Cultura benessere: giovinezza, i bivi della vita e le scelte

La scelta è una questione di razionalità o di istinto? E’ un atto autonomo o è frutto di condizionamenti altrui? Da cosa ci si lascia guidare quando si deve prendere una decisione? Continuamente la vita ci mette di fronte alla necessità di scegliere, ma forse ci sono dei momenti in cui tale evenienza può essere particolarmente delicata; pensiamo alle “scelte” che devono compiere i giovani in merito al proprio futuro e alla propria progettualità di vita, con uno sguardo anche a chi li “accompagna” in questo processo.

In un’epoca come la nostra così profondamente segnata da dubbi e precarietà, il percorso che conduce a prendere delle decisioni, può rivelarsi più complesso del dovuto; in tale contesto le scelte che un giovane intraprende e fisiologiche alla fase del ciclo di vita che sta vivendo, lo possono mettere di fronte al timore di sbagliare e di non poter più tornare indietro, col rischio di non riuscire a far fronte ai cambiamenti ma di esserne assoggettato.

Nella scelta, lasciamo il “certo” per l’“incerto” e ciò che è noto viene sostituito da qualcos’altro su cui si può solo teorizzare; solitamente essa si impone quando si sperimentano situazioni di crisi che richiedono una risoluzione e/o quando si sente il bisogno di un cambiamento e se ne comprende la necessità.

La sicurezza che si vorrebbe, nel sapere in anticipo quali saranno le conseguenze di una propria decisione non è prevedibile, così l’incoraggiamento può trovarsi in quell’“atto di fede” in se stessi, che porta a darsi il permesso di rischiare e di osare, pur senza avere tutte le risposte.

Allora, ciò che contraddistingue una scelta, al di là della validità o meno che essa poi rivela, è il suo dinamismo interno ovvero quel processo psichico, vitale e resiliente che permette di superare situazioni di empasse.

Talvolta per un giovane, prendere una decisione può voler dire deludere le aspettative dell’adulto o andare contro i suoi suggerimenti e questo può mettere in crisi un genitore laddove non colga che la scelta è ad ogni modo un indice di autonomia e di auto determinazione, che fonda le sue basi sull’auto stima.

Come possono gli adulti “accompagnare” i giovani nei bivi della loro vita?

Che si tratti di definire percorsi di studio e professionali o di altro connesso al soggettivo di ciascuno, per gli adulti è centrale e rassicurante che l’atto del decidere sia sostanziato da una responsabilità consapevole da parte del giovane.

Il loro compito non facile, è orientare, “esser-ci” e armonizzare il loro ruolo di figura di riferimento con quel necessario rispetto, che non è invasione né bisogno di sostituirsi all’altro.

Come nel metodo socratico della maieutica -aiuto della levatrice- che assume il significato di “spinta a tirar fuori da sé”, il segreto è nell’esercizio di un ascolto-dialogo con il giovane, che non lo lasci da solo e che possa condurlo verso le sue risposte e verità, nella maniera più autosufficiente possibile.