Sal Da Vinci trionfa a Sanremo 2026: “Per sempre sì” conquista l’Ariston

Sal Da Vinci trionfa a Sanremo 2026: “Per sempre sì” conquista l’Ariston. La 76ª edizione del Festival si chiude con il suo nome scritto in cima alla classifica, dopo una notte lunga, densa, con l’orchestra che trattiene il fiato e il pubblico che aspetta in piedi. La sua canzone è una promessa semplice, un sì che parla di matrimonio, di legami che resistono, di mani che si cercano quando la musica si spegne. Il risultato finale tiene insieme televoto, sala stampa e radio. Nessuna fuga, nessun distacco abissale, ma un consenso compatto che lo spinge davanti a Sayf e Ditonellapiaga. Sul palco l’emozione è visibile, la voce trema appena, poi si assesta. Ringrazia, dedica la vittoria a Napoli. L’Ariston risponde con un applauso lungo, pieno. È una vittoria che arriva dopo anni di carriera, teatro, televisione, musica popolare e melodica, serate nei palazzetti e piazze che conoscono a memoria i suoi ritornelli.

Una gara combattuta fino all’ultimo voto

La classifica finale racconta un Festival aperto. Sayf con “Tu mi piaci tanto” resta incollato fino all’ultimo, Ditonellapiaga con “Che fastidio!” si prende il podio e anche il premio per il miglior componimento musicale. Il sistema di voto, diviso quasi in parti uguali tra pubblico, stampa e radio, evita strappi clamorosi. In platea si commenta a bassa voce, qualcuno controlla il telefono, altri rivedono mentalmente le esibizioni. La sensazione è che quest’anno abbia contato la coerenza del percorso, la tenuta nelle cinque serate, non solo il colpo di teatro dell’ultima esibizione. “Per sempre sì” cresce ascolto dopo ascolto. Non è un brano urlato, non cerca effetti speciali. Si affida alla melodia e a un testo diretto, senza giri larghi. Nella serata delle cover aveva già mostrato solidità, poi la finale lo consacra. Quando arriva l’annuncio, l’Ariston trattiene un secondo di silenzio. Poi esplode.

I premi e le altre voci del Festival

La 76ª edizione lascia sul tavolo anche altri riconoscimenti. Il premio per il miglior testo va a “Male necessario” di Fedez e Masini, la sala stampa sceglie Serena Brancale con “Qui con me”, mentre il premio della critica finisce a Fulminacci per “Stupida sfortuna”. Segnali diversi, gusti che non coincidono del tutto, come sempre accade. È la fotografia di un Festival che tiene insieme generazioni, radio commerciali e ascoltatori più esigenti. Carlo Conti guida la macchina con ritmo asciutto, senza sbavature. Dietro le quinte tecnici che corrono, cavi arrotolati in fretta, microfoni passati di mano in mano. Fuori dal teatro, gruppi di fan aspettano un autografo, qualcuno canta già il ritornello del vincitore. Sanremo, in quei minuti, è un piccolo mondo chiuso, ma intorno l’Italia guarda. Nei bar, nei salotti, nei circoli di provincia con la televisione appesa al muro, la serata scorre tra commenti e messaggi vocali.

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Una carriera lunga, tra New York e Napoli

Sal Da Vinci nasce a New York nel 1969, ma il suo percorso artistico è legato a doppio filo a Napoli. Teatro musicale, fiction televisive, dischi che hanno girato per anni nelle case del Sud. A Sanremo era già arrivato nel 2009, terzo con “Non riesco a farti innamorare”. Poi il successo recente di “Rossetto e caffè” nel 2024, brano diventato colonna sonora di matrimoni e feste di piazza. Questa vittoria non arriva all’improvviso. È il punto di un cammino lungo, fatto di sale prove, tournée, palchi più piccoli prima di quelli grandi. Sul palco dell’Ariston porta la sua cifra: melodia ampia, voce che sa farsi racconto, gesto misurato. Non cerca la provocazione. Sta fermo al centro e canta. È un modo di stare in scena che appartiene a una tradizione precisa, quella della canzone italiana che punta sull’emozione diretta. Napoli lo aspetta già per festeggiare, tra balconi illuminati e stereo aperti.

Verso l’Eurovision, con lo stesso sì

La vittoria al Festival significa anche una cosa concreta: “Per sempre sì” rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di maggio, a Vienna. Una platea internazionale, pubblico vasto, dinamiche diverse rispetto all’Ariston. Lì contano scenografia, immediatezza, capacità di farsi capire anche oltre la lingua. Il brano celebra il matrimonio, ma dentro c’è un tema universale: scegliere ogni giorno di restare. La sfida sarà portare quella promessa fuori dai confini italiani, davanti a un pubblico che ascolta e vota in poche ore. Intanto, in Italia, la canzone gira già in radio, entra nelle playlist, viene condivisa sui social. Sanremo si chiude con un sì pronunciato forte. Sal Da Vinci vince, Napoli si riconosce, il Festival archivia un’altra edizione lasciando sul tavolo discussioni, applausi e qualche delusione. Resta la fotografia di una notte in cui una melodia ha trovato spazio tra le luci dell’Ariston e si prepara a viaggiare più lontano.