25 novembre 2022 – di Redazione
Nel solco della memoria civica e del rispetto per quanti hanno contribuito alla costruzione dell’identità nazionale, la Città di Cefalù rinnova il ricordo del XXV Novembre 1856, data incisa nella storia locale e nazionale. A questo giorno è intitolata una via cittadina, affinché rimanga viva la memoria di Salvatore Spinuzza, l’indomito patriota cefaludese che, insieme a Carlo e Nicola Botta, Andrea Maggio, Cesare Civello, Alessandro Guarnera e al fratello Antonio Spinuzza, fu tra i protagonisti del fervore risorgimentale che animò la nostra Terra.
Il nome di Spinuzza è legato in modo inscindibile a quello di Francesco Bentivegna, nobile figura di Corleone, anch’egli alla guida della rivolta antiborbonica del 25 novembre 1856. Il moto insurrezionale, represso con durezza, vide la fuga dei suoi capi verso l’entroterra; molti di essi furono catturati nelle campagne di Pettineo, mentre il Civello riuscì a raggiungere Malta, sottraendosi temporaneamente alla cattura.
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Il sacrificio di Spinuzza e Bentivegna
Il Tribunale militare condannò entrambi i patrioti alla pena capitale. Per Salvatore Spinuzza, la sentenza fu eseguita il 14 marzo 1857 nell’attuale Piazza Garibaldi, luogo oggi segnato da un monumento che perpetua il sacrificio del giovane cefaludese. La città gli ha dedicato non soltanto una via – la Via XXV Novembre, situata alla sinistra del Palazzo Municipale – ma anche un plesso della Scuola Elementare, perché il suo nome possa educare le nuove generazioni ai valori civici e patriottici.
Nel 2006, lungo la stessa via, fu apposta una lapide commemorativa dai Sindaci di Cefalù, Corleone e Gratteri, in ricordo anche di Bonafede, altro eroe di quella rivolta. Alla cerimonia prese parte l’Ambasciatrice di Ungheria, testimonianza del respiro europeo che le lotte per la libertà del XIX secolo seppero assumere. In tale occasione, l’indimenticabile Nico Marino curò l’apparato storico e presentò il volume 1856, dedicato agli eventi e ai protagonisti del moto rivoluzionario.
Le ultime parole di un patriota
In attesa della condanna, Spinuzza inviò alla sorella una ciocca dei propri capelli, gesto delicato e al tempo stesso solenne, e affidò alla storia un’ultima frase, che ne sintetizza la fede civile e l’altezza morale:
“Possa il sangue mio e dell’amico Bentivegna essere la salvezza della patria.”
In queste parole si condensa il cuore del Risorgimento: l’amore per la patria come scelta di vita, di impegno e – nel loro caso – di sacrificio estremo.















