Solennità dell’Immacolata: l’Omelia del Vescovo

Carissimi fratelli e sorelle,

rivolgo un saluto affettuoso a ciascuno di voi e alle Autorità civili e militari nel giorno in cui celebriamo l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Patrona della Città di Cefalù.

Stamattina, in forma privata, insieme al Signor Sindaco, Rosario Lapunzina, abbiamo deposto una corona di fiori ai piedi dell’Immacolata; che vuole significare una corona di preghiere per chiedere, a nome della Cittadinanza, la fine della pandemia. Dobbiamo essere molto prudenti soprattutto in questi giorni di festa! Stamani però mancava il Popolo e con esso la gioia.

Anche Papa Francesco, stamattina presto, si è recato in forma privata, come atto di devozione e di carità per non creare assembramenti, in Piazza di Spagna per il tradizionale omaggio floreale alla Vergine Maria.

Tutta la Chiesa – ci ha detto il Papa – si riunirà il prossimo anno, a partire da oggi, intorno a San Giuseppe, Patrono universale della Chiesa. Nella nostra Diocesi la devozione a San Giuseppe è molto grande: l’anno scorso abbiamo celebrato San Giuseppe quale “uomo dell’essenziale”.

Nella liturgia odierna, l’arcangelo Gabriele, il cui nome vuol dire Dio è forte (è protagonista di due annunci che hanno una stretta relazione non solo per la parentela dei destinatari, ma anche per la missione dei protagonisti dell’annuncio: Giovanni il Precursore e Gesù.

Il primo avviene nel Tempio di Gerusalemme (la Casa di Dio), nel cuore della Città Santa, nel momento in cui il sacerdote Zaccaria (futuro padre di Giovanni) sta offrendo l’incenso presso l’altare del profumo.

Il secondo, che abbiamo ascoltato poc’anzi, si compie in una modesta casetta di un piccolo e sperduto borgo della Galilea chiamato Nazareth e rivolto ad una ragazza promessa sposa di un falegname, Giuseppe.

Quindi un annuncio potente consegnato a una piccola fanciulla di un povero borgo; secondo lo stile di Dio.

I due annunci di maternità troveranno compimento in situazioni impossibili: l’uno nel grembo di una donna sterile, Elisabetta, l’altro di una ragazza vergine, Maria.

Dio venne ad abitare in mezzo a noi scegliendo per sua dimora il grembo di una vergine di un piccolo borgo sconosciuto. Come dice Isaia: «Vere tu es Deus absconditus, Deus Israhel salvator (Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore)» (Is 45,15).

La prima parola pronunciata dall’angelo è un imperativo: kaire: gioisci, rallegrati; un invito alla gioia. Dio solo sa di quanta gioia c’è bisogno oggi nel mondo! Che questo saluto gioioso possa arrivare in tutte le nostre case!

Ognuno di noi dovrebbe essere un angelo portatore di gioia soprattutto nel confortare il prossimo con la tenerezza. Natale è tempo di gioia, tenerezza e solidarietà.

La seconda è il nome della Vergine espresso in greco con un perfetto passivo: kekaritomene, letteralmente “tu che sei stata precedentemente riempita di grazia”; termine con il quale intendiamo l’Immacolata, preparata a svolgere un ruolo singolare nell’opera della salvezza.

L’angelo le annuncia che darà alla luce un figlio che: «Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,32-33).

Se esaminiamo bene le parole dell’angelo, esse realizzano la promessa fatta da Dio a Davide per bocca del profeta Natan.

Come è scritto nel secondo libro di Samuele:

Il re, disse al profeta Natan: “Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda”. Natan rispose al re: “Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te”. Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: “Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? […] Ora dunque dirai al mio servo Davide: […] Il Signore ti annuncia che farà a te una casa […]. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. […] La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre” (2Sam 7,2-8.13-14.16).

Ciò che Dio ha promesso ora si realizza in Maria per opera dello Spirito: «Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,34-35).

Per capire queste parole dobbiamo leggere il libro dell’Esodo. Come la nube dello Spirito di Dio, durante l’esodo, riempiva la Dimora, la tenda del convegno che conteneva l’arca dell’Alleanza, ora lo Spirito copre con la sua ombra Maria, la tenda abitata dalla santità di Dio, l’arca della nuova Alleanza che porta nel suo grembo, non le tavole della legge, ma addirittura il Figlio dell’Altissimo.

Mi piace concludere con questa bellissima immagine con cui si chiude il libro dell’Esodo:

Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. Perché la nube del Signore, durante il giorno, rimaneva sulla Dimora e, durante la notte, vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il tempo del loro viaggio (Es 40,36-38).

Questa immagine deve accompagnare il nostro cammino sinodale: un Popolo in cammino che porta con sé l’arca dell’alleanza, Maria.

Nel nostro percorso Maria sarà come la tenda del convegno, la sua presenza ci assicurerà l’ombra e il fuoco dello Spirito per guidarci uniti fino alla meta. Sono sicuro che con la presenza di Maria in mezzo a noi, il Signore Gesù sarà nostro compagno di viaggio per farci capire cosa chiede alla Chiesa di Cefalù.

Chiediamo allora con tutte le nostre forze a Maria Santissima di rimanere con noi.