Storia di Haloy, l’akita che ha fatto aprire e uscire un ragazzo autistico

Non usciva di casa e non toccava cibo, come neanche un piatto sporco, un bicchiere o una posata. Alessandro è un ragazzo autistico. I suoi genitori non sapevano cosa fare pur di vederlo a suo agio. Si accorgono che aveva una propensione per gli animali e così, per farlo aprire agli altri, portano in casa una Yorkshire. La chiamano Peggy e fin dal suo ingresso in casa non si stacca da Ale, soprattutto quando sta male. Lo segue ovunque. Alessandro, però, non riesce ad avere con lei un contatto fisico perché non può controllare i suoi abbracci. I genitori decidono di portare in casa Haloy una cucciolona di Akita inu. Da quando è entrata in famiglia, la nuova amica praticamente vive in simbiosi con lui. A colpire i genitori il fatto che è riuscita a far uscire di casa il ragazzo portandolo nel vialetto del condominio a passeggio, cosa che lui non aveva mai fatto. Con l’arrivo di Haloy, inoltre, Ale raccoglie i suoi bisogni con il sacchetto, un fatto prima di allora impensabile per i suoi genitori, lui che non tocca un piatto sporco… un bicchiere… una posata… il cibo.

La vera sorpresa è quando Ale resta a letto con la febbre altissima. Haloy si mette accanto a lui ad accudirlo non lasciandolo un istante. A stupire è il fatto che in situazioni normali Haloy non dorme mai sul letto ma sul pavimento davanti la sua porta. «Questo fatto ci ha sorpresi tutti quanti – commenta la mamma di Ale – anche l’allevatore ci ha confermato che Haloy ha modificato la sua natura in funzione di Alessandro».

Ale adesso sente la necessità di dedicare la sua vita alla salvaguardia degli animali. A parte i suoi affetti familiari, infatti, sono gli unici che gli donano il loro amore incondizionatamente. Vorrebbe realizzare un vero ricovero per loro dove poterli soccorrere e curare. «Noi da genitori – commenta la mamma – cercheremo di rendere il suo futuro così come lui lo desidera… assieme agli unici amici che possiede.  Siamo genitori che vogliono che tutti sappiano. Ecco perché abbiamo raccontato questa storia. Solo chi  conosce, infatti, potrà comprendere la realtà dell’autismo in ogni sfaccettatura».

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