Le pesche aiutano la glicemia ma attenzione a questa controindicazione

Le pesche aiutano le persone che hanno la glicemia alta? Hanno un indice glicemico basso pari a 35. Supponendo che una persona mangia una pesca di un etto circa significa che ingerisce 10 grammi circa di zucchero. Non è una quantità eccessiva e non è probabile che causi fluttuazioni estreme dei livelli di zucchero nel sangue, anche con il diabete. Le pesche si possono mangiare anche se con molta moderazione.

Le pesche, come tutta la frutta e la verdura, apportano grandi quantità di antiossidanti. Secondo la classifica ORAC relativa alla frutta e verdura in ordine di potere antiossidante in una pesca si trovano ben 250 unità ORAC. La misura consigliata dagli esperti per stare in salute è quella di assumere almeno 5000 unità ORAC al giorno, un quantitativo più che sufficiente a proteggersi dai danni che provocano i radicali liberi.

Il consiglio per contrastare i danni ossidativi è di assumere almeno 2000 Unità Orac/al giorno. Basterebbe mangiare appena 8 pesche. Le pesche aiutano la glicemia ma attenzione a questa controindicazione. È consigliato non bere troppa acqua quando si mangiano le pesche. Potrebbero infatti generarsi gonfiori. Ad essere nocivo è il nocciolo di questo frutto che contiene amigdalina, sostanza tossica per l’organismo umano. Mangiarle lontano dai pasti per evitare le fermentazioni.

Attenzione a mangiare le pesche lontano dai pasti principali in quanto potrebbero provocare fermentazioni se consumate insieme a carboidrati e latticini. In realtà sono un frutto ideale per prevenire la disidratazione che spesso è dovuta alla sudorazione eccessiva del periodo estivo. Questo frutto ha un elevato contenuto di acqua e per questo aiuta a placare la sete. Le pesche contengono una buona quantità di fibra che aiuta il transito intestinale.