Distrutta dal terremoto, la vecchia Gibellina è diventata la più grande opera di land art d’Italia
Non tutte le macerie hanno lo stesso destino. Alcune restano ferme nel tempo; altre si trasformano in qualcos’altro. In Sicilia esiste un luogo dove la distruzione di un intero paese è diventata una delle opere d’arte più impressionanti del Paese.
Una città cancellata in una notte
Gibellina è un comune del libero consorzio comunale di Trapani. La sua storia recente si fa risalire al terremoto del Belice del 14 gennaio 1968: la potenza del sisma distrusse completamente la città, lasciando la maggior parte delle famiglie senza tetto. Il centro abitato attuale, noto come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente, sul territorio del comune di Salemi. Il nome si suppone derivi dall’arabo, col significato legato a “monte”.
Gibellina Nuova, una città-museo
La ricostruzione non fu ordinaria. Per ricostruire la cittadina, l’ex sindaco Ludovico Corrao ebbe l’idea di “umanizzare” il territorio chiamando a Gibellina diversi artisti di fama mondiale, come Pietro Consagra e Alberto Burri; all’appello risposero anche Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Franco Angeli e Leonardo Sciascia. La ricostruzione della nuova città cominciò così con l’aiuto di architetti e artisti contemporanei, rendendo Gibellina Nuova una città-museo a cielo aperto.
Il rifiuto di Burri e la nascita del Cretto
Il gesto più radicale fu però un altro. Alberto Burri si rifiutò di inserire una sua opera nel nuovo contesto urbano che si stava costruendo e realizzò il Cretto di Burri, o Grande Cretto, sulla vecchia Gibellina, a memoria del sisma che la distrusse. L’opera fu realizzata in una prima fase tra il 1984 e il 1989 e successivamente completata nel 2015, nel luogo in cui sorgeva la città vecchia. È stata creata compattando le macerie e cristallizzandole col cemento: i blocchi ricordano un labirinto e le fenditure riprendono le vecchie vie del paese. Si tratta della più grande opera di land art italiana.
Camminare dentro la memoria
Visitare il Cretto significa attraversare la pianta di una città scomparsa. L’installazione monumentale riproduce l’impianto delle strade e delle case distrutte, come un’immensa ferita bianca sulla terra, un potente simbolo della memoria e della catastrofe. A poca distanza dall’opera si trova il Museo del Grande Cretto, allestito nell’antica chiesa di Santa Caterina, l’unico edificio sopravvissuto alle scosse del terremoto. Non a caso, se i ruderi di altri paesi del Belice, come Poggioreale, sono rimasti fermi nel tempo, quelli di Gibellina sono diventati un’opera d’arte.
La bellezza alla prova del futuro
La storia di Gibellina non si è fermata alle macerie. Il 31 ottobre 2024 è stata proclamata “Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026”, la prima città italiana a ricevere questo titolo. Per molti, il vero valore di Gibellina non sta in ciò che ha perduto, ma nell’essere un unicum: una città che ha scelto di trasformare la propria distruzione in arte e memoria.















