Festival di Sanremo 2026: Conti non arretra, “Il Festival è in buona salute”

La mattina dopo la prima serata all’Ariston l’aria è quella delle grandi occasioni che però chiedono spiegazioni. I numeri parlano chiaro: 9 milioni e 600 mila spettatori, 58% di share. Meno dell’anno scorso. Ma Carlo Conti non fa una piega. Anzi, sorride. “Pensavo il 55%”, confessa davanti ai giornalisti. Tradotto: si aspettava di peggio. E invece quel 58% lo prende come un segnale di tenuta. “Il Festival è in buona salute”, ripete.

Nessuna esaltazione quando si battono i record, nessuna resa quando si scende. È la linea che tiene da sempre. E se gli ascolti dovessero calare ancora? “Darei la colpa al direttore artistico”, dice con ironia, riferendosi a se stesso. Trenta canzoni sono troppe? No, perché erano trenta anche quando gli ascolti volavano. Il Festival, per Conti, è come il vino: alcune annate sorprendono, altre maturano. E la sua, assicura, si chiuderà comunque a testa alta.

La seconda serata porterà con sé uno dei momenti più intensi di questa edizione. Achille Lauro cambierà brano: non proporrà la canzone dell’anno scorso ma Perdutamente, il brano che la madre di Achille Barosi ha cantato accanto alla bara del figlio, morto nel rogo di Crans Montana.

Una scelta che nasce da un’immagine vista in tv. “Quando abbiamo visto quella scena, ci siamo detti: dobbiamo fare quella canzone lì”. Nessuna retorica, dice Conti. Solo musica. Lauro avrà anche un secondo spazio con 16 Marzo, in duetto con Laura Pausini.

Sanremo resta spettacolo, ma ogni tanto scivola dentro il dolore collettivo. E lì cambia tono. Non è solo gara, non è solo share. È memoria che si accende sotto i riflettori.

Il “Repupplica” e le scuse con ironia

Un piccolo inciampo ha segnato la prima serata. Sul ledwall compare “Repupplica” invece di “Repubblica”, proprio mentre si celebravano gli 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana. Un errore che non è passato inosservato.

Conti lo liquida con una battuta: “Chi non fa, non sbaglia”. Niente drammi, niente arrampicate sugli specchi. L’errore resta, la serata pure. A Sanremo ogni dettaglio pesa, perché l’Italia guarda e annota. Ma il Festival vive anche di imperfezioni. E spesso sono quelle a renderlo umano.

Tra le frasi più commentate, quella dedicata alla Sicilia. Durante la diretta Conti ha mandato “un abbraccio gigante” alla Sicilia, alla Calabria, alla Sardegna e in particolare a Niscemi. Un gesto spontaneo, spiega, approfittando della presenza di Levante, artista siciliana.

Non era previsto un momento ufficiale dedicato alle popolazioni colpite dalle alluvioni. La domanda in sala stampa è arrivata diretta. Conti ha risposto senza preparazione: “Mi è venuto naturale”.

In passato il Festival aveva acceso riflettori su territori dimenticati — qualcuno ricorda quando, ai tempi di Pippo Baudo, la luce arrivò a Ginostra anche grazie alla spinta mediatica di Sanremo. Stavolta nessuna promessa. Solo un saluto. Simbolico, ma pronunciato davanti a milioni di persone.

I Big in gara: chi torna stasera

La seconda serata riporta sul palco quindici artisti, annunciati in ordine alfabetico: le Bambole di Pezza, Chiello, Dargen D’Amico, Ditonellapiaga, Elettra Lamborghini, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Fedez e Masini, Fulminacci, J-Ax, LDA e Aka7even, Levante, nayt, Patty Pravo, Tommaso Paradiso.

Domani toccherà ad altri quindici, tra cui Arisa, Francesco Renga, Malika Ayane e Raf. Una line-up ampia, generazionale, con ritorni e volti nuovi. Trenta canzoni. Trenta storie.

La questione femminile? Alla domanda sulla scarsa presenza di donne in gara, Conti sorride e rilancia: auspica più spazio in futuro, magari anche alla direzione artistica.