Sciame sismico ai Campi Flegrei, scosse fino a magnitudo 4.0
L’area flegrea torna a far tremare, mentre l’attenzione resta alta anche sul piano internazionale
Nelle ultime ventiquattro ore l’area dei Campi Flegrei è stata interessata da una sequenza sismica di rilievo. La scossa più intensa è stata registrata all’alba di oggi, 1° settembre 2025, alle 04:55, con magnitudo Md 4.0 e profondità di circa 2 km. L’evento, avvertito distintamente dalla popolazione di Pozzuoli e di gran parte dell’area metropolitana di Napoli, rappresenta il culmine di uno sciame iniziato nella tarda serata del 31 agosto.
Tra le 16:10 e le 16:38 di ieri erano già state localizzate due scosse di magnitudo 3.3 e una di 2.7, seguite da una sequenza notturna con magnitudo comprese fra 2.0 e 2.8. La sismicità, tutta localizzata nell’area centrale della caldera, conferma la fase di bradisismo attivo che da mesi caratterizza il vulcano flegreo.
Se in Campania l’attenzione resta alta per i risvolti della crisi vulcano-tettonica, lo scenario internazionale ha registrato ieri sera un sisma ben più forte: un terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito il sud-est dell’Afghanistan, con ipocentro a 9 km di profondità, in una regione già fragile sotto il profilo geologico e infrastrutturale. Nel Tirreno meridionale, invece, un movimento tellurico di magnitudo 2.6 è stato registrato al largo, senza conseguenze.
La sequenza ai Campi Flegrei rappresenta un chiaro indicatore di una fase dinamica del sistema vulcanico. La scossa di magnitudo 4.0 non è un evento eccezionale per un’area caratterizzata da bradisismo, ma assume rilievo perché inserita in un quadro di frequenza e intensità crescenti.
Gli esperti sottolineano che la magnitudo, pur moderata, non va letta in termini assoluti: la scarsa profondità degli ipocentri, spesso fra 0 e 2 km, amplifica la percezione degli eventi e il potenziale di danno anche con valori inferiori a 4.0. È questo che alimenta la preoccupazione tra i residenti, in un’area densamente abitata e con una memoria storica di crisi bradisismiche già drammaticamente vissute negli anni ’70 e ’80.
Il confronto con il terremoto in Afghanistan ricorda quanto la scala del rischio vari a seconda del contesto: lì le infrastrutture deboli moltiplicano l’impatto di eventi sismici profondi e violenti, mentre nei Campi Flegrei il vero nodo resta la convivenza di una metropoli con un sistema vulcanico complesso, in grado di mutare rapidamente i suoi equilibri.
La giornata odierna si apre dunque con un duplice segnale: la Terra resta imprevedibile nei suoi moti, e la vigilanza scientifica deve tradursi in prontezza istituzionale, senza sottovalutazioni né allarmismi.















