L’uomo che chiamò sorelle tutte le creature: il Francesco di Aldo Cazzullo

Con Francesco. Il primo italiano, Aldo Cazzullo affronta una delle figure più luminose e insieme più complesse della storia occidentale, scegliendo una strada rigorosa e insieme profondamente narrativa. Non è un libro devozionale, né una semplice biografia: è un’indagine sull’uomo che ha cambiato per sempre il modo di pensare Dio, l’uomo, la natura e persino l’Italia. Lavorando direttamente sulle fonti medievali – a partire dalla prima biografia di Tommaso da Celano, poi condannata al rogo – e dialogando con gli studi di Jacques Le Goff e Chiara Frugoni, Cazzullo restituisce un Francesco vivo, contraddittorio, rivoluzionario. Un uomo che non appartiene solo alla Chiesa, ma all’umanità intera. E che oggi, in un tempo di crisi, parla forse più forte che mai.

L’uomo che ha inventato l’Italia

Definire Francesco “il primo italiano” non è una provocazione, ma una chiave di lettura. Francesco d’Assisi è tale perché scrive la prima grande poesia in volgare, il Cantico delle Creature; perché percorre l’Italia quando l’Italia ancora non esiste; perché inventa il presepe; perché mette al centro valori che diventeranno fondativi dell’identità italiana: la cortesia, l’amore per il prossimo, il rispetto per tutte le creature, il sorriso come forma di resistenza al dolore. Cazzullo mostra come Francesco non sia solo un santo, ma un punto di origine culturale. Non a caso, è da lui che si irradia un modo nuovo di sentire la lingua, l’arte, la relazione tra spirito e mondo. Francesco non fugge dalla realtà: la attraversa, la spoglia, la rende essenziale.

Una vita che è rottura e scelta radicale

Il libro segue Francesco nella sua traiettoria umana prima ancora che spirituale. La giovinezza segnata dai sogni cavallereschi, il rapporto conflittuale con il padre, la rottura clamorosa che culmina nella spoliazione pubblica, il rifiuto del denaro e del potere. Ma Cazzullo evita ogni agiografia: Francesco non è un uomo pacificato, è un uomo inquieto, che cerca, sbaglia, soffre. Vuole restare laico, non fondare un ordine potente, non diventare un’icona. È proprio questo, sottolinea l’autore, a renderlo così radicale e così moderno. Francesco non costruisce un sistema: costruisce un esempio. E paga il prezzo di questa scelta con la solitudine, la malattia, il sospetto.

Le stimmate e il grande enigma

Uno dei passaggi più intensi del libro riguarda il mistero delle stimmate. Cazzullo non offre risposte definitive, ma pone la domanda che attraversa secoli di interpretazioni: miracolo autentico o costruzione successiva della Chiesa per “celestializzare” Francesco e allontanarlo dalla terra? In questa ambiguità si gioca gran parte della forza del personaggio. Francesco è talmente umano da risultare scomodo. Talmente vicino alla sofferenza degli ultimi da non poter essere contenuto facilmente in una teologia ordinata. Le stimmate diventano così un confine: tra cielo e terra, tra rivoluzione e istituzione, tra radicalità e addomesticamento.

Francesco e i suoi eredi

Cazzullo allarga lo sguardo e segue il filo del francescanesimo lungo i secoli, mostrando come Francesco abbia continuato a vivere attraverso altri grandi protagonisti della storia. Sant’Antonio, Giotto, Dante: ciascuno di loro raccoglie e trasforma un frammento del suo messaggio. Giotto lo fa con le immagini, restituendo al sacro la carne, lo spazio, la profondità psicologica; Dante con la lingua, facendo del volgare lo strumento per raccontare l’amore di Dio; fino ad arrivare a papa Bergoglio, il primo a scegliere il nome Francesco, segno di una continuità che attraversa i secoli. In questo percorso, Francesco diventa una forza culturale, non solo religiosa.

Giotto, Dante e la nascita del moderno

Particolarmente affascinante è il dialogo che il libro costruisce tra Francesco, Giotto e Dante. Tre figure che, ciascuna nel proprio linguaggio, fonda una nuova visione del mondo. Giotto “riduce al moderno” l’arte, liberandola dal bizantino; Dante costruisce una lingua che diventa patria; Francesco inventa un’etica fondata sull’amore per tutte le creature, compresa la morte. Cazzullo mostra come questi tre pilastri siano inseparabili e come l’Italia, prima ancora di essere uno Stato, sia stata una visione culturale e spirituale. Una visione che nasce dal basso, dal popolo, dalla lingua parlata, dalla compassione.

La parte migliore di noi

Il cuore del libro è racchiuso in una frase che Cazzullo ripete come una dichiarazione civile prima ancora che letteraria: «San Francesco è la parte migliore di noi». Non perché sia irraggiungibile, ma perché è imitabile. Non perché sia perfetto, ma perché è umano fino in fondo. Francesco non salva dando una moneta al povero, ma stringendogli la mano. Non predica l’amore per la natura come astrazione, ma chiamando sorelle tutte le creature. In un tempo segnato da individualismo, paura e chiusura, il messaggio francescano torna a essere una bussola. Cazzullo non scrive un libro sul passato: scrive un libro sul presente, usando Francesco come specchio.

Un libro necessario oggi

Francesco. Il primo italiano è un saggio che si legge come un racconto, un racconto che interpella il lettore senza retorica. È lucido e commovente, come ha scritto Teresa Ciabatti, perché non idealizza, ma comprende. In occasione degli ottocento anni dalla morte del santo, Cazzullo ci ricorda che Francesco non è morto affatto. È qui, ogni volta che scegliamo l’amore invece del possesso, la relazione invece del dominio, la responsabilità condivisa invece della solitudine. Se è vero che uomini come lui nascono una volta ogni mille anni, allora questo libro ci aiuta a capire perché Francesco continua a parlarci. E perché, forse, abbiamo ancora bisogno di ascoltarlo.