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Isnello: un paese ricco di arte e natura che scommette sull’astronomia e le tradizioni

Isnello deve il suo nome al corso d’acqua che ne attraversa tutto il territorio. Il paese ha origini antiche e la storia di alcuni insediamenti dell’Eneolitico è documentata dal ritrovamento di numerosi reperti nelle grotte del territorio. Poco si conosce dei primi secoli dell’era cristiana. I segni sono stati lasciati, invece, dalla dominazione araba quando il paese si chiamava «Menzil Al-Hamàr» ovvero «villaggio fortificato». Con l’arrivo dei Normanni la comunità è stata aggregata alla diocesi di Messina e successivamente a quella di Cefalù. Per cinque secoli, poi, fra il XIII e il XVIII secolo, la storia del centro si intreccia con quella dei casati che vi si alternano. Il 14 aprile 1788 i cittadini, stanchi di sopportare il dominio esercitato dai diversi feudatari, comprano i territori della contea sciogliendo il vincolo dell’autorità baronale. Da questo momento inizia una nuova pagina di storia.

Da vedere.
La Chiesa Madre è dedicata al patrono san Nicola di Bari vescovo di Mira. Al suo interno il cinquecentesco Tabernacolo marmoreo di Domenico Gagini, il Coro ligneo del 1601 opera di Giuseppe Di Maggio e Giacomo Mangio, la statua lignea del Patrono San Nicolò, datata 1689, il Crocifisso ligneo di Giuseppe Li Volsi del 1619. Interessante per la guglia del campanile ricoperta da maioliche colorate è la la Chiesa di Santa Maria Maggiore che domina l’abitato. All’interno si conservano tele secentesche, una Croce pensile bifrontale del ‘400 e il Crocifisso ligneo del 1635. Nella chiesa di san Michele Arcangelo si conservano una serie di affreschi del XIV secolo ed alcune opere dello scultore polizzano Pietro Bencivinni. Nella Chiesa dell’Annunziata si conservano la tela della Natività di Giuseppe Salerno (1620), il tabernacolo marmoreo della Santa Croce e l’Annunciazione marmorea di scuola gaginiana. Altra interessante opera d’arte si conserva nella chiesa del Rosario: la quattrocentesca Pala d’Altare attribuita al fiammingo Simone de Wobreck.

La visita di Isnello passa dal Parco Astronomico che unisce la ricerca scientifica con la moderna divulgazione delle scienze astronomiche. Comprende un insieme di strutture adatte alla didattica e la divulgazione dell’astronomia. Il planetario con una cupola di 10 metri di diametro può ospitare 75 persone comodamente sistemate su poltrone reclinabili per una migliore fruizione degli spettacoli.  Questo planetario, digitale, è di ultima generazione ed oltre a mostrarci il cielo ci permette di viaggiare dentro di esso. La realizzazione di questo centro rientra nella tradizioni del paese il cui nome, nel 2010, è stato assegnato all’asteroide 6168 dall’Unione Astronomica Internazionale, l’asteroide “Isnello”.

Interessanti da ammirare sono anche le aree boschive dove vivono lecci, poverelle e sugheri. Il querceto costituisce uno degli ambienti boschivi più integri delle Madonie.

Tra le feste più sentite dalla comunità ci sono: la solenne Processione del Venerdì Santo, la festa del Crocifisso del 1 maggio e la festa del Patrono, san Nicola di Bari, che si tiene dal 5 al 7 settembre. Trazioni importanti sono quella che si tiene la sera del 24 dicembre quando si da vita alla “luminaria”: un grande falò che viene allestito in Piazza Mazzini. La sera del 31 dicembre, invece, si tiene «A ‘nunna vecchia» che vede i bambini del paese girare di porta in porta al suono di grossi “campanacci”. Di particolati interesse sono le frottole. Sono dei cortei che preparano alla Processione. Si caratterizzano per lo sfilare dei vari stendardi e dalla “varicedda”, un piccolo percolo con la statua del Santo. Nel corso ella sfilata ci si ferma per cantare inni festanti al suono della Banda Musicale. Di questi brani cantanti alcuni risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. 

Foto di Antonio Fiorentino