L’allarme di Bassetti: “Scaldare il cibo nei contenitori di plastica fa male su più fronti”

Scaldare gli avanzi nei contenitori di plastica al microonde rilascia miliardi di particelle nel cibo e può danneggiare la salute metabolica e ormonale. Vediamo cosa dice la scienza e come tutelarsi.

Scaldare il cibo nei contenitori di plastica al microonde è una delle abitudini più diffuse nelle cucine italiane, ma è anche una delle più sottovalutate dal punto di vista sanitario. La scienza ci ha messo più volte in guardia, negli ultimi anni, dai pericoli per la salute rappresentati dall’esposizione quotidiana alle microplastiche e ai loro derivati nanometrici, e ora a lanciare l’allarme è stato anche il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e professore ordinario all’Università di Genova, che ha citato uno degli ultimi studi internazionali che ha collegato il rilascio di microplastiche dai contenitori riscaldati a effetti negativi sulla salute metabolica, endocrina, intestinale e cardiovascolare.

Le microplastiche da microonde fanno male su più fronti

“Il punto non è creare allarme, ma far capire che il problema esiste”, ha dichiarato Bassetti sul proprio profilo Instagram e in un’intervista al Fatto Quotidiano, spiegando come uno dei rischi principali sia rappresentato dal calore applicato al polipropilene e al polietilene dei contenitori da cucina, capace di alterarne la struttura e di liberare nel cibo particelle invisibili a occhio nudo. L’infettivologo genovese sottolinea come la pervasività della plastica nella vita quotidiana abbia portato a normalizzare un’esposizione che la ricerca sta solo ora imparando a quantificare con precisione.

Il meccanismo è ormai documentato: il calore del microonde altera i legami chimici del contenitore di plastica, arrivando in alcuni casi a far migrare nel cibo non solo frammenti micrometrici ma anche nanoparticelle in grado di attraversare le barriere biologiche dell’organismo. L’effetto è più marcato in presenza di cibi grassi o acidi, come accade quando si riscaldano sughi, salse o pietanze condite con olio, e si traduce in un’ingestione cronica e silenziosa di particelle che si accumulano nei tessuti. A questo si aggiunge un secondo fattore: alcune di queste plastiche rilasciano interferenti endocrini come bisfenolo A e ftalati, sostanze capaci di mimare l’azione degli ormoni e di alterare il delicato equilibrio del sistema metabolico, con possibili ripercussioni su tiroide, fertilità e regolazione del peso corporeo.

Lo studio dell’Università del Nebraska

Lo studio citato da Bassetti, condotto dal team di ricercatori dell’Università del Nebraska-Lincoln e pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, ha quantificato per la prima volta il fenomeno con dati impressionanti. Utilizzando tecniche di microscopia elettronica e spettroscopia avanzata, i ricercatori hanno evidenziato che bastano tre minuti di esposizione al microonde perché un solo centimetro quadrato di contenitore di plastica rilasci fino a 4,22 milioni di microplastiche e 2,11 miliardi di nanoparticelle direttamente nel cibo che si sta scaldando. I dati indicano un collegamento diretto tra esposizione termica e contaminazione alimentare, attraverso meccanismi fisico-chimici in grado di condizionare nel tempo la salute dell’apparato digerente, endocrino e cardiovascolare.

Come tutelarsi

Gli esperti, alla luce di questi dati, indicano alcune contromisure efficaci: trasferire sempre il cibo in un piatto di ceramica o in una ciotola di vetro prima di scaldarlo al microonde, evitare di riscaldare alimenti grassi o acidi nei contenitori monouso da asporto, o utilizzare appositi contenitori in vetro borosilicato con coperchio in silicone alimentare. E se proprio non si vuole rinunciare alla praticità dei contenitori di plastica? Basta non usarli mai nel microonde e limitarli alla conservazione a freddo in frigorifero: anche questo piccolo gesto, secondo i ricercatori, riduce drasticamente l’esposizione quotidiana alle microplastiche.