A Cefalù è nato un patto per dare un futuro alle isole del Mediterraneo. Sabato 20 giugno 2026, all’Hotel CostaVerde, si è svolto il convegno “Il Patto per le Isole. Quale strategia dell’Unione Europea per il Mediterraneo?”. Al termine dei lavori è stato firmato un documento importante: un manifesto contro la desertificazione sociale e la fuga dei giovani, pensato per favorire la “ripresa demografica e lo sviluppo endogeno delle isole mediterranee”.
La firma del documento segna l’inizio di un percorso comune. Non si tratta di un’iniziativa isolata, ma dell’avvio di una vasta alleanza territoriale che mette insieme realtà diverse: istituzioni civili e religiose, forze economiche e sociali, organizzazioni sindacali, scuole, università e semplici cittadini. Un fronte ampio, unito da un obiettivo condiviso.
Un problema che non è solo di numeri
Al centro del dibattito c’è una consapevolezza precisa: la questione demografica non è soltanto un problema di numeri. È soprattutto una questione di qualità della vita, di opportunità e di prospettive per il futuro. Le isole si svuotano non perché manchino le persone, ma perché spesso mancano le condizioni per restare.
«Questo Patto – si legge nel documento – chiama a raccolta tutte le energie vive, visibili o ancora silenziose, che rifiutano di rassegnarsi allo spopolamento delle nostre terre insulari». Una frase che riassume bene lo spirito dell’iniziativa: unire chi non vuole arrendersi.
Durante il confronto sono stati affrontati molti dei problemi che oggi pesano sulle isole: la desertificazione, il calo della popolazione, le carenze nelle infrastrutture e le difficoltà nei collegamenti. Tutti temi che, come sottolinea il manifesto, stanno “svuotando le nostre isole”.
L’obiettivo: rendere il restare una scelta libera
I firmatari sono chiari su un punto: la desertificazione sociale ed economica non deve essere accettata come un destino inevitabile. Per cambiare strada, dicono, serve prima di tutto “rifiutare la rassegnazione”.
Le strade indicate nel documento sono diverse: rigenerare il tessuto sociale sostenendo giovani e famiglie, rafforzare le reti tra istituzioni e cittadini e creare le condizioni perché partire sia una scelta libera e non una necessità. «Non accettiamo che tanti nostri giovani siano costretti all’emigrazione», si legge nel manifesto, «né che la progressiva chiusura di scuole, presìdi sanitari, reti di trasporto e servizi essenziali trasformi le nostre terre in periferie abbandonate a se stesse».
Il riferimento non è solo alla Sicilia. Il documento guarda all’intero Mediterraneo: dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Corsica fino alle isole del Mediterraneo orientale. L’idea è costruire “ponti di mobilità circolare e qualificata”, valorizzando le persone e i loro talenti invece di lasciarli partire senza ritorno. Un percorso fondato sulla “dignità inalienabile della persona umana” e sul principio della “sussidiarietà partecipativa”.
Un appello a tutti
Il manifesto si chiude con un appello rivolto a “tutte le donne e gli uomini di buona volontà”: “che i nostri figli possano avere la libertà di restare”. E con un invito a tutte le popolazioni che si affacciano sul Mediterraneo a percorrere insieme questo cammino.
Perché il futuro delle isole, è il messaggio che arriva da Cefalù, passa dalla capacità di fare rete, creare opportunità e costruire insieme un Mediterraneo più unito, inclusivo e prospero.















