La Città di Cefalù ricorda il sacrificio eroico di Salvatore Spinuzza, sottolineando come la tutela delle libertà passi attraverso il ricordo di chi ha lottato per ottenerle. A Spinuzza e a Nicola Botta sono intitolati i plessi scolastici storici della primaria di Cefalù.
La storia
Nel 1734, Carlo di Borbone sottrasse il Regno delle Due Sicilie agli austriaci. Nonostante le promesse iniziali, la corte di Ferdinando III partì per Napoli, suscitando dissapori in Sicilia. Le tensioni antiborboniche continuarono fino all’arrivo di Garibaldi a Marsala.
Nel 1857, il barone Nicolò Turrisi Colonna venne a conoscenza dello strumento di tortura chiamato “cuffia del silenzio”, suscitando indignazione internazionale dopo la pubblicazione sul Morning Post. I detenuti politici della rivolta del novembre 1856 subirono gravi maltrattamenti.
Il barone di Corleone, Francesco Bentivegna, il 22 novembre 1856 radunò 300 armati per anticipare la rivolta antiborbonica programmata per il 12 gennaio 1857, ma il suo esercito venne sconfitto e lui giustiziato il 20 dicembre. Bentivegna aveva coinvolto Salvatore Spinuzza, allora ventottenne, che riuscì a mobilitare altri giovani e fece esporre la bandiera tricolore cucita da Elisabetta e Giuseppina Botta.
All’arrivo della corazzata borbonica Sannio, la cittadina si sottomise, abbandonando i cinque rivoltosi (Salvatore Spinuzza, Carlo e Nicolò Botta, Alessandro Guarnera e Andrea Maggio), che fuggirono verso le campagne di Pettineo. Grazie a un tradimento di Vincenzo Fratantoni, i ribelli furono scoperti e catturati, mentre i loro familiari subirono arresti e torture, tra cui il cognato di Andrea Maggio e le sorelle Elisabetta e Giuseppa Botta, la madre Concetta Miceli e la sorella di Spinuzza, Gaetana, incinta.
Prima della fucilazione, Spinuzza inviò alla sorella una ciocca dei suoi capelli, pronunciando: «Possa il sangue mio e dell’amico Bentivegna essere la salvezza della patria». La sua esecuzione avvenne il 14 marzo 1857 in Piazza Garibaldi, alla presenza della popolazione e della sua amata Giovanna Oddo.
Come ricordava Angela D. Di Francesca, il sacrificio di Spinuzza rimane esempio di coraggio e di amore per la giustizia, un monito affinché le idee non debbano più essere testimoniati con il sangue.















