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Chiese madonite: a Gratteri un antico ciborio e la tradizione della sacre quattro spine

La chiesa Madre di Gratteri si trova nella piazza principale del paese. E’ stata costruita all’inizio dell’800 e completata un secolo dopo. Il 10 ottobre 1854 è stata consacrata e dedicata a San Michele Arcangelo. Ad idearla e volerla l’arciprete Paolo Lapi che alla sua morte nel 1859 è stato sepolto al suo interno. La pianta è a tre navate con un transetto e una grande cupola esagonale sormontata da un angelo alato raffigurante San Michele Arcangelo. La prima messa vi è stata celebrata nel 1818 a cantiere aperto. Di recente è stata ristrutturata nel 2001 dal parrocco Santo Scileppi e il 24 dicembre dello stesso anno è stata inaugurata dal vescovo Francesco Sgalambro. Il prospetto della Chiesa è sobrio ed elegante ed è stato restaurato nel 1950 con il contributo degli emigrati in America.  

All’interno della chiesa si trovano alcuni capitelli corinzi che sovrastano le robuste colonne poggianti su solidi basi ai lati della navata centrale. Al centro della cupola si trova la colomba che simboleggia lo Spirito Santo. Tra i raggi dorati, che formano una croce, si notano le sette nuvole che circondano la Colomba e che stanno ad indicare i sette doni dello Spirito Santo. Sulla destra in fondo si trova l’organo donato alla Parrocchia dall’arciprete Paolo Lapi nell’anno 1859. Il fonte battesimale, con molta probabilità di scuola gaginiana, collocato nella navata destra, è proveniente dalla vecchia Matrice ed è stato commissionato dai nobili Ventimiglia per la loro cappella privata. 

Al centro dell’abside è collocato l’altare maggiore che ospita un prezioso quadro raffigurante san Michele Arcangelo. La vetrata posta sopra raffigura il giudizio universale ed è stata realizzata nel 2001 durante il restauro della Chiesa. 

Due sono le cappelle importanti che si trovano all’interno della chiesa. La prima è quella dedicata al Santissimo che si trova nella navata sinistra ed è finemente istoriata da angeli, putti e stucchi di egregia fattura. Al suo interno, sulla sinistra, si trova un antico ciborio data 1494 opera di mastro Giorgio da Milano. E’ alto 210 centimetri e largo 100. Questo ciborio è tra le opere più belle che si conservano a Gratteri. E’ lavorato a bassorilievo e nella nella parte centrale si trova una porticina lignea al cui interno venivano collocarti gli oli santi. Ai lati si trovano due coppie di angeli. All’esterno si trovano delle semicolonnine tortili che sorreggono un architrave al di sopra del quale si trova l’immagine della Madonna col Bambino posta fra due angeli. Più sopra l’immagine del Padre Eterno. In basso, invece, è scolpita l’immagine del Cristo flagellato fra i dodici apostoli.

L’altra importante cappella all’interno ella chiesa Madre è quella delle sante spine che si trova nella navata di destra. Possiede un prezioso altare marmoreo dove si conservano le Sante Spine all’interno di in un prezioso reliquario d’argento. la tradizione vuole che queste quattro spine appartenevano alla corona di spine di Gesù Cristo. La stessa tradizione racconta che siano state portate personalmente da Gerusalemme in Sicilia dal conte Ruggero D’Altavilla dopo aver partecipato alla prima Crociata. La reliquia è stata oggetto di culto in paese sin dal XIII secolo. All’interno di questa cappella si conservano anche le spoglie del Sacerdote Antonino di Marco. 

All’interno ella chiesa si trovano anche diverse immagini e reliquie. Tra queste la statua in legno di san Leonardo, una preziosa tela raffigurante la Madonna con san Francesco opera del frate cappuccino fra Pasquale Sarullo realizzata nel 1874. Ed ancora il Crocifisso con l’Addolorata, l’Assunta, il sacro cuore di Gesù, san Pietro, san Pio da Pietrelcina, un dipinto che raffigura l’Assunzione di Maria, una tela che raffigura sant’Eligio. Tra le reliquie, oltre le Sante Spine, si trovano il sacro legno della Croce, la porpora del vestito di Gesù e un frammento di colonna dove è stato flagellato, un capello di Gesù, un frammento di velo della Madonna, un osso del costato di San Giacomo. Ed ancora le reliquie di santa Rita, padre Pio e san Gandolfo.

Foto di Dario Drago