La Parola e la Cattedra: segni costitutivi della Chiesa che celebra
La benedizione della nuova Cattedra e del nuovo Ambone della Basilica Cattedrale di Cefalù, celebrata durante la solenne Eucaristia presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Marciante, Domenica 15 Febbraio ore 11.30, non rappresenta un semplice adeguamento architettonico o funzionale dello spazio liturgico, ma un atto eminentemente ecclesiologico e teologico. In questi due poli – la cattedra e l’ambone – si manifesta visibilmente la Chiesa che ascolta, annuncia e insegna, radunata attorno al suo Vescovo.
L’Ambone: il luogo della Parola che convoca
Nella tradizione cristiana, l’ambone non è mai stato un arredo secondario. Esso nasce come luogo elevato, segno della trascendenza della Parola di Dio che, proclamata, discende per incontrare il popolo. Già il libro di Neemia descrive Esdra che proclama la Legge “da una tribuna di legno costruita per l’occasione” (Ne 8,4): la Parola, letta e spiegata, genera il popolo di Dio.
I Padri della Chiesa hanno colto con profondità questo mistero. Sant’Agostino, commentando la proclamazione delle Scritture, afferma che “la voce del lettore è lo strumento, ma è Dio stesso che parla ai cuori” (cfr. Sermones). L’ambone, dunque, non è semplicemente il luogo del lettore, ma il segno sacramentale della presenza operante del Verbo, che interpella, giudica e consola.
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Nel pensiero di Gregorio Magno, la predicazione autentica nasce dall’ascolto: il ministro sale all’ambone solo dopo essersi lasciato ferire dalla Parola. Per questo l’ambone è anche simbolo di responsabilità: da esso si annuncia una Parola che non appartiene a chi la proclama, ma alla Chiesa tutta.
La Cattedra: il segno del magistero e della comunione
Se l’ambone è il luogo della Parola proclamata, la cattedra è il luogo della Parola interpretata e custodita nella comunione ecclesiale. Essa è, per definizione, il segno del ministero episcopale, da cui la chiesa principale della diocesi prende il nome di cattedrale.
Sant’Ignazio di Antiochia ricorda che dove è il Vescovo, lì è la Chiesa (Ad Smyrnaeos). La cattedra non indica un potere mondano, ma il servizio dell’unità e della fede apostolica. Da essa il Vescovo presiede l’Eucaristia, insegna, ammonisce e conferma i fratelli nella fede, in continuità con la missione ricevuta dagli Apostoli.
In questa prospettiva, la cattedra è inseparabile dalla croce: come ricorda San Cipriano di Cartagine, l’episcopato è uno e indiviso, partecipazione alla sollecitudine di Cristo Pastore. Sedendo in cattedra, il Vescovo non si pone al di sopra del popolo, ma in mezzo ad esso, come garante della fedeltà al Vangelo.
Ambone e Cattedra: una sola dinamica salvifica
La collocazione e la benedizione congiunta di ambone e cattedra durante la celebrazione eucaristica rendono visibile una verità fondamentale: la Parola annunciata e la Parola interpretata non possono essere separate. L’una senza l’altra rischierebbe di diventare muta o arbitraria.
Come insegna il Concilio Vaticano II, Cristo è presente nella sua Chiesa “nella Parola, poiché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (Sacrosanctum Concilium, 7). Ma è lo stesso Cristo che affida agli Apostoli e ai loro successori il compito di insegnare “in suo nome”.
Un segno per la Chiesa di oggi
La benedizione della nuova cattedra e del nuovo ambone nella Basilica Cattedrale di Cefalù assume, dunque, un valore che supera l’evento locale. È un richiamo eloquente alla centralità della Parola di Dio, proclamata con dignità, e del ministero episcopale, esercitato come servizio alla comunione e alla verità.
In un tempo segnato da frammentazione e disorientamento, questi due segni liturgici ricordano che la Chiesa vive dell’ascolto e dell’obbedienza: ascolto della Parola che salva, obbedienza alla Tradizione viva che la custodisce. Là dove ambone e cattedra dialogano armonicamente, la Chiesa continua ad essere ciò che è chiamata ad essere: corpo radunato dalla Parola e guidato dallo Spirito.
















