Cefalù: fare del Porto nato nel 1951 un biglietto da visita della perla del Tirreno

(Alice Portera) Il porto della Baia di Presidiana sorge sotto la rocca ad est del centro abitato di Cefalù, in prossimità dell’imponente faro a lampi bianchi di Capo Cefalù. La prima pietra del porto di Presidiana fu posta nel lontano 1951 e ancora oggi l’opera non può dirsi completata. Un promontorio naturale detto della Calura, con la sua torre medievale del XVI secolo, chiude lo specchio d’acqua portuale a levante. Il porto è protetto da una diga foranea a tre bracci, lunga circa 580 metri, con un pontile interno in cemento armato, con testata a forma di “T” lungo circa 250 metri orientato verso Est; tra la testata del pontile e la radice ci sono due pennelli interni, da entrambi i lati, di 45 metri ognuno; il lato nord è riservato ai pescherecci della locale marineria, mentre il lato sud, che conta tre vasche, così suddivise: la più esterna per i diportisti in transito, la centrale gestita dal Vela Club Cefalù e la più interna da altra società privata. Tra la radice del molo di sopraflutto e il pontile con testata a “T” sono stati installati dei pontili galleggianti, gestiti anch’essi  da privati,  dove si possono ormeggiare le imbarcazioni da diporto.

Tanti i problemi da risolvere, tra cui quelli dell’insabbiamento di alcune aree dello specchio d’acqua e quello della protezione dai venti, soprattutto dal grecale, che soffia da levante. Ogni anno sono tante le imbarcazioni che affondano a causa delle mareggiate, perché non esiste, ad oggi, il prolungamento del molo principale e delle banchine frangiflutti per smorzare la forza del mare in intemperie. Il completamento e la messa in sicurezza del Porto di Presidiana è un argomento che si protrae nel tempo! Rientra quasi sempre nelle programmazioni delle varie sindacature che finora sono salite al potere, senza però, ad oggi, essere giunte a conclusione. C’è chi ha  ipotizzato che l’ubicazione dell’attuale porto non sia stata adatta alla sua fruizione, dimenticandosi che nei primi secoli dell’era cristiana vi era già  stato costruito un molo di attracco e che, oggi invece, sarebbe più opportuno spostarlo alla foce del fiume Carbone, costruendo una struttura ad atollo  distante dalla costa circa quattrocento metri, con un pontile di attracco per le navi da crociera ed un migliaio di posti barca. Progetto, quest’ultimo, che dovrebbe essere finanziato da un fondo di investimento internazionale. Andando ancora indietro nel tempo, nel 2002, l’architetto Mario Botta, dopo la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano, presentò al Municipio della città il progetto di completamento del porto turistico e peschereccio, che prevedeva una diga foranea leggermente sopraelevata, tale da far intravedere le strutture di servizio a terra di supporto alla nautica ed ospitare in sicurezza 650 posti barca e 70 per i pescherecci. La spesa da sostenere sarebbe stata pari a 25 milioni di euro, mediante project financing, tra fondi comunitari ed investimenti privati, mai “andata in porto” a causa del parere negativo rilasciato dalla Sovrintendenza nell’ottobre del 2008.

Il porto di Cefalù rappresenta un luogo importante non solo per l’economia cefaludese, in particolare per le attività legate alla pesca e alla marina da diporto, ma per l’immagine stessa di Cefalù. È inconcepibile pensare che un luogo che dovrebbe rappresentare una fonte di sviluppo economico per la città, si sia ridotto in uno stato di tale abbandono e degrado. Da oltre sessant’anni è la porta sul mare per la nostra cittadina, e come un buon padrone di casa, quando bussano alla sua porta,  dovrebbe offrire ai suoi ospiti la giusta accoglienza, così anche il porto dovrebbe garantire  i confort basilari per la ricezione del flusso turistico, soprattutto estivo. 

“Ed ecco che, dopo aver attaccato  la propria imbarcazione, il turista diportista trova un ufficio informazioni che possa garantire la conoscenza della città, i monumenti da visitare, la brochure necessaria che possa rendere il suo soggiorno più confortevole possibile!….Per non parlare della presenza di toilettes pubbliche dove trovare ristoro nelle giornate afose d’agosto….. ed anche dei kilometri a piedi che deve fare per giungere nel primo minimarket del centro storico dove poter fare le provviste alimentari…. Oltre al fatto che, se non prende il taxi, deve trasportare di peso i propri sacchetti e i fardelli d’acqua necessari al proprio nutrimento!….e tutto deve andare bene e non avere problemi di salute, perché al raggiungimento della farmacia più vicina, si ci arriva disidratati!….Ed ancora, perché no, trovare un piccolo centro commerciale dove poter acquistare dal souvenir al costume da bagno, dove poter consumare i piatti tipici della nostra cucina locale ed anche una vetrina che parli del territorio circostante, che possa incuriosire il turista a visitare le meraviglie del Parco delle Madonie, legando così la passione del mare a quella della terra! Sarebbe bello immaginare una realtà del genere…. “ 

Invece la quotidianità ci porta a constatare che, oltre al rifornimento di carburante, all’attività di pesca-turismo garantita da alcune imbarcazioni, al noleggio di gommoni e barche per una gita fra amici ad  ammirare le bellezze della costa cefaludese, all’operato del vela club che organizza corsi di vela per tutti i ragazzini, anche i meno fortunati, perché il mare è di tutti, e come tale dev’essere rispettato…. ma oltre questo non troviamo nulla! Peccato che il menefreghismo della gente presenta uno scenario lontano dalla pulizia e dalla sicurezza, dove la spazzatura domina, in parte ammucchiata dal divenire delle onde, ed altrove accumulata per l’incuria della gente, ma anche per la mancanza di idonea area per il riciclaggio di materiali differenziabili. 

Ammirare dalla via del Faro, lo spettacolo che la natura ci offre durante il giorno, sicuramente non rende allo stesso modo al calar del sole, poiché atti di vandalismo hanno portato al non funzionamento di 22 dei 24 punti luce che illuminavano il molo principale, togliendo anche un maggior riferimento ai naviganti notturni che, possono far fede solo al fanale verde posto alla testata del molo di sopraflutto, oltre che al faro naturalmente!

Mi auguro che quanto prima possa essere messa in atto una strategia per lo sviluppo economico e turistico del porto di “Prissuliana”, della sua messa in sicurezza in primis, in modo da essere il biglietto da visita per la nostra Cefalù , perla del Tirreno, suscitando sempre nei  suoi ospiti, quella voglia di ritornare ancora!

Proposta di: Alice Portera

«Un luogo abbandonato di Cefalù da valorizzare: all’idea più bella una borsa di studio». A finanziarla è Mario Cirincione che da tanti anni vive lontano da Cefalù. La borsa di studio fa parte dei giochi del Kefablog che gli emigrati cefaludesi hanno voluto per valorizzare i ragazzi cefaludesi e far conoscere la città di Cefalù nel mondo. Questa borsa di studio chiede ai ragazzi di fotografare un luogo abbandonato di Cefalù e di indicare cosa si dovrebbe fare per valorizzarlo soprattutto con i turisti.