Ritrovato il disegno preparatorio del logo dell’antica “Società del Carnevale” in Termini Imerese

E’ stato rinvenuto a Palermo, nella casa degli eredi del prof. Giuseppe Patiri, il bozzetto del logo dell’originaria “Società del Carnevale” di Termini Imerese. L’elegante rappresentazione grafica, fu ideata e realizzata dallo stesso Patiri per l’antico sodalizio sorto nella cittadina nel lontano 1876, che rappresentò la primigenia associazione per la promozione e l’organizzazione del Carnevale.

Il Patiri, valente storico ed etnologo, oltre ad essere stato il referente ufficiale a Termini Imerese dell’antropologo Giuseppe Pitrè, fu anche il promotore dell’antico Carnevale di Termini Imerese, che ricordiamo è l’erede diretto dell’originaria manifestazione di Palermo.

Il disegno preliminare in questione, eseguito a lapis, raffigura un’ellisse al cui interno, nella parte centrale, è riprodotta un’elegante maschera carnascialesca posta tra due rami fogliati e due iscrizioni così disposte: nella parte superiore campeggia la dicitura SOCIETÀ DEL CARNEVALE, mentre nella parte inferiore, posta tra accurate decorazioni, risalta la scritta, TERMINI:IMERESE.

Il ritrovamento di questo importante documento cartaceo smentisce, inoltre, l’arcinota leggenda metropolitana secondo la quale l’origine della manifestazione si legherebbe a presunti appartenenti a famiglie immigrate da Napoli. Questi ultimi, sono stati addirittura tirati in ballo, senza peraltro fornire alcun dato probante, come presunti ideatori della “raffinata” marcatura che spicca nelle originarie ricevute di pagamento.

Ricordiamo al lettore che tali ricevute furono del tutto inaspettatamente rinvenute dallo scrivente tra le “carte” raccolte dal noto collezionista termitano Francesco La Mantia che, con grande abnegazione ha voluto salvaguardare una notevole mole di documenti storici salvandoli dalla distruzione.

In occasione dell’importante ritrovamento documentario, abbiamo chiesto a Vilma Scaffidi Patiri, pronipote dell’etnologo Giuseppe Patiri, di parlarci di questa rilevante scoperta che svela ancora una volta, e senz’ombra di dubbio, la vera origine storica del carnevale di Termini Imerese, ossia di essere: non il più antico di Sicilia, ma uno dei più antichi d’Italia.

«Di Giuseppe Patiri, sino al giorno in cui è stato celebrato il centenario della sua morte, il 2 dicembre 2017, ben poco era noto a molti; si sapeva che era nato a Termini Imerese, in un’agiata famiglia patrizia cittadina, figlio di Don Rocco Patiri e di Donna Mattea, dei baroni De Luca, status che gli consentì di dedicarsi a tempo pieno alle sue passioni, una delle quali era la paletnologia, scienza umanistica che ha amato e praticato sino alla fine dei suoi giorni.

Era noto anche che fosse cultore e studioso di tradizioni popolari, nonché referente di Giuseppe Pitrè. In verità si sapeva anche che fu promotore del Carnevale Termitano e che fece parte, assieme al cognato Don Matteo Geraci, della “Società del Carnevale” del 1876, ciò, grazie al rinvenimento di 4 ricevute di pagamento alla suddetta Società, oramai conosciutissime, scoperte venti anni or sono dal Giornalista Giuseppe Longo a casa del collezionista Francesco La Mantia.

Fu sempre Giuseppe Patiri a realizzare il logo caratteristico della “Società del Carnevale” del 1876 (il logo che mostra un’ellisse, all’interno della quale, al centro, è raffigurato il profilo di una maschera carnascialesca, tra due rami con foglie, con in alto la scritta “Società del Carnevale”, ed in basso, tra due elementi decorativi raffiguranti dei fiori stilizzati, la scritta “Termini:Imerese”), di cui noi eredi deteniamo il bozzetto a matita nonché il timbro originale.

Pertanto, essendo il logo, un prodotto artistico realizzato da Giuseppe Patiri, abbiamo provveduto a tutelarne il diritto di integrità dell’opera ed il diritto alla paternità dell’opera, depositandolo presso la Camera di Commercio di Palermo, all’Ufficio Marchi e Brevetti. Le suddette informazioni sono venute fuori attraverso le ricerche di archivio, e tra gli oggetti personali di Giuseppe Patiri, da noi custoditi, durante la fase propedeutica alla mostra documentale, allestita al Museo Civico Baldassare Romano di Termini Imerese. Esposizione, inserita nel contesto della manifestazione commemorativa per il centenario della morte dell’illustre etnologo, e curata magistralmente dal Giornalista Giuseppe Longo.

Sì, perché Giuseppe Patiri, non era solo paletnologo, era anche scrittore, di romanzi, di sonetti, satire, poesie, opere in atti, ed era abile nelle arti minori, notevole ritrattista, miniaturista ed intagliatore, creava, infatti, intagli su carta talmente belli da sembrare quasi dei merletti. Uno, in particolare, arrivato integro ad oggi, raffigura tra l’altro un importante momento storico vissuto dalla città di Termini Imerese nel periodo risorgimentale del 1860, nel contesto dello sbarco dei Mille in Sicilia: la bandiera tricolore, che per mano di un giovane ardimentoso, venne posta in cima alla fontana nella piazza del Caricatore, alla vista della quale le soldatesche borboniche indietreggiarono e si ritirarono nuovamente nella loro fortezza.

Patiri era un uomo che sapeva essere, all’occorrenza, pungente e sarcastico, ma anche ironico al momento giusto; amava circondarsi di belle ed affascinanti donne, con cui sapeva essere un perfetto gentleman, ed intrattenne rapporti epistolari con personaggi di spicco dell’epoca, quali: Alessandro Manzoni, Alexander Dumas padre, maestro del romanzo storico e del teatro romantico e la duchessa Helena Koltsova-Massalskaya poetessa e scrittrice esponente del romanticismo ed antesignana del femminismo (il cui pseudonimo come scrittrice era Dora D’Istria). 

Giuseppe Patiri si relazionò anche con l’illustre personaggio termitano, Gregorio Ugdulena (1815 – 1872), sacerdote, patriota, professore di lingua ebraica e greca, e Ministro dell’Istruzione. Gregorio Ugdulena omaggiò al Patiri una sua foto, nel cui retro  lo stesso Patiri  scrisse:  «L’ultima volta che veniva a Termini, sua patria».

Infatti, l’insigne Ugdulena si spense a Roma il 7 giugno del 1872. La salma dell’ecclesiastico venne trasferita nella sua città natale nello stesso anno per i solenni funerali; tutti aspetti della sua vita personale che sono stati resi pubblici, proprio grazie alla mostra documentale allestita con perizia dalla Dott.ssa Manuela Sinatra. Una Mostra che è stata allestita in fretta, poiché i tempi tecnici sono stati strettissimi, e di conseguenza non è stato esposto tutto il materiale che lo riguardava e che via via è stato ritrovato e continuano tutt’oggi a sortire fuori altre documentazioni, sino a sorprenderci! Tuttavia, non mancherà sicuramente occasione di allestirne altre.

Nella Mostra dello scorso dicembre si è voluto dare risalto al proclama del carnevale del 1876, in quanto documento inedito che descrive come si svolgeva nella cittadina imerese il carnevale del 1876. A tal proposito tengo a sottolineare che Giuseppe Patiri non disse mai che il carnevale Termitano era il più antico di Sicilia, e non ne fece menzione neanche in quella che era una sorta di antesignana della “Guida Michelin”, sulla città di Termini Imerese, ovvero: “Termini antica e moderna”, e del resto, la giusta logica ci porta direttamente al Pitrè, di cui Giuseppe Patiri come abbiamo detto prima esserne il referente, ed al quale non diede mai informazioni in merito; evidentemente a quel tempo non doveva essere una manifestazione degna di nota, al contrario di oggi».

G. Longo, 2017 – “Proclama” del 1876 di Giuseppe Patiri per la Società del Carnovale, in Termini Imerese, cefalunews, 7 ottobre

Giuseppe Longo
giuseppelongoredazione@gmail.com
@longoredazione