Sotto la grandine, la musica scalda Vicari: la serata della Corale ASMU

Ieri sera, sabato 10 gennaio, Vicari ha scelto di non farsi intimorire dal meteo. Fuori freddo e grandine si abbattevano sulla zona con forza, dentro il Teatro Comunale di Vicari si respirava un’altra temperatura: quella di una comunità raccolta, partecipe, con un teatro pienissimo nonostante le condizioni atmosferiche avverse.

Protagonista della serata è stata l’Associazione Siciliana Musica per l’Uomo con la sua Corale, che ha portato sul palco uno spettacolo costruito come un vero percorso narrativo. In programma, l’esecuzione di alcune celebri colonne sonore, capaci di evocare immagini e ricordi condivisi, e a conclusione canti natalizi, che hanno restituito al pubblico un senso di luce e di raccoglimento, andando oltre il semplice calendario liturgico.

A guidare la Corale è stato il maestro Ildebrando D’Angelo, protagonista di una direzione attenta e rigorosa. La prova dell’ensemble è stata decisamente positiva: voci compatte, buon equilibrio tra le sezioni, attenzione alle dinamiche e una tenuta complessiva che ha retto dall’inizio alla fine. Non era scontato, in un contesto emotivamente così denso e davanti a un teatro gremito. E invece la Corale ha saputo affrontare il palco con maturità, restituendo al pubblico uno spettacolo solido, sentito, credibile.

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Ma la serata non è stata solo musica. Sul palcoscenico è entrata anche la parola, e lo ha fatto con forza grazie a Liana D’Angelo, che ha portato in scena due monologhi intensi e profondamente legati al tempo che stiamo vivendo.

Il primo è stato dedicato a Biagio Conte, di cui domani, 12 gennaio, ricorre il terzo anniversario della morte. Un omaggio sobrio e partecipato, che ha riportato al centro la testimonianza di una vita spesa accanto agli ultimi, senza retorica, ma con rispetto e silenzio.

Il secondo monologo ha avuto come protagonista San Francesco d’Assisi, collegandosi a un momento simbolico significativo: proprio il 10 gennaio si apre infatti l’anno giubilare dedicato al Poverello di Assisi. Un richiamo che ha dato alla serata una dimensione spirituale profonda, fatta di essenzialità, pace e attenzione all’uomo.

Uno dei momenti più toccanti dello spettacolo è arrivato con il testo poetico di Rosalia Di Noto dedicato alle solfare della zona, luoghi che nel passato hanno segnato in modo drammatico intere comunità, facendo “piangere tante mamme” per il destino dei propri figli, consumati dal lavoro nelle miniere. Quel testo è stato musicato dal maestro Ildebrando D’Angelo e recitato da Liana D’Angelo, trasformandosi in un frammento di memoria collettiva capace di imporre un silenzio carico di ascolto e rispetto.

A rendere la serata ancora più significativa è stato il suo valore umano e identitario. A volere fortemente questo appuntamento a Vicari sono stati infatti Nino Macaluso e Francesca Rubino, entrambi membri della Corale ma originari proprio di Vicari. Per loro, quella di ieri non è stata solo un’esibizione: è stata un ritorno alle origini, un modo per riportare nella propria terra un’esperienza musicale e culturale maturata altrove.

Già nel primo pomeriggio, all’arrivo dei soci dell’Associazione, Nino e Francesca hanno voluto mostrare il loro legame profondo con la città, accompagnando la Corale nella visita di alcuni luoghi simbolo di Vicari. Un gesto semplice ma eloquente, che ha trasformato la trasferta in un momento di condivisione autentica, fatto di memoria, appartenenza e orgoglio.

Al termine dello spettacolo, il sindaco di Vicari, Antonio Miceli, ha ringraziato l’Associazione e tutti i protagonisti della serata. Nel suo intervento ha voluto sottolineare come il testo sulle solfare lo abbia colpito in modo particolare: da nativo di Lercara, ha spiegato, quelle parole lo hanno riportato indietro nel tempo, ai racconti ascoltati dai nonni e da chi quelle storie le aveva vissute davvero, quando i bambini delle miniere erano una ferita aperta nelle comunità dell’entroterra.

Così, nonostante la grandine e il freddo, Vicari ha vissuto una serata calda di significati. Musica, parola, memoria e identità si sono intrecciate sul palco, e la Corale dell’Associazione Siciliana Musica per l’Uomo ha dimostrato come uno spettacolo possa essere, insieme, arte e restituzione, bellezza e responsabilità.