In Sicilia ci si fa male di più sul lavoro. Lo dicono gli ultimi dati dell’Inail, che fotografano un inizio di 2026 in netto peggioramento rispetto all’anno precedente. Un segnale che preoccupa, perché va in direzione opposta rispetto a quanto accade nel resto d’Italia.
I numeri parlano chiaro. Nei primi quattro mesi del 2026 gli infortuni sul lavoro nell’Isola sono stati 6.406, contro i 5.695 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di un aumento del 12,48 per cento, cioè più di settecento casi in più in soli quattro mesi. A questi vanno aggiunti gli infortuni cosiddetti “in itinere”, quelli che capitano nel tragitto tra casa e luogo di lavoro: erano 1.272 lo scorso anno, sono saliti a 1.378 nel 2026.
A pesare di più, però, è il dato sulle vittime. Mentre in tutta Italia gli infortuni mortali nei primi quattro mesi dell’anno sono leggermente diminuiti, passando da 207 a 191, in Sicilia il numero continua a salire. Alla fine di maggio i casi mortali denunciati nell’Isola erano 29, contro i 22 registrati tra gennaio e aprile. Un andamento in controtendenza che rende la situazione siciliana ancora più allarmante.
La provincia di Palermo è tra le più colpite. Qui, a fine maggio, si contavano in tutto 3.159 casi tra infortuni e malattie professionali, di cui 2.968 infortuni veri e propri. I casi mortali, che erano 10 alla fine di aprile, sono diventati 13 un mese dopo. Tra i comuni interessati ci sono Bagheria, Bolognetta, Castronovo di Sicilia, Cefalù e Palermo. I settori dove avvengono più incidenti sono l’industria, l’artigianato e il terziario.
A commentare i dati è Francesco Piastra, presidente del comitato co.co.pro dell’Inail, che individua nella mancanza di controlli una delle principali cause del problema. Secondo Piastra c’è una responsabilità che riguarda tutto il sistema: Ispettorato del Lavoro, Spresal e medici di base dovrebbero prestare maggiore attenzione a ciò che accade nei luoghi di lavoro. Il rischio, spiega, è particolarmente alto in alcuni comparti come l’edilizia, la logistica e il terziario, dove molti lavoratori si ammalano o si infortunano senza che ciò emerga del tutto nelle statistiche.
Il quadro è reso ancora più complicato dal fenomeno del lavoro sommerso, molto diffuso in Sicilia. In queste situazioni gli infortuni e le malattie spesso non vengono nemmeno denunciati, perché i lavoratori temono di perdere il posto o di subire ritorsioni da parte delle aziende. Questo significa che i numeri reali potrebbero essere persino più alti di quelli ufficiali.
Per provare a invertire la rotta, l’Inail ha messo in calendario un incontro per il 29 giugno. Al tavolo siederanno lo Spresal, l’Ispettorato del Lavoro di Palermo e la direzione Inail. L’obiettivo è capire le ragioni di questa crescita e individuare strumenti di prevenzione più efficaci.
Intanto, i dati di questi primi mesi dell’anno restano un campanello d’allarme. Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e comunità, e la sicurezza sul lavoro torna a essere una priorità che riguarda tutta la Sicilia, dai grandi centri ai piccoli comuni come Cefalù.















