20/22 arancine)
- Riso: 1 kg (tipo Roma o simile, a chicco lungo)
- Brodo di carne: 2 litri
- Burro: 100 g + parmigiano 80 g
- Zafferano: 2 bustine (o un cucchiaio di salsa di ragù)
- Ripieno carne: 500 g di tritato (vitellone/maiale), piselli, estratto e passata di pomodoro
- Ripieno burro: prosciutto cotto fine + mozzarella
- Lega: 100 g farina 00 + acqua fredda
- Pangrattato per panatura
Cuocere il riso con soffritto e brodo, mantecare con burro, parmigiano e zafferano. Far raffreddare 3-4 ore. Formare le arancine con mani bagnate, inserire il ripieno. Passarle nella lega e poi nel pangrattato. Friggere in olio caldo fino a doratura.
A Cefalù, l’arancina è un esame di coscienza. E se vuoi capire davvero questa città, non chiedere “quante ne fai al giorno”, ma “quanta pazienza ci metti?”
Il resto… lo dirà il primo morso.
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