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Wall of Champions: chi sono i campioni che si sono schiantati in curva 14

1999. È l’anno che vedrà Mika Hakkinen conquistare il suo secondo titolo consecutivo con la McLaren. Ed è anche l’anno dell’incidente di Michael Schumacher a Silverstone, dopo il quale il tedesco, infortunato, dovrà rinunciare ai suoi sogni mondiali. Il 1999 è anche l’anno in cui a Montréal nasce la leggenda del Wall of Champions, il muro che si sfiora a grande velocità in uscita dalla curva 14 e che ha mietuto nel corso della sua storia più di una vittima illustre. Quell’anno ben quattro piloti (tre dei quali già campioni del mondo) distrussero le proprie vetture contro quel muro. Il primo a sbattere fu Ricardo Zonta a bordo della BAR; poi fu il turno di Damon Hill (campione del mondo ’96) con la Jordan e del leader del Gran Premio Michael Schumacher (campione del mondo ’94 e ’95) su Ferrari. Infine fu il turno di Jacques Villeneuve (campione del mondo ’97), sempre su BAR. Villeneuve, tra l’altro, aveva già fatto la conoscenza del muro proprio nel 1997, a bordo della sua Williams.

Dopo il 1999

Ma il 1999 non fu l’unico anno che vide protagonista il Muro dei Campioni. Altri due campioni del mondo hanno avuto a che fare con il celebre muretto dopo quell’anno: nel 2005 fu il turno di Jenson Button (su BAR Honda) e nel 2011 anche Sebastian Vettel danneggiò la sua Red Bull durante una sessione di prove libere. Ma non sono solo campioni del mondo ad aver lasciato la propria firma sul celebre muro: anche Pastor Maldonado, Kamui Kobayashi, Jarno Trulli, Gerhard Berger, David Coulthard, Rubens Barrichello, Nick Heidfeld, Ralf Schumacher e Juan-Pablo Montoya terminarono le loro gare dopo essersi schiantati in curva 14.

La dinamica dell’incidente è stata quasi sempre sempre la stessa: si arriva forte in curva 13 dopo aver percorso quasi 1200 metri di rettilineo, si tocca il cordolo perdendo il controllo della vettura e ci si schianta lateralmente contro il muretto della curva 14. Nel corso degli anni sono state apportate diverse modifiche all’ultima chicane del circuito, proprio per ridurre il rischio di incidenti. Ad esempio, è stata sostituita con del cemento la striscia d’erba che separava il muro dalla pista e sono stati aggiunti dei dossi interni alla curva per evitare che venga affrontata a velocità troppo elevata.

Vedremo se questo settimo appuntamento mondiale ci riserverà un’altra celebre firma da iscrivere all’albo delle vittime del temutissimo Wall of Champions.