Al Cff un corto senza dialoghi. A comunicare è la danza dei nostri giorni

Alla terza edizione del Cefalù film festival partecipa con un corto che è completamente senza dialoghi e l’unica forma di comunicazione è la danza contemporanea. Per Giacomo Becherini, un toscano arcigno legato alla natura del suo territorio tra mare e monti sulla costa livornese, il cortometraggio è lo strumento ideale per raccontare. Lo abbiamo intervistato.

Chi è Giacomo Becherini e come nasce la passione per il cinema e per il cortometraggio in particolare?
Sono un osservatore curioso da sempre. Da bambino se un film mi piaceva potevo guardarlo decine di volte, lo faccio tutt’ora… Prima ho studiato e approfondito la storia del cinema, poi è nato l’amore per il cinema altro, sperimentato, indipendente. Da li la spinta a raccontare per immagini, spiando la realtà e tutto quello che mi circondava. Sono anche un toscano arcigno legato alla natura del suo territorio tra mare e monti sulla costa livornese. Il cortometraggio si plasma bene ad ogni esigenza, è lo strumento ideale per raccontare.

Qual è il lavoro che presenti alla terza edizione del Cefalù film festival?
Il cortometraggio si chiama Interferenze. Ha avuto un processo inusuale per me, è stata una commissione da parte di una persona che voleva raccontare un ricordo, un sogno. Ciò che mi ha colpito è stata l’idea di potersi sentire liberi nel raccontare questa visione e di poterlo fare in modo differente dal solito, il corto è completamente senza dialoghi e l’unica forma di comunicazione è la danza contemporanea.

Hai un particolare progetto al quale sei particolarmente legato?
Si chiama Aspro ed è un cortometraggio alle fase finali di lavorazione. Ciò che mi lega a questo progetto è la fatica e le mille difficoltà che ho incontrato per realizzarlo durante la pre produzione e durante la lavorazione, ma per la prima volta non ho voluto indietreggiare, cercando di arrivare a raccontare esattamente ciò che volevo e come volevo, coinvolgendo le persone giuste.

Giri il mondo. C’è un paese al quale sei maggiormente legato e perchè?
Mi piace viaggiare, per un periodo non ho potuto farlo e questo mi ha chiuso molto la mente. Credo di sentirmi legato a quei paesi e a quei luoghi cullturalmente molto lontani da noi, che al momento in cui ti ci ritrovi ti fanno sentire spaesato, confuso. Ecco quella è la sensazione giusta per svuotarsi e fare il pieno di energia e nuove sensazioni. Ho amato la Birmania tantissimo.

Cosa pensi della situazione del cinema indipendente?
È presente e anche di qualità per i tipi di produzioni che vediamo, se per indipendente intendiamo quel cinema che cerca di raccontare in maniera diversa non strettamento legata al budget, ma per scelta. L’Italia purtroppo non è paese che ascolta molto questa voce, intendo sia da parte del pubblico che da parte di chi crea, ma ci sono realtà che portano avanti questo cinema come ad esempio i festival di cortometraggi.

Quali difficoltà si incontrano per emergere nel mondo della cinematografia?
La difficoltà è sempre più o meno legata la budget. È difficilissimo trovare anche un piccolissimo budget, è la fatica più grande in una produzione e va a pesare sulla qualità del prodotto. Così come sono molto scarsi i bandi per produrre opere indipendenti. Bisogna però rimanere concentrati, perchè la differenza poi la fa la tenacia, il talento e il modo in cui lo si usa.

Che messaggio senti di lanciare agli organizzatori del Cefalù film festival?
Agli organizzatori indubbiamento devo dire grazie, per la sensibilità rivolta al cortometraggio e ai suoi autori in generale. Manifestazioni di questo genere fanno scoprire i diversi modi di raccontare che esistono fuori dai soliti schemi.