Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire

Il ministro Tria, dopo i dati sul pil che vedono l’Italia in recessione, invita a “non drammatizzare” per quella che definisce solo una “lieve contrazione”. Ma “ora – aggiunge – bisogna muoversi per investire di più”. Conte: “L’Italia ha un programma di ripresa credibile, 2019 sarà un anno bellissimo”. Di tutt’altro avviso Confindustria che lancia l’allarme: a gennaio ci sarà un “rallentamento superiore”. Ipotesi Manovra bis, ma il governo smentisce.

Il premier Conte cerca di calmare gli animi: “Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire”, ha detto infatti all’indomani della presentazione dei dati sul pil. “L’Italia ha un programma di ripresa incredibile. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c’è tanta determinazione da parte del governo”.

Confindustria: “L’Italia deve reagire subito” – “L’Italia deve reagire quanto prima” al rallentamento dell’economia. La strada è quella di “aprire i cantieri” sbloccando risorse già stanziate per 30 miliardi di euro. Bisogna fare in fretta perché “a gennaio avremo un rallentamento ancora superiore”, è stato infatti l’allarme lanciato dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

“Dobbiamo reagire subito. C’è un rallentamento dell’economia globale, un rallentamento dell’economia della Germania, ed era ed è evidente che ci sarebbe stato un rallentamento anche dell’Italia, essendo il nostro un Paese ad alta vocazione all’export”, ha detto Boccia a margine di un convegno. “Questo significa non fermarci alla constatazione dei dati. Evidentemente bisogna prendere atto della nuova fase e costruire delle dimensioni compensative della manovra economica”, ha aggiunto.

La ricetta di Confindustria: “Riaprire i cantieri delle Grandi Opere” – “Stiamo dicendo da tempo – ha osservato Boccia – di aprire immediatamente i cantieri. Ci sono risorse già stanziate per oltre 26 miliardi, che superano i 30 miliardi se consideriamo anche la Tav. Bisogna aprire i cantieri quanto prima”. In quest’ottica “speriamo che il governo faccia propria l’idea di aprire i cantieri”.

Tria: “Investire di più, ma non drammatizzare: è solo lieve contrazione” – E il ministro dell’Economia sembra almeno in parte abbracciare la ricetta di Confindustria, anche se mostra da subito di non condividere i toni allarmistici dell’Associazione industriali. “Bisogna muoversi per investire di più”: gli investimenti pubblici, spiega Tria da New York, durante un intervento alla Columbia University, danno l’idea di un’Italia che funziona e possono così essere un volano per attirare altri investimenti. Il ministro invita quindi a “non drammatizzare” il dato sul pil perché si tratta di una “lieve contrazione”.

“La sfida per il governo è dimostrare la volontà e l’abilità di fare investimenti pubblici, di attuare nuove politiche per l’inclusione sociale e di rinvigorire la fiducia del mercato e delle imprese”, spiega, introdotto sul palco dal premio Nobel per l’economia Edmund Phelps. “Gli economisti sanno che c’è una solidità economica in Italia”, ma – ammette il ministro – il Belpaese “dà un senso di incertezza perché cambia spesso strada, perché è difficile investire in infrastrutture e per il sistema di regole”. Da qui l’esigenza di inviare un segnale positivo con gli investimenti pubblici, in grado di mostrare un’Italia che gira.

“E’ facile perdere la reputazione, è difficile riguadagnarla”, dice Tria, rassicurando sul debito a fronte della recessione tecnica in cui è scivolato il Paese. “Tecnicamente siamo in recessione. Si spera che la domanda si riprenda e che ci sia una ripresa nel corso dell’anno”.

L’ipotesi di una Manovra bis – Nonostante le rassicurazioni del governo, cresce il timore per la necessità di una Manovra bis. Il rallentamento del Pil potrebbe far saltare infatti il quadro dei conti pubblici concordato a fatica con Bruxelles e aprire le porte a una correzione in corso d’anno da 4-5 miliardi. Sembra comunque troppo presto per capire se ci sarà la necessità di una Manovra correttiva. Se il quadro resterà “gestibile”, senza turbolenze sui mercati e impennate dello spread, che in queste settimane è tornato stabile seppure su un livello elevato (attorno ai 240 punti base), l’esecutivo gialloverde, in effetti, potrebbe non essere costretto a rimettere mano alle scelte fatte appena un mese fa.

Intanto perché la stessa misura inserita a salvaguardia dei conti, il meccanismo di “freezing” della spesa per 2 miliardi, non è una clausola di taglio automatico ma una facoltà che il governo si riserva di attuare se a metà anno l’andamento dell’economia dovesse discostarsi da quello programmato. Per come è stata scritta la norma, insomma, si potrebbe anche decidere ugualmente di sbloccare quelle spese.

Il loro congelamento, peraltro, non garantirebbe comunque di fare quadrare i conti, visto che 2 miliardi corrispondono a poco più dello 0,1% mentre ne servirebbero appunto almeno 4-5 se il deficit dovesse lievitare dal 2% al 2,3%. Un quadro che si potrebbe concretizzare se la crescita dovesse frenare davvero fino alla metà di quanto ipotizzato, dall’1% scritto nell’aggiornamento del quadro di finanza pubblica allo 0,6% stimato dalla Banca d’Italia o allo 0,4% ipotizzato dopo le ultime stime Istat dal presidente dell’Osservatorio sui conti pubblici Carlo Cottarelli.