Considerando che … alcune riflessioni – 2° parte

Nel riprendere il discorso sui clichè più diffusi in ambito psicologico, affrontiamo il preconcetto -forse il più grave con cui costantemente ci scontriamo- secondo cui lo psicologo-psicoterapeuta sarebbe il professionista dei “pazzi” e che usufruire del suo servizio significhi non avere sufficiente “volontà” o “capacità” per affrontare e gestire i propri “disagi”.

Tale orientamento rappresenta secondo noi, un impoverimento intellettuale/culturale e forse un ostacolo al pensiero libero, così crediamo che informare con chiarezza sia un nostro preciso dovere etico.

Inoltre, ciò crea un grave discredito di tutti coloro che si sono “avvicinati” alla psicologia-psicoterapia, di tutti coloro che, “usciti” dagli stereotipi sono “entrati” nei nostri studi e verso i quali sentiamo una doverosa attenzione e cura; di loro vogliamo attestare il valore e la capacità di “apertura”, la voglia di “messa in gioco”, il bisogno di conoscere e comprendere meglio se stessi, il desiderio di “stare meglio” come la “responsabilità” di seguire un percorso psicoterapeutico.

Allo stesso modo non possiamo ignorare i “passi da gigante” fatti dalla nostra disciplina, che seppur giovane (Legge sull’Ordinamento della professione: 56/89), è oggi sempre più protagonista di una rivalutazione, di una “crescita” e di un costante cambiamento di prospettiva culturale che  riconosce l’urgenza e la necessità per gli individui, di accedere a un “ben-essere” psicologico. 

Tornando all’utenza che può richiedere l’intervento psicologico, ci piace riportare testualmente quanto scritto a cura dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, in una recente brochure: “Si può rivolgere allo Psicologo chiunque avverta la necessità di un intervento specifico, di un sostegno psicologico o di una consulenza specialistica: la persona che attraversa una situazione di difficoltà o di disagio, una coppia in crisi, genitori con particolari problematiche dei figli (adattamento, apprendimento, disabilità, adozione …), dirigenti scolastici, imprenditori o aziende che vogliono affrontare in modo appropriato fenomeni di stress, di burn out, di mobbing … Può anche essere richiesto l’intervento dello psicologo per la formazione e il miglioramento della comunicazione, della cooperazione e della produttività nei gruppi organizzati (in ambito sportivo, aziendale, comunitario) o per favorire attraverso la mediazione il superamento di situazioni di conflitto e di ostilità”. (www.ordinepsicologisicilia.it).

Concludendo, aggiungiamo che per approcciare una psicoterapia, la motivazione di fondo non è credere che manchi la propria “forza di volontà”, quanto essere consapevoli di uno stato di malessere che ha ripercussioni non solo su se stessi, ma anche sul contesto familiare, amicale, lavorativo e sociale in cui si è inseriti o che da questi ambiti può originare.

C’è ancora altro da dire … e sperando che ne vogliate sapere di più, vi aspettiamo la prossima volta!