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Non ci sono i soldi! E’ l’alibi di chi non sa dare risposte ai cittadini

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo una riflessione a firma di Edoardo Croci, candidato sindaco di Cefalù nelle ultime elezioni comunali del 2012.

“Non ci sono i soldi.” E’ la risposta che molti Sindaci danno per respingere idee e proposte di miglioramento urbano e per giustificare l’impossibilità di realizzare promesse e programmi. Da un decennio, con sempre maggiore insistenza, è il modo in cui l’amministrazione comunale a Cefalù inibisce ogni nuova iniziativa sociale o imprenditoriale e dismette quelle pregresse (davvero clamorosa la perdita dello Sherbet festival). Eppure l’affermazione “Non ci sono i soldi” è quasi sempre non veritiera , l’alibi che cela l’incapacità di realizzare opere e servizi a beneficio dei cittadini.

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Certo, i tradizionali meccanismi di finanziamento basati sui trasferimenti dallo Stato e dalla Regione si sono inceppati per la crisi della finanza pubblica, ma non mancano i governi locali che hanno saputo reperire risorse, ricorrendo a strumenti innovativi, per indirizzare positive trasformazioni del territorio e aumentarne vivibilità ed attrattività, migliorando le condizioni dell’ambiente e della vita in una vera e propria logica di sviluppo sostenibile. E’ facile fare l’esempio di Milano, dove con l’EXPO sono stati costruiti nuovi avveneristici quartieri, come Porta Nuova e City Life, due nuove linee metropolitane e servizi di mobilità innovativi che l’hanno decretata capitale mondiale del bike e car sharing. Ma non mancano esempi di Comuni più piccoli, anche in Sicilia, ad esempio nel ragusano e siracusano, a partire dalla riqualificazione dell’isola di Ortigia.

I modelli seguiti cambiano a seconda delle località e delle iniziative sviluppate, proprio perché oggi bisogna ricorrere ad un menu di opzioni di finanziamento, che richiede una notevole competenza tecnica di amministratori e funzionari pubblici. Quella che segue è una breve rassegna, esemplificativa e non esaustiva, delle possibilità.

Iniziamo dagli oneri di urbanizzazione e dalle compensazioni ambientali che, per edificazioni di una certa dimensione, possono risultare assai significativi. I Comuni più virtuosi convertono, almeno in parte, gli oneri e richiedono compensazioni in forma non monetaria, chiedendo alle imprese sviluppatrici di realizzare opere pubbliche (aree verdi, strade, parcheggi, ecc.). A Cefalù l’occasione si è persa con il nuovo Club Med, a cui si sarebbe potuto chiedere la riqualificazione del lungomare, la costruzione di un parcheggio pubblico a Santa Lucia, l’apertura di una strada di collegamento da Santa Lucia al lungomare.

Passiamo al project financing che in sostanza prevede la realizzazione di opere pubbliche da parte di soggetti privati a fronte della possibilità di gestire le opere per un certo tempo, ad esempio riscotendo le tariffe dopo aver costruito un parcheggio o incassando il biglietto per l’uso di una teleferica (per riprendere una buona idea della scorsa campagna elettorale).

C’è poi l’affidamento di servizi in concessione onerosa, in cui il Comune affida un servizio pubblico remunerativo ad uno o più operatori a fronte di un canone, con cui si potrebbe ad esempio finanziare un servizio di noleggio (con e senza autista) di mezzi elettrici sul lungomare (un modo anche per regolamentare i kart elettrici che oggi svolgono di fatto un servizio di taxi abusivo).

Questi meccanismi sono, o dovrebbero essere, noti a chi gestisce la cosa pubblica. C’è poi una nuova generazione di strumenti più sofisticati che offrono le recenti riforme legislative, come il nuovo codice degli appalti, che prevede di considerare il costo o il beneficio degli impatti ambientali nell’aggiudicazione delle opere pubbliche, o il pagamento dei servizi ecosistemici, introdotto con il collegato ambientale all’ultima legge di stabilità, che prevede la possibilità di riscuotere delle tariffe da parte delle amministrazioni pubbliche per l’uso di risorse naturali che offrono benefici ad operatori privati, risorse che per fortuna a Cefalù non mancano. Davvero i soldi non ci sono?

Edoardo Croci