Gennaio 1916: entravano in azione i treni armati della Regia Marina

L’11 gennaio del 1916 per la prima volta nella storia, entravano in azione lungo la costa adriatica, i treni armati della Regia Marina. I convogli, dodici in tutto, e suddivisivi in tre tipologie, ebbero il compito di difendere il litorale adriatico dalle incursioni aero-navali, austro-ungariche. I convogli del tipo Poz, ossia, carri pianali con sponde, furono armati di artiglierie antinave e antiaeree con pezzi di vario calibro: 76, 120 e 152 mm. I treni armati, il cui equipaggio era formato principalmente da marinai, posti alle dirette dipendenze del Comando dei treni armati di Ancona, si rilevarono molto efficaci a contrastare gli attacchi nemici nel lunghissimo tratto di costa. In realtà, i convogli, tenuti sempre in allerta, una volta ricevuto l’ordine di muoversi, raggiungevano in poco tempo, la zona da difendere. A cento anni esatti dal loro esordio bellico, abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (1) di parlarci di questi convogli armati, allestiti dalla Direzione Artiglieria e Armamenti di La Spezia.

 

«Essendo la costa adriatica, per lunghi tratti bassa, le uniche basi della Regia Marina, erano Venezia e Brindisi, fra questi due, vi erano solo approdi per il naviglio minore. Allo scoppio delle ostilità nonostante fin dal dicembre del 1914, la città di Ancona era stata dichiarata indifesa. Tale dichiarazione era stata comunicata per via diplomatica all’Austria. Già nella notte del 24 maggio 1915, la marina astro-ungarica, operò una serie di azioni contro obiettivi costieri italiani, bombardando Ancona e altre località della costa adriatica, soprattutto la rete ferroviaria. Tra giugno e agosto del 1915, furono sottoposte a bombardamento navale le città di: Pesaro, Rimini, Monopoli, Ortona, Pedaso, Fano e Bari. Lo Stato Maggiore, si trovò così con circa 750 Km. di coste basse e non fortificate, dove le navi nemiche, potevano colpire in qualsiasi momento.

Fortificare tutta la costa era impossibile, data anche la mancanza di pezzi di artiglieria del Regio Esercito, tutti necessari sul fronte terrestre.  Organizzare una costante opera di pattugliamento navale, avrebbe richiesto un numero di unità enormi, che comunque si sarebbero presto logorate, con un costo di costruzione e manutenzione impensabile. Poiché la ferrovia adriatica, come adesso, corre parallela alla costa, praticamente sul mare per quasi tutto il suo percorso, la scelta cadde sui treni armati di artiglieria, che avrebbero potuto raggiungere rapidamente il luogo dell’attacco. L’idea fu concepita dall’ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Capo di Stato Maggiore della Marina, che nel luglio del 1915 prese accordi con il Ministero dei Lavori Pubblici per l’uso della linea e del materiale rotabile. I treni armati furono allestiti su materiale rotabile fornito dalle FF.SS. presso l’arsenale di La Spezia, su normali pianali ferroviari, furono montati cannoni da 76 mm. o 120 mm.

Carro con pezzo da 152, e carro Santa Barbara. Da notare le riservette dei colpi di pronto impiego realizzate nelle sponde del carro ed i vitoni laterali per stabilizzare e scaricare il rinculo sulla massicciata. Fonte USMM, per gentile concessione di Virginio Trucco.

Furono applicate delle mensole, con piedi a vite al fine di bloccare i carri al suolo e scaricare su di esso la forza del rinculo dei pezzi; alcuni pianali furono rinforzati per ospitare cannoni da 152 mm. La composizione dei treni armati prevedeva 4 cannoni da 120 o 152 mm., più 2 da 76 mm. per il tiro contraereo. Per ogni treno, vi era poi un treno logistico, per l’alloggio dei marinai e le riparazioni. In totale, dal settembre 1915 al settembre 1916 furono approntati 10 treni, 1 armato con pezzi da 76/30, 4 con pezzi da 120/40 e 5 con cannoni da 152/45. I treni furono indicati con la sigla TA seguito da un numero da 1 a 10. A ogni treno, fu assegnato un tratto di costa di lunghezza fra i 60 e gli 80 Km. In questa tratta, veniva individuata una stazione, dotata di opportuni binari di ricovero, dove i due treni stazionavano di notte.

Poco prima dell’alba, tutto il traffico ferroviario, veniva interrotto, e, il treno armato, si portava in una stazione atta a incroci/precedenze, sita a circa metà della tratta assegnata, detta stazione di appostamento; questo perché l’alba era l’ora migliore per le incursioni: il sole basso sull’orizzonte, rendeva difficoltoso l’avvistamento e la direzione del tiro. In specifiche località e particolarmente esposte, furono approntati, dei terrapieni, al fine di fornire un qualche riparo al treno. In caso d’allarme, erano state date opportune disposizioni ai dirigenti movimento. Tutto il traffico doveva essere interrotto.

Tutti i treni dovevano essere ricoverati (la maggior parte della linea era a binario unico) in modo da lasciare libero transito al treno armato; che vista la velocità di circa 60Km/h, in mezz’ora circa, potevano raggiungere gli estremi della tratta assegnata, dal momento della fermata del treno, questo veniva messo in posizione di fuoco in 30/40 secondi. Ogni treno era comandato da un Tenente di Vascello, specializzato in artiglieria e tiro, con una forza di 60/90 uomini fra sottufficiali e comuni, e personale del genio ferrovieri adibito alla conduzione del convoglio, macchinisti, aiuto macchinisti, capotreno e frenatori.

Composizione dei treni

 Prima di descrivere la composizione dei treni, per una migliore comprensione della stessa, esporrò alcune notizie sui cannoni e i carri utilizzati. Il calibro del cannone, è il diametro interno della canna, viene espresso in mm, ed è il primo numero identificativo di un cannone. Il secondo numero indica quante volte il calibro sta nella lunghezza della canna. Un cannone da 152/40, ha un diametro interno di 152 mm, mentre la canna e lunga 6080 mm, la lunghezza della canna è direttamente correlata alla gittata, in quanto maggiore è la lunghezza, maggiore è il tempo in cui il proiettile è sottoposto alla spinta della carica.

Materiale rotabile

Carro Po, carro pianale a due assi, carro Poz, carro a pianale a carrelli, carro F carro coperto a due assi per derrate, carro FI carro coperto a due assi, carro FF carro coperto a due assi a passo allungato, carrozza ABz carrozza passeggeri a carrelli, bagagliaio DPz bagagliaio a carrelli.

In tutto il conflitto furono attivati 12 treni armati, divisi in tre tipologie, così composti:

Treno “1° Tipo” 6 convogli:

1 locomotiva gruppo 290 o 875 in testa, 1 carro Po modificato utilizzato come carro comando e D.T. (direzione del tiro), 1 carro Poz con due pezzi da 76/40 contraerei, 1 carro F utilizzato come santabarbara, 4 carri Poz con un pezzo da 152/40 e 64 colpi di pronto impiego, 1 carro F utilizzato come santabarbara, 1 locomotiva gruppo 290 o 875 in coda.

Treno “2° Tipo” 5 convogli:

1 locomotiva gruppo 290 o 875 in testa, 1 carro Po modificato utilizzato come carro comando e D.T., 2 carri Poz con due pezzi da 120/40, 2 carri Poz con due pezzi da 76/40 antiaerei o due mitragliatrici antiaeree, 1 locomotiva gruppo 290 o 875 in coda.

Treno “3° Tipo” 1 convoglio:

1 locomotiva gruppo 290 o 875 in testa, 1 carro Po modificato utilizzato come carro comando e D.T., 4 carri Poz con due pezzi 76/30 e 2 mitragliatrici antiaeree, 1 carro FF utilizzato come officina, 2 carri F utilizzati come santabarbara, 1 locomotiva gruppo 290 o 875 in coda. A ognuno di questi treni era assegnato un treno logistico così composto: 1 locomotiva gruppo 290 o 875 in testa, 1 carro serie FI utilizzato come cucina e cambusa, 2 carri FF utilizzati deposito materiali, officina e alloggio personale, 1 carrozza Abz  1910 utilizzata come alloggio ufficiali e sottoufficiali, 1 bagagliaio DPz utilizzato come alloggio marinai, 2 carri F utilizzati come deposito munizioni.

Dislocazione dei treni armati

I treni armati furono assegnati alle varie tratte in base al calibro delle armi in dotazione, in base alla minaccia e alla distanza della ferrovia dal mare. Alla tratta Cervia-Ancona, dove più numerose furono le incursioni eseguite dalle unità maggiori e quindi più protette, furono destinati due treni da 152/40 con sedi a Rimini TA1 e Senigallia TA3. Ad Ancona furono dislocati due treni, uno da 120/40 TA4 e uno da 76/30 TA8 a uso contraereo.

 Nella tratta Porto Recanati-Ripalta, furono assegnati tre treni, uno da 120/40 TA2 con sede a San Benedetto del Tronto, un secondo da 120/40 a Castellammare Adriatico TA5, uno da 152/40 con sede a Vasto TA6, nella tratta Barletta-Monopoli fu dislocato invece un treno armato con pezzi da 120/40 TA7 con sede a Bari, nella tratta Barletta-Mola di Bari, furono assegnati due treni da 152/45, con sede a Barletta, TA10 e Bari TA9, la seguente dislocazione fu ultimata nel settembre 1916. Alla fine del 1917, con l’installazione di batterie fisse ad Ancona, i treni dislocati in questa località furono soppressi e messi a disposizione del Regio Esercito (III^ Armata) per integrare il proprio parco di artiglierie.

Treno con armato con pezzi da 120 in azione In primo piano si notano i due pezzi da 76 a doppio uso anti nave e antiaereo. Fonte USMM, per gentile concessione di Virginio Trucco.

Agli inizi del 1918 fu decisa la costruzione di altri quattro treni due con cannoni da 152/40 e due con cannoni da 120/45. Nel marzo del 1918, a causa della scarsità di materiale rotabile, fortemente usurato dall’utilizzo per il rifornimento al fronte terrestre, si decise di non costruire i due treni da 152/40. Il rinforzo delle difese fisse di Bari, portò alla soppressione dei treni 9 e 10, che furono sostituiti con un treno armato con i pezzi da 76 recuperati dai treni soppressi.

 Attività belliche dei treni armati:

11 gennaio 1916: Il TA1 intervenne con i pezzi da 76 contro idrovolanti che attaccarono Rimini, uno dei veicoli fu colpito e costretto all’ammaraggio.

 17 gennaio 1916: Il TA3 respinse un attacco aereo su Ancona abbattendo un velivolo nemico.

 3  febbraio 1916: Il TA4 costrinse un incrociatore, tre cacciatorpediniere e due torpediniere nemiche a interrompere l’attacco contro le stazioni ferroviarie di Ortona e San Vito Lanciano.

 15  febbraio 1916: Il TA1 costrinse una squadriglia di 4 idrovolanti a sospendere l’attacco contro Rimini.

 3 aprile 1916: Il TA8 intervenne contro velivoli nemici che attaccarono Ancona e lo stesso treno, due aerei furono abbattuti e 3 danneggiati, mentre il treno armato riportò 5 feriti.

 23 giugno 1916: Il TA2 respinse l’attacco di due cacciatorpediniere contro la ferrovia vicino a Grottamare.

 27 luglio 1916: Il TA7 intervenne con i pezzi antiaerei contro velivoli nemici che bombardavano Bari, Molfetta e Otranto.

 5  novembre 1916: L’intervento del TA5, che colpì due unità nemiche, interruppe l’attacco di tre cacciatorpediniere contro la città di Sant’Elpidio a Mare.

 16 novembre 1916: Il TA3 venne dislocato a Marotta per le operazioni di soccorso al monitore Faà di Bruno incagliatosi in prossimità della riva.

 2 novembre 1917: Il TA6 intervenne per proteggere Rimini durante l’attacco a Porto Corsini.

 28 novembre 1917: Durante l’attacco simultaneo di numerose unità austriache alle coste romagnole e marchigiane, intervennero il TA3 e il TA1 che danneggiarono un cacciatorpediniere classe Tatra e costrinsero le altre unità ad allontanarsi.

 

(1) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Fonte consultata da Virginio Trucco: Bollettino d’archivio USMM  dicembre 2008 “Difesa costiera e treni armati” G. Manzari. Supplemento rivista marittima novembre 2002 “I treni armati” F. Fattuta. Treni armati – treni ospedale 1915-1945” E. Albertelli editore 1983. Foto: un treno da 120 in posizione di combattimento, collezione Virginio Trucco (Ufficio Storico della Marina Militare).

Foto di copertina: Treno armato con cannoni da 120 in posizione di fuoco lungo la ferrovia adriatica. Fonte USMM, per gentile concessione di Virginio Trucco.

Giuseppe Longo
giuseppelongoredazione@gmail.com
@longoredazione