Dopo Tornatore: il Festival del Cinema di Cefalù guarda già al prossimo grande evento

A una settimana dall’intenso incontro del 13 marzo a Cefalù con il maestro Giuseppe Tornatore, il Festival del Cinema di Cefalù prosegue il proprio cammino culturale e civile, già proiettato verso il prossimo appuntamento del Earth Day del 22 aprile. Ne parliamo con il Direttore Artistico, Giacomo Sapienza, giornalista, in un dialogo che unisce memoria cinematografica, responsabilità educativa e visione futura.

Una premessa, a distanza di una settimana, quale eredità lascia alla città di Cefalù l’incontro con il maestro Giuseppe Tornatore?
L’incontro con il maestro Tornatore non è stato soltanto un evento culturale di grande rilievo, ma un vero atto di restituzione alla comunità. Cefalù si è riconosciuta in una narrazione che le appartiene profondamente: quella di una Sicilia che custodisce memoria e, al contempo, genera futuro. Tornatore ha saputo parlare non solo da regista, ma da testimone di un immaginario collettivo che continua a educare lo sguardo.

Perché ha ritenuto importante coinvolgere in modo diretto gli studenti in questo appuntamento?
La scelta nasce da una convinzione profonda: il cinema, quando è autentico, è sempre pedagogia. Nel percorso artistico di Tornatore, la scuola non è mai un semplice sfondo, ma un crocevia simbolico in cui si intrecciano memoria, desiderio e riscatto sociale. Pensiamo a Nuovo Cinema Paradiso, dove il giovane Totò cresce tra l’aula scolastica e quella “scuola parallela” del cinema, o a Baarìa, in cui l’istruzione diventa strumento di emancipazione e coscienza civile per Peppino. Offrire agli studenti un confronto diretto con questa visione significa accompagnarli in un percorso di scoperta di sé e del proprio ruolo nella società.

In che modo il Festival intende proseguire questa dimensione educativa?
Il Festival vuole essere sempre più un laboratorio permanente, capace di coniugare cultura, formazione e responsabilità sociale. Non ci limitiamo a proiettare film: creiamo occasioni di dialogo, incontri con autori, percorsi tematici che coinvolgono scuole e università. L’educazione allo sguardo è oggi una priorità, in un tempo in cui l’immagine rischia di essere consumata più che compresa.

Il prossimo appuntamento sarà l’Earth Day del 22 aprile: quale sarà il filo conduttore di questa edizione?
L’Earth Day rappresenta per noi un momento identitario. Anche quest’anno sarà un evento a impatto zero, realizzato con il patrocinio di Earth Day Italia e della rete internazionale Earth Day Network.

Quando parliamo di “impatto zero”, intendiamo una scelta concreta e coerente: tutte le attività si svolgeranno interamente online, evitando spostamenti, viaggi in auto o in aereo e riducendo drasticamente le emissioni. Anche sotto il profilo organizzativo, adotteremo criteri rigorosi di contenimento energetico, limitando al minimo i consumi elettrici necessari allo svolgimento degli eventi. Il filo conduttore sarà dunque il rapporto tra cinema, responsabilità ambientale e sostenibilità reale, non solo dichiarata.

Possiamo anticipare qualche elemento del programma?
Ci saranno momenti di grande rilievo istituzionale, con la presenza di enti e rappresentanti impegnati nella tutela e protezione dell’ambiente, sulla scia delle prestigiose collaborazioni già avviate negli anni precedenti con il Comando Generale di Roma della Guardia Costiera e con il Nucleo Ambientale di Roma della Guardia di Finanza.

Avremo inoltre l’onore di ospitare un regista di fama internazionale, il cui nome preferiamo non svelare per ora. Posso però assicurare che sarà un’occasione di alto profilo culturale e umano, in linea con la vocazione del Festival.

Quanto è importante, oggi, legare un festival cinematografico a tematiche ambientali?
È essenziale. Il cinema ha una responsabilità etica oltre che estetica. Raccontare il mondo significa anche prendersene cura. In questo senso, il Festival di Cefalù intende essere una piattaforma che promuove non solo la bellezza, ma anche la consapevolezza. L’arte non può sottrarsi alle grandi questioni del nostro tempo.

Nel cinema di Giuseppe Tornatore, i luoghi non sono mai semplici scenografie, ma veri custodi di memoria e identità: in che modo questa visione può dialogare oggi con la necessità di una rinnovata coscienza ambientale, anche alla luce del prossimo Earth Day?

La poetica di Tornatore ci insegna che ogni luogo è, prima di tutto, un deposito di memoria viva. I suoi paesaggi – reali o interiori – non sono mai neutri: sono attraversati da storie, affetti, stratificazioni culturali che li rendono parte integrante dell’identità umana. In questo senso, il suo cinema offre una chiave preziosa per rileggere il rapporto con l’ambiente: non più spazio da abitare o, peggio, da sfruttare, ma realtà da custodire, perché intimamente legata alla nostra stessa storia.

Oggi, alla luce delle sfide ambientali, questa visione diventa profondamente attuale. Educare allo sguardo, come fa il cinema di Tornatore, significa anche educare al rispetto: se riconosciamo nei luoghi una dimensione affettiva e simbolica, saremo più inclini a proteggerli. È proprio questo il messaggio che intendiamo rilanciare in occasione dell’Earth Day: una conversione dello sguardo che diventi anche responsabilità concreta, personale e collettiva.

Qual è, infine, la visione che guida il Festival nel medio e lungo periodo?
La nostra visione è quella di un Festival che sia sempre più radicato nel territorio e, al tempo stesso, aperto al mondo. Vogliamo costruire un ponte tra le nuove generazioni e i grandi maestri del cinema, tra tradizione e innovazione, tra cultura e impegno civile. In fondo, come suggerisce lo stesso Tornatore, ogni autentico percorso formativo nasce dall’intreccio fra memoria e futuro: ed è proprio in questo spazio, fragile e fecondo, che desideriamo continuare a operare.