Malori in classe per il caldo: perché la Sima propone di riaprire le scuole dopo l’equinozio d’autunno

La riapertura delle scuole coincide quest’anno con l’arrivo della sesta ondata di caldo estremo della stagione. È l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che ha diffuso una nota per sostenere le richieste, arrivate da più parti, di posticipare l’avvio dell’anno scolastico nelle regioni del Sud Italia.

I malori dello scorso settembre

Il punto di partenza è quanto accaduto un anno fa. Secondo Alessandro Miani, presidente della Sima, nel settembre 2025 si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti, soprattutto nel Meridione, per tutto il mese. La causa è stata individuata nel caldo eccessivo all’interno delle classi, aggravato da strutture scolastiche che non sono in grado di garantire una temperatura adeguata.

«Le aule italiane sono generalmente affollate, surriscaldate e scarsamente ventilate», spiega Miani. A questo si aggiunge un altro fattore: in ambienti chiusi con molte persone aumentano le concentrazioni di anidride carbonica. Quando la CO2 supera le 1.500 parti per milione, avverte la Sima, possono insorgere diversi problemi per chi vi trascorre molte ore.

Solo l’11% delle scuole è climatizzato

I numeri illustrati dalla società scientifica mostrano un patrimonio edilizio inadeguato alle nuove condizioni climatiche. Oggi soltanto l’11% degli istituti scolastici italiani è dotato di sistemi di climatizzazione. E anche in questi casi, precisa la Sima, gli impianti sono riservati agli uffici amministrativi. Le aule, dove studenti e insegnanti passano la maggior parte della giornata, possono contare al massimo su ventilatori, considerati «del tutto inadatti» a garantire una temperatura interna accettabile.

«I cambiamenti climatici registrati nel nostro Paese impongono modifiche nel settore della scuola volte a tutelare la salute di studenti e personale scolastico», si legge nella nota.

Il fenomeno delle ondate di calore, sempre più frequenti, non riguarda più soltanto i mesi estivi. La Sima segnala la possibilità che le temperature si mantengano fino a 36 gradi anche nel mese di ottobre. Un dato che, secondo Miani, «non può essere trascurato o peggio ignorato» da chi organizza il calendario scolastico.

La proposta: aprire dopo l’equinozio

Da qui la proposta concreta. «Bisogna fare i conti con la realtà e ragionare sulla possibilità di lasciare chiuse le scuole al Sud Italia fino all’equinozio di autunno», afferma il presidente della Sima. L’equinozio cade tra il 21 e il 23 settembre: rinviare la campanella a quella data significherebbe evitare le settimane statisticamente più calde di inizio mese.

L’obiettivo dichiarato è tutelare il benessere psico-fisico degli alunni, spostando l’attenzione su due aspetti finora poco considerati: il microclima delle aule e la qualità dell’aria indoor.

Un vantaggio anche per il turismo

Nella nota la Sima indica anche una ricaduta economica. Differenziare l’avvio dell’anno scolastico tra le diverse aree del Paese, conclude Miani, «consentirebbe di sostenere l’economia del turismo di fine stagione al Sud», prolungando di fatto il periodo utile per le vacanze delle famiglie.

La questione tocca da vicino il territorio cefaludese e madonita, dove il rientro in classe è fissato nei prossimi giorni e dove settembre è da anni un mese ancora pienamente estivo, con temperature elevate sia sulla costa sia nei centri interni. Molti plessi scolastici della zona sono ospitati in edifici datati, privi di impianti di raffrescamento nelle aule. A questo si aggiunge il peso del turismo di fine stagione, che a Cefalù e nei borghi delle Madonie rappresenta una voce importante dell’economia locale. La proposta della Sima apre così un dibattito che riguarda famiglie, dirigenti scolastici e amministratori del comprensorio.

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