Cefalù sceglie Riccardo Milani: “La vita va così” conquista il Premio Earth Day 2026

Il riconoscimento arriva secco, senza fronzoli. Il Festival del Cinema di Cefalù assegna il Premio “Earth Day” 2026 a «La vita va così», il film diretto da Riccardo Milani. Non è solo un titolo in una lista. È una scelta precisa. Dentro c’è un’idea di cinema che non resta seduta in sala, ma esce fuori, cammina, si sporca con le cose vere: la terra, le persone, le decisioni che pesano.

Un premio che guarda oltre il cinema

Il Premio “Earth Day” non cerca storie facili. Non basta emozionare. Qui si guarda a quello che resta dopo i titoli di coda. A Cefalù, tra il mare e la pietra antica, il Festival ha costruito negli anni una linea chiara: premiare opere che tengono insieme racconto e responsabilità. Non è teoria. È una direzione.

«La vita va così» entra dritto in questo solco. Non fa sconti. Racconta un conflitto che non è solo scritto su carta, ma si sente addosso. Le scelte dei personaggi non sono decorative. Sono spine. E lo spettatore non può limitarsi a guardare. Deve prendere posizione, anche solo dentro di sé.

La motivazione: un film che scava

La motivazione ufficiale del premio è netta. Parla di un’opera capace di trasformare una vicenda locale in qualcosa di universale. Parole che non stanno lì per fare scena. Dentro c’è il riconoscimento di un lavoro che tiene insieme memoria e futuro.

Il film mette al centro il rapporto tra uomo e territorio. Non come sfondo, ma come corpo vivo. I paesaggi non sono cartoline: sono parte del racconto. I silenzi pesano quanto le parole. Ogni scelta ha una conseguenza.

La regia viene definita essenziale. E lo è davvero. Niente eccessi. Niente rumore inutile. Solo una linea pulita che accompagna lo spettatore dentro una storia che si apre piano, ma poi resta.

Efisio Mulas e il peso di un “no”

Al centro del film c’è Efisio Mulas. Un uomo che a un certo punto dice no. Sembra poco. Non lo è. Quel rifiuto diventa il cuore del racconto.

Non è una ribellione urlata. È una scelta che viene da lontano. Dalla storia, dalla dignità, da quello che si è e da quello che non si vuole diventare. Il suo “no” non chiude. Apre. Costringe tutti, dentro e fuori lo schermo, a fare i conti con qualcosa.

È qui che il film cambia passo. Da storia personale diventa gesto collettivo. Una comunità viene chiamata in causa. Non per giudicare, ma per guardarsi allo specchio.

Il rapporto con il territorio: niente retorica

C’è un punto che pesa più degli altri. Il rapporto con il territorio. Tema spesso trattato con parole vuote. Qui no. Qui si vede. Si sente.

La terra non è un concetto. È fatica, è memoria, è appartenenza. Ma è anche rischio, perdita, trasformazione. Il film non idealizza. Non costruisce una favola. Mostra la tensione continua tra progresso e radici.

Quello che colpisce è l’assenza di retorica. Nessuna morale imposta. Nessuna risposta facile. Solo una domanda che resta sospesa: fino a dove si può cambiare senza perdere tutto?

Le parole del regista

Quando arriva la dichiarazione di Riccardo Milani, il tono è semplice. Diretto. «Sono veramente felice e orgoglioso», dice. Ringrazia. Non allunga. Ma c’è un passaggio che resta.

Parla degli esseri umani. Dei territori. Della cultura. Non come slogan, ma come centro del suo lavoro. È lì che si capisce il senso del film. Non è un caso isolato. È parte di un percorso.

Chiude con una frase breve: “Viva la terra”. Non è un effetto. È una posizione.

Cefalù e il senso di una scelta

Cefalù, in questa storia, non è solo il luogo del premio. È parte del discorso. Una città che vive ogni giorno quel rapporto complicato tra identità e cambiamento. Tra turismo e radici. Tra quello che si mostra e quello che si rischia di perdere.

Scegliere «La vita va così» significa anche dire qualcosa su questo. Sul bisogno di fermarsi, ogni tanto, e guardare meglio. Senza coperture.

Il Festival del Cinema di Cefalù continua così una linea che negli anni si è fatta riconoscere: premiare opere che non scappano dai problemi. Che li tengono dentro l’inquadratura.

Un cinema che resta

Ci sono film che passano. E film che restano. «La vita va così» prova a stare nella seconda categoria. Non per forza, ma per come è costruito.

La forza emotiva non è gridata. Arriva piano. E quando arriva, resta addosso. Il pubblico non esce uguale a come è entrato. Questo è il punto.

Il Premio “Earth Day” 2026 va in questa direzione. Non celebra solo un’opera. Indica una strada. Un cinema che non si limita a raccontare, ma che interroga. Che mette in discussione. Che chiede qualcosa in cambio.

Una scelta che lascia il segno

Alla fine resta questo: una scelta. Quella del Festival. Quella del regista. Quella dei personaggi. Tutte legate.

«La vita va così» non offre soluzioni. Non chiude i conti. Li apre. E forse è proprio per questo che arriva fino in fondo.

Cefalù lo premia. E, nel farlo, si prende anche una responsabilità: continuare a guardare il cinema non come evasione, ma come strumento per capire dove siamo e, soprattutto, dove stiamo andando.