Marciante ai sindaci: dichiarate i vostri Comuni contrari a ogni guerra

Sulla strada che sale verso le Alte Madonie, tra curve strette e aria ancora fredda di aprile, la pace ha camminato a passo lento. Non una cerimonia chiusa, ma gente in strada. Scarponi, giacche leggere, bandiere tenute alte contro il vento. Domenica 12 aprile 2026, nel tratto della SS 120 tra Bivio Madonnuzza e Petralia Sottana, la marcia organizzata dall’Azione Cattolica della Diocesi di Cefalù ha riportato al centro una parola che spesso resta nei discorsi: pace. Non detta, ma attraversata. Non proclamata, ma vissuta. E alla fine, dentro il Duomo, quella parola è diventata proposta concreta.

Una marcia tra paesi e silenzi

La strada è quella che collega piccoli centri dove ci si conosce tutti. Petralia Soprana, Petralia Sottana, poi Blufi e Gangi più in là. Sindaci presenti, fascia tricolore sul petto, senza passerella. Accanto a loro associazioni, gruppi, giovani delle Consulte con la bandiera della Regione Siciliana che si muoveva come una vela. Ogni tanto una sosta. Letture del Vangelo, qualche preghiera, poi di nuovo passi. L’altoparlante gracchiava tra una canzone e l’altra. A un certo punto parte “Bella Ciao”. Qualcuno la canta, altri restano in silenzio. Non c’è un copione unico. C’è un cammino condiviso, fatto di differenze che non si nascondono.

Il ritorno di una parola dimenticata

Non è la prima volta che da queste parti si parla di pace in modo diretto. Negli anni Ottanta, quando il tema erano i missili e le basi nucleari, molti Comuni italiani si dichiararono “zone denuclearizzate”. Un atto simbolico, ma con un peso politico chiaro. Il vescovo Giuseppe Marciante riprende proprio quel filo. Lo tira fuori da una memoria che rischiava di restare chiusa nei racconti di chi c’era. Lo rimette davanti ai sindaci, senza giri larghi: dichiarate i vostri Comuni contrari a ogni guerra. Non una mozione generica. Una presa di posizione.

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Dentro il Duomo, l’appello

A Petralia Sottana la marcia finisce dentro il Duomo. Le porte aperte, gente che entra ancora con il passo della strada. È lì che l’appello prende forma. Marciante parla chiaro. Non usa parole complicate. Chiede ai sindaci di deliberare. Di scrivere nero su bianco che i loro Comuni non stanno con la guerra. Che scelgono la pace come posizione pubblica. Non è solo un invito morale. È una richiesta istituzionale. Portare nei consigli comunali un atto che dica da che parte si sta. In un tempo in cui tutto resta sospeso, la richiesta è netta.

Le parole usate non sono casuali. “Pace disarmata e disarmante”. Due livelli. Il primo è concreto: togliere le armi. Il secondo è più profondo: togliere alla guerra anche il consenso, la giustificazione, l’abitudine. Non basta dire che la guerra è sbagliata. Bisogna smettere di considerarla inevitabile. Questo è il passaggio più difficile. E si sente anche tra la gente. Qualcuno annuisce, qualcuno resta perplesso. Ma nessuno resta indifferente. La proposta tocca un punto scoperto.

L’obiezione di coscienza come scelta collettiva

Il vescovo va oltre. Non si ferma ai Comuni. Parla di un movimento mondiale di obiettori di coscienza. Non come gesto individuale isolato, ma come scelta condivisa. Richiama l’articolo 11 della Costituzione italiana, quello che ripudia la guerra. Una frase che tutti conoscono, ma che raramente entra nelle decisioni quotidiane. L’idea è semplice e radicale: se nessuno accetta di usare le armi, le guerre non si fanno. Sembra ovvio. Ma è proprio lì che la realtà si inceppa. Perché dire no, davvero, costa.

Le Madonie come punto di partenza

Le Alte Madonie non sono il centro del mondo. Ma proprio per questo quello che è successo ieri pesa in modo diverso. Qui le cose si vedono da vicino. I volti, le reazioni, i silenzi. Non c’è distanza. Se un sindaco decide, lo fa davanti a persone che incontra ogni giorno. Se un consiglio comunale vota, quel voto resta nelle strade, nei bar, nelle piazze. La proposta di Marciante parte da qui. Da un territorio che non fa rumore, ma che può scegliere.

La marcia finisce. La gente si disperde. Le bandiere si piegano. Resta una domanda che non si chiude con la giornata: quei Comuni faranno quel passo? Se lo faranno, non sarà solo un gesto simbolico. Sarà una linea tracciata. E da lì, indietro, non si torna.