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Cefalù, si celebra oggi la 364ª festa patronale dell’Immacolata: è nata nel 1655

Si celebra oggi a Cefalù la 364ª festa patronale dell’Immacolata. La città di Cefalù, infatti, è tra le comunità cristiane siciliane quella che tra le prime ha istituito questa festa l’8 dicembre dichiarando l’Immacolata patrona della città. Era, infatti, il 1655 quando l’allora vescovo Francesco Gisulfo, d’accordo con i magistrati cefaludesi, stabiliva di celebrare la solennità dell’Immacolata l’8 dicembre. Erano appena trascorsi dodici anni dal 23 febbraio 1643 quando l’Immacolata era stata proclamata principale patrona di tutto il Regno di Sicilia. Il vescovo Gisulfo era nato a Palermo nel 1602. Ordinato sacerdote era stato l’archimandrita del Santissimo Salvatore fino al 1650 quando diviene vescovo di Cefalù ad appena 48 anni. 

A Cefalù questa festa era molto sentita e la devozione all’Immacolata era molto forte tanto che già ai tempi del vescovo Gonzaga (1587-1593) si ha notizia di una messa che ogni anno si celebrava in Cattedrale proprio in onore dell’Imamcolata. La devozione è così forte che nel 1661 il sacerdote Matteo Piscitello fonda e costruisce la chiesa dell’Immacolatella in quella che oggi è la via Mandralisca. Nove anni dopo, nel 1670, il vescovo Roano e Corroniero fa costruire all’interno del Duomo una cappella che dedica proprio all’Immacolata. Vi colloca una statua in legno della vergine che per oltre un secolo è stata punto di riferimento per tutti i cefalutani che l’8 dicembre facevano grande festa.

In quegli anni la festa a Cefalù si svolgeva in tre giorni dal 6 all’8 dicembre. Il primo giorno la festa si svolgeva presso la Chiesa dell’Itria e veniva portata avanti dai frati francescani che proprio li avevano il loro Convento. Sul far del tramonto, davanti al Bastione, si radunavano i pescatori con le loro imbarcazioni di rientro dal lavoro e al suono delle campane della città procedevano verso porta Marina. Da quella zona si snodava una processione, con in testa la statua della Madonna, verso la vicina chiesa dell’Itria. Qui si teneva una benedizione verso i pescatori. Veniva accesa una lampada, che si alimentava con dell’olio, al quadro della Madonna del cammino. La luce ardeva fino a Natale. Il secondo giorno di festa, giorno sette dicembre, la festa si spostava di buon mattino attorno al convento dei domenicani che c’era sotto la Rocca. Presso l’oratorio del Rosario, infatti, la mattina presto, si radunavano i contadini che dopo la recita del santo Rosario ricevevano la benedizione prima di andare a lavorare nelle loro campagne. Sul far della sera, invece, nella chiesa dell’Annunziata si riuniva il Popolo alla presenza dei giurati. Da qui partiva una processione notturna fra le vie della città. Tutto culminava sul far dell’aurora in Cattedrale dove si teneva la prima santa messa alla Madonna. Nel pomeriggio di giorno otto si dava vita ad una nuova processione fra le strade della città alla quale partecipano il vescovo e i giurati della città. Alla fine della processione, davanti alla Cattedrale, il Vescovo donava ai fedeli un pezzetto di sughero che veniva collocato nel presepio che ognuno allestiva nelle proprie abitazioni.

Nel 1800, quando la città contava circa diecimila fedeli, il vescovo Francesco Vanni fece sostituire la statua di legno dell’Immacolata con un’altra dello scultore Federico Siracusa che è arrivata sino ai nostri giorni. Questa statua in marmo bianco è finita in Sagrestia, restandovi per tantissimi anni, quando è stata eliminata la Cappella in Cattedrale. Raffigura a grandezza naturale l’Immacolata che indossa una veste bianca e splendente, simbolo della salvezza, e porta il capo cinto di una corona di dodici stelle, a simboleggiare i dodici apostoli su cui si fonda la chiesa. Indossa un manto dorato di stelle ad indicare la sua origine celeste. Poggia i piedi sulle nubi che indicano, con una simbologia dell’antico testamento, che in Lei abita la presenza dell’Altissimo. La Statua ha il ventre leggermente rigonfio ad indicare la comunità di credenti. Sotto i piedi ha la falce lunare, simbolo della sua eternità e il poggiare sulla luna sta ad indicare la sua sovranità sulla storia e sul tempo. La figura ascende al cielo circondata da angeli e nubi. Il suo sguardo è rivolto verso l’alto mentre il braccio destro è portato al petto e l’altro si apre in segno di accoglienza. Dell’impianto originale dell’opera oggi alcune cose non esistono più.

Quando l’8 dicembre 1854 papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata a Cefalù è grande festa. Con l’inizio del nuovo secolo il vescovo Francesco Sgalambro ha introdotto a Cefalù, a mezzogiorno dell’8 dicembre, l’omaggio floreale alla Statua dell’Immacolata che si erge alta accanto alla chiesa di san Pasquale.