Dal grande schermo al palcoscenico. Il viaggio di San Francesco torna a parlare al pubblico di oggi. Ad Assisi, al teatro Lyrick, è andata in scena la prima nazionale della versione teatrale di Fratello Sole, Sorella Luna, il celebre film diretto nel 1972 da Franco Zeffirelli. Lo spettacolo inaugura idealmente le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del santo di Assisi, che cadrà nel 2026. In platea e tra le quinte si respira qualcosa di più di una semplice operazione teatrale: il tentativo di riportare sulla scena una storia che ha segnato il cinema e l’immaginario collettivo. La regia è di Piero Maccarinelli, che guida un cast giovane e intenso in un racconto dedicato agli anni in cui Francesco non è ancora il santo venerato nel mondo, ma un ragazzo inquieto che cerca il proprio posto nella vita.
Il film di Zeffirelli diventa teatro
Il progetto nasce dalla volontà di trasformare il film di Zeffirelli in un linguaggio teatrale capace di parlare al presente. La drammaturgia è firmata da Angela Demattè e prende le mosse dalla sceneggiatura originale scritta da Zeffirelli insieme a Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmuller. Non è una semplice trasposizione. È una riscrittura che prova a mantenere lo spirito del film e allo stesso tempo ad adattarlo alla scena. In teatro non ci sono le grandi distese umbre che il cinema poteva mostrare, ma la parola, il gesto, il ritmo degli attori. Il racconto conserva però la stessa anima: la scoperta del mondo da parte di un giovane Francesco, il suo sguardo nuovo sulla natura e sugli uomini, il lento distacco dalle ricchezze e dalle certezze della famiglia.
Il racconto degli anni giovanili di Francesco
Lo spettacolo si concentra sugli anni tra il 1202 e il 1209. Sono gli anni decisivi. Francesco parte per la guerra contro Perugia, torna cambiato, porta negli occhi l’orrore della violenza. Da lì nasce una domanda che non lo abbandonerà più. Non è ancora il santo delle immagini sacre. È un ragazzo che cerca una strada. Il regista Piero Maccarinelli ha scelto di raccontare proprio questo passaggio: la presa di coscienza verso il mondo e verso le persone più fragili. Poveri, lebbrosi, emarginati. La storia diventa così il racconto di una trasformazione interiore. Francesco scopre una forma nuova di libertà, che passa attraverso la semplicità e il rapporto diretto con la natura. Non un teologo, non un predicatore. Un giovane che prova a capire come vivere.
Un cast giovane per una storia senza tempo
A dare volto ai protagonisti sono Giulio Pranno nel ruolo di Francesco e Ksenia Borzak in quello di Chiara. Attorno a loro un gruppo di interpreti affiatati che accompagna il racconto con energia e delicatezza. In scena anche Massimo Wertmuller e Fabrizia Sacchi, insieme a Gabriele Cicirello, Antonio Iorio, Edoardo Raiola, Andrea Galasso ed Edoardo Sacchi. La scelta di un cast giovane non è casuale. La storia di Francesco nasce proprio dall’inquietudine di un ragazzo che si trova davanti al mondo e alle sue contraddizioni. Gli attori portano in scena questo slancio. Il pubblico ritrova così il Francesco più umano, lontano dalle immagini stereotipate, vicino invece alle fragilità e alle domande che appartengono a ogni generazione.
Scenografie tra pittura e fotografia
Il teatro non può ricostruire tutto quello che il cinema mostrava. Per questo la scenografia sceglie una strada diversa. I fondali creati da Francesco Sereni mescolano fotografia e pittura, suggerendo luoghi e atmosfere senza volerli imitare. Appaiono la casa di Francesco, la zona dei tintori, la campagna attraversata dopo la guerra. C’è la festa con gli amici e la chiesa di San Damiano. E poi lo spazio dorato immaginato per San Pietro, dove risuona la voce del Papa. Non è una ricostruzione storica. È un paesaggio evocato, capace di accompagnare l’azione degli attori e di lasciare spazio alla fantasia dello spettatore.
Il cantico delle creature e il messaggio di Chiara
Uno dei momenti più intensi dello spettacolo è l’inserimento del Cantico delle Creature. Non viene recitato solo da Francesco. Le parole passano anche attraverso Chiara e Bernardo, diventano una voce corale. È il cuore del pensiero francescano. Un inno alla vita, alla natura, alla fraternità tra gli esseri viventi. Nel finale Chiara prende la parola con un monologo che guarda direttamente al presente. Parla della fragilità del pianeta, delle guerre, delle crisi che attraversano il nostro tempo. Le sue parole collegano il Medioevo al mondo di oggi. Un richiamo semplice e diretto: custodire la terra e non distruggere ciò che ci è stato affidato.
Le musiche tra memoria e nuove composizioni
Le musiche sono un altro elemento fondamentale dello spettacolo. Tornano le celebri melodie di Riz Ortolani, che accompagnavano il film di Zeffirelli e che molti spettatori ricordano ancora. Accanto a queste, il compositore Alessandro Nidi ha creato nuovi arrangiamenti e brani originali. Il risultato è un tessuto sonoro che attraversa tutta la scena. A volte evoca la vita quotidiana nella casa di Francesco, altre volte il rumore della guerra o il silenzio della campagna umbra. Non c’è nostalgia. Piuttosto un dialogo tra passato e presente che restituisce alla storia una nuova forza emotiva.
Un progetto per gli ottocento anni di San Francesco
Lo spettacolo nasce all’interno delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, avvenuta tra il 3 e il 4 ottobre del 1226. Le iniziative sono iniziate nel gennaio del 2026 e coinvolgono istituzioni, scuole e musei in tutta Italia. Questa nuova versione teatrale rappresenta uno dei progetti culturali più significativi. È realizzata con il patrocinio del Comitato nazionale per il centenario e con la collaborazione di diverse realtà teatrali. Dopo le prime repliche ad Assisi, lo spettacolo partirà in tournée nell’autunno del 2026, portando sui palchi italiani la storia di un ragazzo che otto secoli fa scelse una strada diversa.
Il viaggio di Fratello Sole, Sorella Luna continua così. Dal cinema al teatro, da una generazione all’altra. Cambiano i linguaggi, cambiano gli spettatori, ma resta la stessa domanda che attraversa la storia di Francesco: come vivere nel mondo senza smettere di amarlo.















