Quattro secoli di memoria sotterranea, oggi studiata e custodita dalla scienza
Non tutti i cimiteri diventano simboli per le loro dimensioni o per la città che li ospita. Alcuni lo diventano perché trasformano il rapporto con la morte in memoria condivisa. In Sicilia, sotto un convento di Palermo, si conserva quella che è considerata la più grande raccolta di mummie d’Europa: un luogo che racconta come un’intera società ha scelto di ricordare i propri defunti.
Una memoria sotterranea nel cuore di Palermo
Quando si pensa alle mummie, la mente corre all’antico Egitto. Eppure quella che gli studiosi indicano come la più grande collezione di mummie d’Europa si trova sotto il Convento dei Cappuccini di Palermo, accanto alla Chiesa di Santa Maria della Pace. Lungo gallerie scavate nel tufo, per un’estensione di circa 300 metri quadrati, sono conservati oltre milleduecento corpi mummificati, a cui si aggiungono diverse centinaia di casse e urne: in tutto quasi duemila salme, disposte lungo i corridoi del cimitero sotterraneo.
Come nacque il cimitero delle mummie
Le origini risalgono alla fine del Cinquecento. Nel 1597 i frati, non avendo più spazio nella fossa comune in cui seppellivano i confratelli, decisero di scavare un nuovo cimitero sotterraneo dietro l’altare maggiore; due anni dopo, nel 1599, l’ambiente era pronto. Nel trasferire le salme dei religiosi si accorsero che quarantacinque corpi erano rimasti praticamente intatti, mummificati in modo naturale. Interpretarono il fatto come un segno di benevolenza divina e, anziché seppellirli, li esposero in nicchie lungo il primo corridoio. Fu così che nacquero le Catacombe. A partire dal 1783 i Cappuccini concessero la sepoltura anche ai laici che potessero permettersi i costi della pratica, e per oltre due secoli notabili e personaggi illustri affidarono loro i propri cari.
Il «vezzo» che le rese uniche: la mummificazione naturale e la “Bella Addormentata”
Il procedimento sfruttava le particolari condizioni ambientali: i corpi venivano essiccati in apposite camere di scolo, poi lavati con aceto, rivestiti dei propri abiti e collocati nelle nicchie. Il cimitero è organizzato per categorie, in corridoi distinti dedicati agli uomini, alle donne, ai sacerdoti, ai frati e ai cosiddetti “professori” — medici, avvocati, pittori, ufficiali — oltre a una sezione riservata ai bambini. Il cimitero fu chiuso nel 1880; solo in via eccezionale furono accolte ancora due salme: quella del viceconsole statunitense Giovanni Paterniti, nel 1911, e quella della piccola Rosalia Lombardo, nel 1920. Morta a soli due anni, Rosalia fu imbalsamata dal palermitano Alfredo Salafia grazie a una formula rimasta a lungo segreta: il suo corpo è conservato così bene da essere conosciuto in tutto il mondo come “la Bella Addormentata di Palermo”.
La Sicilia e il suo rapporto con i defunti
Le Catacombe sono la massima espressione di una tradizione antica e radicata in Sicilia, e più in generale nel Mezzogiorno preunitario. Per le famiglie, conservare il corpo non significava soltanto sfidare il tempo: significava poter continuare a “fare visita” al proprio caro, a vederlo e a parlargli, mantenendo vivo il legame tra i vivi e i morti. È lo stesso sentimento affettuoso che ancora oggi sopravvive nella Festa dei Morti, nella notte tra l’uno e il due novembre, quando la tradizione vuole che i defunti portino dolci e doni ai bambini: una ricorrenza vissuta non con paura, ma come una festa.
La bellezza alla prova del futuro
Ciò che oggi mantiene vivo questo luogo non è soltanto la sua suggestione, ma la scienza che lo studia e lo custodisce. Dal 2007 l’antropologo Dario Piombino-Mascali, conservatore scientifico delle Catacombe, dirige il “Progetto Mummie Siciliane”, un’indagine che attraverso radiografie e TAC studia i corpi conservati in tutta l’isola; a lui si deve anche la riscoperta, nel 2007, della formula con cui Salafia imbalsamò Rosalia. Tra il 2021 e il 2022 un’équipe dell’Università inglese di Staffordshire ha studiato decine di mummie di bambini per ricostruire la vita nella Sicilia dell’Ottocento, mentre sono in corso progetti di conservazione e restauro. Come ha osservato Piombino-Mascali, in Sicilia la morte è sempre stata parte della vita.
Per molti, il vero valore delle Catacombe dei Cappuccini non sta nella loro atmosfera, ma nell’essere una straordinaria testimonianza di come un’intera società abbia voluto ricordare i propri morti. Un archivio di volti, abiti e storie — e oggi anche di dati scientifici — da custodire con rispetto, corpo dopo corpo.















