L’ultimo atto dell’Orlando: a Palermo il mito di Ariosto si fa carne e legno

PALERMO – Tra le pareti cariche di storia del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino, il fragore delle armature e il lamento dei paladini hanno lasciato spazio stasera, 14 marzo 2026, a un silenzio denso e commosso. Si è concluso oggi il ciclo di performance “L’Orlando Furioso a pezzi”, un progetto monumentale curato da Alberto Nicolino che ha visto il capolavoro di Ludovico Ariosto smembrato, analizzato e ricomposto davanti a un pubblico eterogeneo di studiosi, turisti e appassionati della tradizione pupara. Come riportato dalle principali testate locali che hanno seguito l’intera rassegna, questo evento non è stato un semplice esercizio di lettura, ma un atto di resistenza culturale. Conta perché, nell’era della narrazione digitale frammentata, Palermo ha dimostrato che il “cunto” e l’opera dei pupi non sono reperti archeologici, ma linguaggi vivi capaci di interpretare il caos del presente. Essere lì stasera significava vedere come un testo del Cinquecento possa ancora far vibrare le corde dell’anima di una città che nel mito carolingio ritrova le proprie radici più profonde.

Il contesto di questo ultimo appuntamento si inserisce in una stagione di rinascita per il Museo Pasqualino, che nel 2026 ha visto triplicare le presenze grazie a una programmazione che fonde l’antico con la sperimentazione contemporanea. Il lavoro di Nicolino non si è limitato alla recitazione: è stata una vera e propria anatomia letteraria, dove ogni “pezzo” di Orlando – la sua pazzia, il suo amore, la sua furia – è stato isolato per essere offerto alla riflessione collettiva. Le conseguenze di questo percorso sono già visibili nel tessuto accademico e artistico della città: l’Università di Palermo ha annunciato l’apertura di un seminario permanente sulla narrazione orale ispirato proprio a questo ciclo, mentre molti giovani artisti locali hanno iniziato a riutilizzare i canovacci ariosteschi per nuove forme di teatro di strada. Le cronache di LiveSicilia evidenziano come la partecipazione popolare abbia superato ogni aspettativa, segnale di un bisogno di “storie grandi” che vadano oltre il consumo rapido dei social media, riportando la centralità del racconto fisico e materico nel cuore del centro storico palermitano.

Entrando nel dettaglio della serata conclusiva, l’atmosfera era quella delle grandi occasioni, con le prime file occupate dai maestri pupari dell’Associazione Figli d’Arte Cuticchio, testimoni d’eccezione di un passaggio di testimone ideale tra la tradizione pura e la sua rielaborazione colta. La performance di stasera ha toccato l’apice con il recupero del senno di Orlando sulla Luna, un momento di altissimo teatro d’ombre e parola che ha incantato la platea. Le fonti giornalistiche, tra cui il portale Balarm, sottolineano come la forza di Nicolino risieda nella capacità di rendere leggibile la complessità di Ariosto senza tradirne la metrica o lo spirito cavalleresco. La conseguenza diretta di questo successo è la conferma di un finanziamento regionale per una tournée che porterà “L’Orlando Furioso a pezzi” nei borghi delle Madonie e dei Nebrodi durante la prossima estate, portando la cultura “alta” laddove il teatro spesso non arriva, trasformando la fine di questo ciclo in un nuovo, ambizioso inizio per la diffusione del patrimonio immateriale dell’UNESCO.

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In sintesi, il sipario che cala oggi al Museo Pasqualino chiude una delle operazioni culturali più coraggiose dell’anno a Palermo, restituendo l’Orlando Furioso alla sua dimensione di rito collettivo. Attraverso la voce di Alberto Nicolino, il testo di Ariosto ha smesso di essere un libro per tornare a essere un’esperienza vissuta, un ponte tra la memoria dei paladini e le inquietudini dell’uomo moderno. Come confermano le cronache la riuscita di questo progetto sancisce il ruolo di Palermo come capitale della narrazione identitaria, capace di innovare senza mai dimenticare il legno e lo stagno dei suoi pupi. Il successo di pubblico e la qualità della proposta artistica dimostrano che la cultura del territorio è un organismo pulsante: non si è trattato solo di letteratura, ma della riappropriazione di un’anima che, pezzo dopo pezzo, la città ha saputo riconoscere come propria sotto gli occhi attenti di chi, come noi, era presente per testimoniarne la bellezza.