Mimma Zito: «il male negato»

Può succedere che si ferisca l’altro o si danneggi psicologicamente senza averne consapevolezza? Quasi in un cinico gioco che in quanto tale non va sanzionato perché in fondo se è un giuoco che male c’è? E si pretende che la vittima partecipi al giuoco, che magari reagisca, perché in fondo qual’era l’intenzione iniziale? Provocare appunto la sua reazione. E se la sua reazione non arriva che almeno subisca in silenzio, che assuma almeno il ruolo della vittima. La logica del sopruso si acquista molto in fretta. E in fondo che male c’è? E’ il male negato con l’astuzia di chi vuole imporsi sul più debole e ritiene che in fondo tutto è lecito.Così far pagare all’altro le sue presunte debolezze con giudizi di condanna che nei toni diventano violenza verbale diventa appunto lecito. Divertirsi a insultare l’altro diventa  una possibilità legittima di trasgredire ritenendo tra l’altro che alla tua età, bisogna comunque che salga l’adrenalina per provare nuove sensazioni.E magari nel tuo bisogno di affermazione pensi che opprimere l’altro e magari annientarlo psicologicamente diventi l’opportunità che ti si offre appunto per affermarti, per dire che anche tu stai diventando adulto.

La logica della sopraffazione l’imparano presto i nostri ragazzi. Quest’arte antica come il mondo diviene segno di un istinto primordiale che può generare violenza. Tra l’altro può generare all’interno del gruppo dei pari una complicità che degrada le relazioni all’interno di esso. E così all’interno del gruppo stesso può assumere un ruolo di leader chi sfrontatamente s’impone per i suoi comportamenti trasgressivi, deformando così le coscienze di quanti non riescono a prendere le distanze da comportamenti devianti. E così può succedere che il gruppo si coalizzi nella difesa di chi magari ha violato i più elementari diritti dell’altro con i suoi comportamenti verbali violenti. E così si è lontani dall’acquisire consapevolezza  delle proprie responsabilità o delle proprie complicità

E’ urgente quindi una sfida educativa che investa le istituzioni educative. Le nostre famiglie trasmettono ai nostri ragazzi il valore del rispetto umano, come bene  da tutelare perché in nostri contesti di vita sia difesa la dignità di ogni uomo?E che responsabilità hanno adulti che hanno sposato una logica perversa e sono in grado di manipolare la fragile coscienza dei ragazzi per indurli al male? E’ un interrogativo che dobbiamo porci se si vogliono trasmettere alle nuove generazioni sani valori in cui credere e per i quali impegnarsi. Naturalmente anche le altre agenzie educative concorrano a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo che diventerà tale se avrà coscienza delle proprie responsabilità e del proprio ruolo nella società a difesa del singolo e del bene comune

Mimma Zito