Il Papa chiede ai preti di essere vicini alla gente

Papa Francesco chiede ai preti di essere vicini alla gente. Lo ha detto nel suo quinto appuntamento pasquale con i sacerdoti della sua diocesi nella Basilica di San Pietro per la messa crismale. «Quando la gente dice di un sacerdote che “è vicino” – ha detto oggi in San Pietro papa Francesco – di solito fa risaltare due cose: la prima è che “c’è sempre” (contrario del “non c’è mai”: “Lo so, padre, che Lei è molto occupato” – dicono spesso). E l’altra è che sa trovare una parola per ognuno. “Parla con tutti – dice la gente –: coi grandi, coi piccoli, coi poveri, con quelli che non credono… Preti vicini, che ci sono, che parlano con tutti… Preti di strada». Nella messa in cui ha benedetto gli oli santi del crisma, dei catecumeni, degli infermi, che saranno poi inviati a tutte le parrocchie della diocesi per la celebrazione dei sacramenti, Francesco ha spiegato così che «la vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore perché è un atteggiamento-chiave nel Vangelo». Ha poi chiarito che la vicinanza non è solo la chiave della misericordia è anche la chiave della verità: «Si possono eliminare le distanze nella verità? Sì, si può. Infatti la verità non è solo la definizione che permette di nominare le situazioni e le cose tenendole a distanza con concetti e ragionamenti logici. Non è solo questo. La verità è anche fedeltà (emeth), quella che ti permette di nominare le persone col loro nome proprio, come le nomina il Signore, prima di classificarle o di definire “la loro situazione”». Ha pertanto invitato a stare attenti «a non cadere nella tentazione di farsi idoli di alcune verità astratte sono idoli comodi, a portata di mano, che danno un certo prestigio e potere e sono difficili da riconoscere. Perché la “verità-idolo” si mimetizza, usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore. E, ciò che è molto peggio, allontana la gente semplice dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei Sacramenti di Gesù».

Papa Francesco ha quindi suggerito ai sacerdoti di meditare su tre ambiti di vicinanza sacerdotale. Anzitutto la vicinanza nel dialogo spirituale modello per il Papa è l’incontro di Cristo con la Samaritana. Perchè? Perché lì Gesù «sa far venire alla luce il peccato della Samaritana senza che getti ombra sulla sua preghiera di adoratrice né che ponga ostacoli alla sua vocazione missionaria» e va poi con lei a evangelizzare nel suo villaggio. Esempio di vicinanza nella Confessione è invece il passo evangelico della donna adultera. «Le verità di Gesù sempre avvicinano» dice il Papa e spiega che: «Guardare l’altro negli occhi – come il Signore quando si alza in piedi dopo essere stato in ginocchio vicino all’adultera che volevano lapidare e le dice: «Neanch’io ti condanno» (Gv 8,11) – non è andare contro la legge». Si può poi aggiungere: «D’ora in poi non peccare più» ma «non con un tono che appartiene all’ambito giuridico della verità-definizione», il tono di chi deve determinare quali sono i condizionamenti della Misericordia divina – afferma – ma «con un’espressione che si dice nell’ambito della verità-fedele, che permette al peccatore di guardare avanti e non indietro». Infine c’è l’ambito della predicazione. E qui riprende uno dei motivi battuti con insistenza e cioè che l’omelia è la pietra di paragone «per valutare la vicinanza e la capacità di incontro di un Pastore con il suo popolo» come già affermato nell’Evangelii gaudium. Lì – riprende ancora il Papa – si vede «quanto vicini siamo stati a Dio nella preghiera e quanto vicini siamo alla nostra gente nella sua vita quotidiana». Il sacerdote vicino, che è in mezzo alla sua gente con vicinanza e tenerezza di buon pastore – ha detto infine – la gente non solo lo apprezza molto, ma va oltre: sente per lui qualcosa di speciale, qualcosa che sente soltanto alla presenza di Gesù. «Perciò non è una cosa in più questo riconoscere la nostra vicinanza – confessa Francesco – in essa ci giochiamo se Gesù sarà reso presente nella vita dell’umanità, oppure se rimarrà sul piano delle idee».