Il 24 marzo a Cefalù si apre un nuovo sipario: debutta il Nuovo Teatro ASMU

Il 24 marzo a Cefalù si aprirà un nuovo sipario. Non sarà soltanto quello del Teatro comunale Cicero, ma anche quello di una nuova avventura culturale: la nascita del Nuovo Teatro ASMU, la sezione teatrale dell’Associazione Siciliana Musica per l’Uomo. A inaugurare questo percorso sarà lo spettacolo “Processo all’8 marzo”, scritto e diretto da Anna Enea (nella foto), che ne firma anche la regia. Un lavoro che nasce da un’esigenza precisa: usare il teatro come spazio di riflessione e di dialogo con il pubblico. In vista del debutto abbiamo incontrato proprio Anna Enea, che ci ha raccontato come sta nascendo questo nuovo progetto teatrale e quali emozioni accompagnano il gruppo nelle settimane che precedono la prima.

1. Il 24 marzo segnerà la presentazione ufficiale del Nuovo Teatro ASMU. Che cosa significa per te far parte di questa nuova sezione dell’Associazione Siciliana Musica per l’Uomo?
Sono entrata in ASMU circa due anni fa come corista e sin da subito ho percepito la grande serietà e la credibilità che questa Associazione ha costruito nel tempo. Parliamo di una realtà che ha alle spalle una storia importante e che da poco ha festeggiato i suoi 35 anni di attività. In questo contesto, quasi in modo naturale e senza forzature, è nata l’idea di creare una nuova sezione dedicata al teatro: il Nuovo Teatro ASMU. Da un lato mi sento orgogliosa di aver contribuito alla nascita di questa realtà, che rappresenta una sorta di “costola” dell’associazione madre. Dall’altro lato avverto anche una forte responsabilità: l’ASMU porta con sé un percorso lungo e prestigioso, mentre noi siamo una realtà agli inizi del suo cammino. Proprio per questo sentiamo il dovere di lavorare con impegno e rispetto per essere all’altezza di questa storia che abbiamo cominciato a scrivere, ma, allo stesso tempo, di aprire uno spazio nuovo in cui il teatro possa trovare la sua voce.

2. Come state vivendo queste settimane di preparazione? C’è un momento delle prove che ti ha colpito particolarmente o che ti ha fatto capire che sta nascendo qualcosa di speciale?
Queste settimane di preparazione si stanno svolgendo in un clima molto positivo e collaborativo: sereno, spontaneo, ma allo stesso tempo attraversato da una forte determinazione a fare bene. Durante le prove c’è molta vivacità, ma anche grande serietà nel lavoro. Tutti abbiamo chiaro l’obiettivo e ciascuno sta mettendo a disposizione del gruppo il meglio di sé. Mi sono resa conto fin dal primo giorno di prove che il gruppo aveva delle grandi potenzialità. La sceneggiatura è stata subito sentita come qualcosa di nostro: ogni attore l’ha fatta propria e, strada facendo, il testo si è arricchito grazie a piccoli suggerimenti che man mano arrivavano da parte degli attori o semplicemente all’ispirazione che mi veniva osservandoli in scena, trovando nuove idee e sfumature che aprivano nuove possibilità interpretative. È proprio in questi momenti che capisci che non stai solo preparando uno spettacolo, ma che sta nascendo qualcosa di più vivo, costruito insieme.

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3. Senza svelare troppo, che tipo di esperienza troverà il pubblico quando il sipario si aprirà al Teatro comunale di Cefalù?
Quando il sipario si aprirà, il pubblico non assisterà semplicemente a uno spettacolo teatrale, ma entrerà dentro una sorta di processo simbolico alla nostra coscienza collettiva. Senza spoilerare la messa in scena, posso dire che questo spettacolo nasce da un’esigenza molto semplice: avevamo qualcosa da dire. E abbiamo scelto il teatro come spazio in cui provare a dirlo insieme.
La nostra speranza è che arrivi al pubblico. Non necessariamente durante lo spettacolo, ma magari dopo, quando si torna a casa e si ripensa a quello che si è visto e ascoltato. Il teatro accende una luce. Poi sta a ciascuno di noi decidere se continuare a percorrere quella strada illuminata. Come scrivo nella prefazione del testo: “se questo lavoro funziona, non succederà mentre siamo sul palco. Succederà dopo”…” Il teatro, in fondo, non cambia il mondo. Ma può cambiare il modo in cui lo si guarda. E a volte è proprio da lì che tutto comincia…”

4. Il tuo nome è legato al teatro da tempo. Che cosa ti ha spinto a far parte di questa nuova avventura del Nuovo Teatro ASMU?
Il teatro fa parte della mia vita da molto tempo. Già ai tempi del liceo a Castellammare del Golfo, dove sono nata, avevo scoperto quanto la parola recitata potesse diventare uno strumento potente di espressione e di riflessione. Da allora ho continuato a coltivare questa passione: prima come lettrice, poi come attrice, seguendo corsi di dizione a Palermo e un percorso di tecniche teatrali a Exeter, in Gran Bretagna. Nel tempo ho avuto modo di interpretare autori molto diversi tra loro, dai classici come Terenzio a Pirandello, fino a Dürrenmatt, sempre con una predilezione per un teatro che non sia soltanto intrattenimento, ma anche pensiero critico. Da alcuni anni faccio parte dell’ASMU e canto nella corale “Maria Elisa Di Fatta”, diretta dal maestro Ildebrando D’Angelo. Quando si è presentata l’occasione di contribuire alla nascita di un nuovo progetto teatrale all’interno dell’Associazione, ho sentito che era il momento giusto per tornare sul palco e mettere questa passione al servizio di un’idea di teatro che sappia ancora interrogare la realtà.

5. Quando si lavora a uno spettacolo c’è sempre un’idea o un messaggio che guida tutto. Qual è il sentimento o il pensiero che vorresti arrivasse al pubblico?
Uno spettacolo, soprattutto quando affronta temi civili, non dovrebbe mai limitarsi a trasmettere un messaggio già confezionato. Il teatro, a mio avviso, ha un compito più scomodo: mettere in movimento il pensiero, creare uno spazio in cui ciò che consideriamo ovvio o acquisito possa essere osservato da una prospettiva diversa. Se dovessi dire cosa vorrei restasse allo spettatore uscendo dal teatro, direi questo: una lieve inquietudine, quella sensazione sottile che non permette di archiviare facilmente ciò che si è appena visto. Un’inquietudine che non pesa, ma che accompagna. Che torna magari il giorno dopo, in una conversazione, in una scelta, in un silenzio. Perché il punto non è ciò che accade sul palco, ma il momento in cui ci accorgiamo che quelle domande non riguardano solo la scena, ma il modo in cui ciascuno di noi attraversa la realtà ogni giorno.

6. Se dovessi descrivere con tre parole lo spirito del gruppo che sta preparando il debutto del 24 marzo, quali sceglieresti?
Impegno, perché il testo affronta temi delicati e ha richiesto da parte di tutti un lavoro serio, quasi artigianale, sulla parola e sul senso.
Leggerezza, non come superficialità, ma come capacità – tutta teatrale – di attraversare questioni complesse senza appesantirle, lasciando spazio alla lucidità, all’ironia e a quel respiro che permette al pubblico di avvicinarsi anche alle verità più scomode.
Passione, perché senza quella il teatro semplicemente non esisterebbe: è la scintilla che unisce prove, idee e differenze, e che speriamo illumini anche il pubblico la sera del debutto.

Il conto alla rovescia è ormai iniziato. Il Nuovo Teatro ASMU si prepara a salire per la prima volta sul palcoscenico del Teatro comunale Cicero di Cefalù martedì 24 marzo alle ore 18:30. Con “Processo all’8 marzo”, scritto e diretto da Anna Enea, prenderà forma il primo passo di questo nuovo cammino teatrale nato dentro l’Associazione Siciliana Musica per l’Uomo. Sarà il pubblico a scoprire fino in fondo ciò che il gruppo ha costruito in queste settimane di prove, tra passione, impegno e il desiderio di dare al teatro una nuova voce nella vita culturale della città.