La Festa di San Biagio rappresenta uno degli appuntamenti più profondamente radicati nella tradizione religiosa e nella memoria collettiva della comunità cefaludese. Anche quest’anno, il 3 febbraio, la ricorrenza sarà solennemente celebrata nella suggestiva chiesetta rurale della contrada che porta il nome del santo, mentre il tradizionale rito della Benedizione della Gola sarà impartito anche nelle parrocchie cittadine, a testimonianza di una devozione diffusa e condivisa.
Dedicata a San Biagio, vescovo e martire, la festa unisce liturgia, pietà popolare e storia, rinnovando un legame secolare tra il santo protettore e il territorio. Momento centrale delle celebrazioni è la benedizione della gola, gesto liturgico di antica origine, profondamente radicato nella fede del popolo, invocazione di protezione contro i mali della gola e delle vie respiratorie.
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Il programma delle celebrazioni
Nel giorno liturgico di San Biagio, lunedì 3 febbraio 2025, sono previste due celebrazioni eucaristiche presso la chiesa della contrada:
- Ore 11.00 – Santa Messa con Benedizione della Gola
- Ore 18.30 – Santa Messa con Benedizione della Gola
Maggiori dettagli in seguito.
Intanto, Il Parroco, don Pietro Piaraino, in rettifica di quanto comunicato sabato e domenica, sabato 31 la messa alle 18,00 sarà celebrata in Parrocchia (Spirito Santo alla Spinito) e non a San Biagio.
San Biagio: storia, devozione e tradizione
San Biagio è una delle figure più venerate della cristianità orientale e occidentale. Vescovo di Sebaste, in Armenia, visse tra il III e il IV secolo, nel tempo che precedette e accompagnò la cosiddetta pax costantiniana. La tradizione lo ricorda come medico prima della sua elezione episcopale e come pastore zelante, profondamente dedito alla cura delle anime e dei corpi.
La sua fama di protettore della gola trae origine dall’episodio miracoloso della guarigione di un bambino che rischiava di soffocare a causa di una lisca conficcata nella gola. Da questo evento scaturì il rito della benedizione, compiuto mediante due candele incrociate, che ancora oggi accompagna la memoria liturgica del santo.
Arrestato durante le persecuzioni contro i cristiani, San Biagio subì il martirio nel 316 d.C.: secondo le fonti agiografiche, fu torturato con pettini di ferro e infine decapitato per non aver rinnegato la fede in Cristo. Il suo culto è diffuso sia nella Chiesa cattolica sia in quella ortodossa, e il santo è annoverato tra i Quattordici Santi Ausiliatori, invocati per la guarigione da specifiche malattie.
La Chiesa di San Biagio a Cefalù: storia e spiritualità
La Chiesa di San Biagio, appartenente al territorio della Parrocchia dello Spirito Santo, sorge in una posizione di straordinaria suggestione paesaggistica e spirituale. È raggiungibile seguendo le indicazioni per Campella e svoltando al bivio dedicato al santo. L’edificio si colloca nella vallata attraversata dal torrente San Biagio, ai piedi dell’omonimo colle, in prossimità del bosco di Gibilmanna.
Di origine medievale, la chiesa presenta una struttura semplice e armoniosa: una navata unica con abside semicircolare orientata ad oriente, copertura lignea sostenuta da capriate e monofore laterali che filtrano la luce naturale, creando un’atmosfera di raccoglimento e silenziosa contemplazione.
Un patrimonio artistico di grande valore
All’interno, la chiesa custodisce un pregevole ciclo di affreschi del XV secolo, ispirato agli schemi iconografici della grande tradizione normanna. Tra le raffigurazioni più significative si distinguono il Cristo Pantocratore benedicente, in evidente dialogo iconografico con il celebre mosaico della Cattedrale di Cefalù, il collegio apostolico disposto attorno alla croce centrale, i Profeti e le Sibille nell’arco absidale.
Completano il ciclo scene dell’Annunciazione, figure di santi vescovi e diaconi – tra cui San Nicola di Bari, San Gregorio Magno e Santo Stefano – immagini di Sant’Onofrio e della Vergine del Soccorso, nonché una significativa rappresentazione di San Biagio accompagnata da episodi della sua vita. Gli affreschi testimoniano la diffusione in Sicilia della cultura artistica valenziana e catalana e sono attribuiti a un maestro attivo nell’area siracusana, noto come il “Maestro di San Martino”.
Un luogo di devozione e comunità
La devozione a San Biagio a Cefalù è viva e operante, sostenuta nel tempo dall’impegno di volontari e associazioni che curano la chiesa e il contesto ambientale circostante. Particolarmente significativo è il legame con le comunità scout MASCI e AGESCI, da anni impegnate nella valorizzazione del sito e nella trasmissione della tradizione alle nuove generazioni.
Nei pressi della chiesa si conservano inoltre strutture storiche legate alla presenza dei Domenicani, insediatisi nell’area nel 1521 e successivamente ritornati nel Cinquecento grazie all’opera di Girolamo Vitale. Il complesso, riconosciuto nei secoli come beneficio semplice connesso all’Arcidiaconato di Cefalù, pur segnato oggi da alcune condizioni di degrado, continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per la vita religiosa e culturale della città.
Fonte: N. Marino, «Cefalù: la chiesa agreste di S. Biagio», in Le Madonie, 4, 1-15 aprile 1999; in I Tesori Architettonici nel Parco delle Madonie, a cura di Giuseppe Antista.















