Omelia del Vescovo di Cefalù in occasione della Santa Messa trasmessa su Raiuno

Nella Seconda Domenica di Quaresima, il Vescovo ha guidato i fedeli nel mistero della Trasfigurazione, evocando la “luce del Tabor” che «attraversa questa santa liturgia» e illumina la Chiesa raccolta attorno all’altare. La Cattedrale dedicata al Santissimo Salvatore , ha ricordato, diviene icona viva del monte santo, luogo di rivelazione e di silenzio adorante.

Dal deserto al monte: un itinerario di luce

«Domenica scorsa – ha detto – l’evangelista Matteo ci ha condotti nel deserto, dove abbiamo assistito alla lotta di Gesù contro le tentazioni del maligno, che voleva trascinarlo nella disobbedienza alla volontà del Padre. Oggi, invece, siamo portati su un altro monte, in disparte, per salire di quota nella vita spirituale e scoprire la folgorante bellezza di Cristo».

Il passaggio dal deserto al Tabor è descritto come pedagogia divina: prima la prova, poi la rivelazione; prima la lotta, poi la gloria. Con Pietro Apostolo, Giacomo il Maggiore e Giovanni Apostolo, anche i credenti sono chiamati a contemplare «un passaggio di luce che rivela la bellezza interiore del Maestro», la gloria che Egli aveva presso il Padre «prima che il mondo fosse».

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“Chi vede il Figlio vede il Padre”

Nel cuore dell’omelia, il Vescovo ha offerto una densa sintesi cristologica: «In quella luce i discepoli intuiscono la vera identità di Gesù, l’uomo-Dio nell’intima relazione con il Padre. Il Dio che abita una luce inaccessibile comunica agli uomini la sua luce nella carne segnata dalla passione e dalla morte. Chi vede il Figlio, vede il Padre; chi crede nel Figlio ed è battezzato entra nella stessa relazione filiale».

Gesù – ha proseguito – è «la piena e definitiva narrazione del volto di Dio». Il cristianesimo, pertanto, «è esperienza di luce e di bellezza, una vera filocalia, amore della bellezza». Se Dio è luce e Cristo è la luce del mondo, lo Spirito Santo è «la luce del cuore», che trasfigura interiormente il credente.

Il Battesimo, illuminazione e veste bianca

Rievocando la tradizione antica, il Vescovo ha ricordato che «i battezzati sono detti illuminati», perché immersi nella luce pasquale. Il segno della veste bianca indica il rivestirsi di Cristo. Citando Agostino d’Ippona, ha spiegato che «le vesti divenute bianche sono la Chiesa stessa», resa candida dalla misericordia divina: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, vi farò diventare bianchi come neve”.

La Trasfigurazione non è soltanto evento passato né promessa futura, ma dinamica presente: «La nostra vita – ha affermato – subisce una metamorfosi spirituale mediante l’effusione dello Spirito, l’assimilazione della Parola e la partecipazione al Corpo e al Sangue di Cristo». L’opera della grazia anticipa nella storia ciò che sarà compiuto nella risurrezione finale.

I “trasfigurati”: testimoni fino al dono di sé

Nella parte conclusiva, il presule ha evocato l’insegnamento di Giovanni Paolo II sui “trasfigurati”: «Sono i veri testimoni di Cristo, coloro che lo seguono nella vita e nella morte, che non antepongono nulla al suo amore, che si lasciano guidare dallo Spirito e amano fino al dono totale di sé, anche a costo del sangue».

Sono uomini e donne disposti a dare tutto senza pretendere nulla; vivono nell’amore e muoiono nel perdono; sono «i veri costruttori di pace». In essi, la luce del Tabor si rifrange nel quotidiano, trasformando la storia in anticipo di eternità.

L’omelia si è chiusa con un richiamo alla speranza escatologica: «Alla fine, quando Egli si sarà manifestato, saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è».

Così, dalla Cattedrale di Cefalù, la luce del Tabor si è diffusa nelle case attraverso le onde televisive, consegnando ai fedeli un messaggio limpido: la Quaresima non è solo ascesi, ma contemplazione; non solo combattimento, ma bellezza; non solo rinuncia, ma trasfigurazione nella santità, che è – come ricorda l’Apostolo – la volontà stessa di Dio.

La liturgia, presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Marciante è stata animata dal coro interparrocchiale diretto da don Pietro Piraino. All’organo il Maestro Diego Cannizzaro.
Hanno concelebrato il Vicario Generale Mons. Giuseppe Licciardi e Mons. Sebastiano Scelsi.
Molto belle le immagini di introduzione con la presentazione della Città di Cefalù.