La Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore, cuore spirituale e simbolico di Cefalù, si è fatta ieri casa accogliente e luogo di alta testimonianza civile e cristiana in occasione della visita del Presidente della Repubblica. A rivolgergli il saluto ufficiale, denso di memoria, visione e profezia, è stato il Vescovo di Cefalù, che ha aperto il suo intervento con parole semplici e insieme cariche di significato:
«Carissimi, benvenuti in questa Basilica Cattedrale, una casa che accoglie tutti».
Rivolgendosi direttamente al Capo dello Stato, il presule ha espresso a nome dell’intera Chiesa cefaludense un’accoglienza segnata da rispetto e commozione:
«Illustre Signor Presidente, con profondo rispetto e sincera commozione, a nome di tutta la Chiesa di Cefalù le porgo il più cordiale benvenuto fra le mura secolari della nostra Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore, nota anche come Basilica della Trasfigurazione. La sua presenza ci onora profondamente e apre i nostri cuori e le nostre coscienze alla speranza».
Il Vescovo ha poi richiamato una delle parole più alte pronunciate dal Presidente nel giorno del giuramento, riconoscendone il valore educativo e morale:
«Lei è per tutti noi maestro nell’insegnare e nel testimoniare che “l’impegno di noi tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze”, sotto lo sguardo benedicente del Cristo Pantocratore».
Non solo la storia personale di un uomo delle istituzioni, ma una testimonianza esemplare di valori profondi entra simbolicamente nella Cattedrale normanna:
«Oggi entra in questa Basilica non solo la storia di un uomo e della sua famiglia, protagonisti a pieno titolo della storia della nostra Repubblica, ma anche un autorevole testimone di un ricchissimo mosaico di valori umani e cristiani, vissuti con sobrietà e coerenza fino al sacrificio, sempre saldamente ancorati al Vangelo».
Una testimonianza, ha sottolineato il Vescovo, mai chiusa nell’intimismo né piegata alla propaganda:
«Una testimonianza mai ripiegata in uno sterile intimismo e mai esibita come slogan o strumento di propaganda, ma offerta come servizio silenzioso e fedele al bene comune».
Il riferimento alle radici familiari e formative del Presidente ha dato ulteriore profondità al ritratto tracciato:
«Il suo formarsi alla scuola di papà Bernardo e di mamma Maria, l’incontro con figure come don Primo Mazzolari, don Luigi Sturzo, Giorgio La Pira, De Gasperi e Aldo Moro, insieme all’esperienza vissuta nell’Azione Cattolica, hanno generato in lei rigore morale, onestà intellettuale, equilibrio e misura in ogni parola e in ogni gesto».
Da questa scuola di vita è scaturito, ha ricordato il Vescovo, un netto rifiuto di ogni violenza e di ogni deriva ideologica:
«Ne è scaturito un rifiuto di ogni forma di violenza, di fascismo, di nazionalismo e di militarismo, a tutela della democrazia, della libertà, della dignità umana e della giustizia sociale, sostenuto dalla forza della parresìa evangelica di fronte a ogni sorta di male».
Un passaggio particolarmente sentito è stato dedicato all’attenzione del Presidente verso le aree interne del Paese:
«Desidero esprimerle un sentito ringraziamento per la costante e attenta sollecitudine che ha riservato alle aree interne, riconoscendone il valore umano, culturale e sociale e richiamando con forza la necessità di non lasciarle ai margini dei processi di sviluppo».
In questo orizzonte si inserisce il tema dell’università come motore di rinascita:
«Proprio nei territori segnati dallo spopolamento giovanile, l’università rappresenta un volano di rinascita culturale e sociale. Per questo, qui a Cefalù, insieme alla Fondazione Istituto Giglio, ho fortemente sollecitato la presenza di un polo universitario».
Da qui lo sguardo si è allargato al Mediterraneo e al dramma del nostro tempo:
«Mediterraneo, mare di pace? È una domanda oceanica. In molte parti del mondo soffiano impetuosi venti di guerra che generano paura, e la paura è uno degli ingredienti principali di ogni conflitto».
Un richiamo diretto, infine, al linguaggio pubblico e politico:
«Siamo chiamati, come lei ci ha ricordato nel discorso di fine anno, a disarmare le parole e a progettare un nuovo modus vivendi».
A suggellare l’intervento, le parole profetiche di Giorgio La Pira, “illustre siciliano”, affidate come consegna per il futuro:
«L’uomo mediterraneo, la civiltà e la cultura mediterranea hanno ancora oggi e avranno nei secoli una funzione permanente per l’edificazione della storia nuova del mondo».
Il saluto conclusivo è stato un auspicio condiviso, civile e spirituale insieme:
«Vogliamo essere, insieme con lei, carissimo Presidente, con le autorità e con ogni cittadino, un popolo che si riconosce comunità e cammina con rinnovata speranza verso un futuro di serenità e di pace. Buon convegno a tutti».















