Si sono conclusi ieri, con la solenne celebrazione pontificale in Cattedrale, i festeggiamenti in onore di San Castrense, Patrono della Città di Monreale e dell’Arcidiocesi. Un appuntamento che ogni anno rinnova il legame profondo tra la comunità monrealese, la sua storia millenaria e la testimonianza luminosa del suo Santo.
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La processione e le Autorità presenti
Il solenne pontificale è stato preceduto dalla processione che ha condotto l’urna argentea contenente le reliquie del Santo – sulla quale ancora oggi si legge l’epigrafe «San Castrense, eterno baluardo della città di Monreale» – dalla chiesa a lui dedicata fino alla Basilica Cattedrale.
Alla celebrazione hanno preso parte le autorità civili e militari del territorio: il Sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono; la Confraternita di San Castrense con il Parroco Don Antonio Crupi; il Comandante della Compagnia Carabinieri di Monreale, Capitano Niko Giaquinto; il Comandante della Stazione di Monreale, Luogotenente Antonio La Rocca; assessori e consiglieri comunali. Presenti altresì le confraternite cittadine.
Presidente della Confraternita di San Castrenze è Marcello Tarallo.
Confraternita Maria Santissima Addolorata di Molara Palermo.
La Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Monreale ha partecipato con sentita adesione alla processione e ai momenti liturgici conclusivi, alla presenza dei soci e del Presidente Giuseppe Cortigiani, a conferma di una tradizione di devozione che intreccia fede, senso dello Stato e servizio alla collettività.
La celebrazione eucaristica è stata officiata nel Duomo di Monreale dall’Arcivescovo, S.E. Mons. Gualtiero Isacchi, alla presenza di numerosi fedeli e con l’animazione liturgica delle corali parrocchiali.
San Castrense e la memoria storica della città normanna
La figura di San Castrense è intimamente legata alla storia normanna di Monreale. Secondo la tradizione, l’arcivescovo di Capua Alfano, accompagnando a Palermo la principessa Giovanna – figlia di Enrico II d’Inghilterra e sorella di Riccardo “Cuor di Leone” – portò in dono nuziale al re Guglielmo II il corpo del Santo, privo della testa rimasta a Capua. Da allora la sua presenza ha segnato spiritualmente la città, divenendone presidio identitario e simbolo di protezione.
Il messaggio dell’Arcivescovo: la via maestra del servizio
Nella sua omelia, pronunciata in occasione della quarta solennità vissuta come Arcivescovo di Monreale, Mons. Isacchi ha richiamato gli Acta Sanctorum, evidenziando in San Castrense «la capacità di vivere l’amore e di stare dentro la fatica, superando la prova grazie alla carità verso Dio e verso il prossimo».
Con parole incisive, il Presule ha indicato nella dimensione del servizio il cuore della testimonianza cristiana:
«È nell’esperienza del servizio che ognuno di noi scopre l’originalità di se stesso. La via del servizio è una via maestra per l’esperienza di fede, così come ci insegna il nostro Santo Patrono».
Un appello diretto alla comunità ecclesiale e civile:
«Spendiamoci per le sorelle e i fratelli bisognosi. Lasciamoci scavare dentro dall’esigenza dell’evangelizzazione e della testimonianza».
Richiamando ancora gli Acta, l’Arcivescovo ha ricordato come attorno al Santo vi fossero uomini «che si distinguevano per la nobiltà dei loro costumi e dei loro valori», invitando i cristiani di oggi a interrogarsi sulla propria riconoscibilità:
«Domandiamoci anche noi cristiani di Monreale in che cosa siamo riconoscibili. Non viviamo nell’anonimato per una interpretazione individualistica del nostro credo. Recuperiamo la concretezza del credere, per essere illuminanti in questo mondo».
Il cuore del messaggio è stato il richiamo a una relazione stabile con Cristo, capace di permeare ogni ambito dell’esistenza:
«Rimaniamo nell’amore del Signore. Gesù domanda una relazione intima e stabile da vivere con tutti gli altri: radicati nel suo amore, viviamo la nostra vita quotidiana, il lavoro, la famiglia, le relazioni e anche la morte».
In un passaggio di forte densità evangelica, il Presule ha ribadito:
«Amarsi gli uni gli altri diventa una necessità inscindibile dall’esperienza del servizio. Chi non ama il fratello che vede, non può amare un Dio che non vede».
E ha concluso con un’esortazione che unisce dimensione spirituale e responsabilità sociale:
«Essere cristiano significa vivere la storia con un’influenza sui più fragili ed emarginati, esercitando la propria responsabilità: non c’è spazio per l’autoreferenzialità. San Castrense sia per noi motivo di rinnovato slancio nel vivere la fraternità e nel servizio sociale e civile».
La benedizione dell’urna e il segno della continuità
Al termine della celebrazione, Mons. Isacchi ha impartito la tradizionale benedizione all’urna d’argento contenente le reliquie del Santo, elevando una preghiera che ha suggellato i giorni di festa in un clima di intensa partecipazione spirituale.
La solennità di San Castrense si conferma così non soltanto memoria liturgica, ma autentico momento di coesione cittadina: un intreccio armonioso di fede, istituzioni e testimonianza concreta, nel quale la storia e il presente di Monreale continuano a riconoscersi sotto la protezione del suo «eterno baluardo».
Paolo Taormina, giornalista




















