Esistono luoghi nati per sfidare le leggi della fisica e del buon senso. Arroccato su una vertiginosa rupe calcarea che domina il Mar Ionio, esiste un borgo che sembra pronto a spiccare il volo da un momento all’altro. È Castelmola, una manciata di case color ocra sospese a 500 metri d’altezza, proprio sopra la mondana Taormina. Per la sua conformazione verticale e il fascino medievale intatto, è considerata la “Rocamadour siciliana”: un nido d’aquila dove lo sguardo spazia dalla costa calabra alla cima innevata dell’Etna in un unico, mozzafiato battito di ciglia.
Mylai: l’antica acropoli scavata nel tempo
Le radici di Castelmola affondano nel mito. Già nell’Età del Ferro, i Siculi scelsero questo masso a forma di “mola” (da cui il nome) per fondare Mylai, una fortezza inespugnabile che fungeva da vera e propria acropoli per la sottostante Taormina. La sua storia è un susseguirsi di assedi e rinascite: dai tiranni siracusani come Dionisio alle armate bizantine, fino all’arrivo dei Saraceni di Ibrahim II, che nel 902 devastarono l’abitato risparmiando solo il castello. Ogni dominazione ha lasciato un solco, trasformando il borgo in un palinsesto di pietra calcarea e lavica.
Un balcone sull’infinito: Piazza Sant’Antonino
Il cuore pulsante del borgo è Piazza Sant’Antonino, costruita nel 1954. Con la sua pavimentazione a mosaico bianco e nero e i sedili in pietra, è il salotto più panoramico dell’isola. Da qui, attraverso l’antico arco d’ingresso che un tempo segnava la fine di una ripida scalinata intagliata nella roccia, si accede a un labirinto di vicoli dove il tempo sembra essersi fermato al 1947, anno in cui il comune riacquistò l’autonomia amministrativa.
Il Castello e le Chiese: sentinelle tra cielo e mare
Sulla sommità del “cocuzzolo” resistono i ruderi del Castello di Mola, un tempo anello nevralgico della catena difensiva peloritana. Sebbene la lapide marmorea del X secolo ne attribuisca la costruzione a Costantino, stratega di Sicilia, molti storici ne retrodatano le fondamenta all’epoca romana.
Poco più in basso, l’architettura sacra rivela tesori inaspettati:
- Il Duomo di San Nicola di Bari: ricostruito negli anni ’30, è un mosaico di stili che vanno dal gotico all’arabo-normanno, con un belvedere che domina il Golfo di Naxos.
- La Chiesa di San Giorgio: custode del patrono, affascina con il suo campanile a pinnacoli piramidali e le misteriose catacombe scavate nella roccia viva.
- L’Annunziata: una perla dell’anno 1100, voluta da Ruggero il Normanno come ex-voto per la vittoria sui Saraceni.
Lo spirito del borgo: tra Lawrence e il Vino alla Mandorla
Castelmola non è solo storia, è anche leggenda e peccato. Si dice che proprio tra queste mulattiere sia nato il celebre romanzo “L’amante di Lady Chatterley”. Lo scrittore D.H. Lawrence si sarebbe ispirato alla condotta della moglie Frieda, che amava perdersi tra i vigneti molesi in compagnia di un giovane mulattiere locale.
E per chi cerca un’ebbrezza più letterale, Castelmola è la patria del Vino alla Mandorla. Inventato da Don Vincenzo Blandano ai primi del Novecento, questo liquore ambrato fonde le antiche tecniche greche di infusione con i sapori degli agrumi siciliani. Gustarlo all’Antico Caffè San Giorgio, tra gli album che raccolgono firme illustri dal 1907, è un rito di passaggio obbligatorio.
Sapori della terra generosa
Oltre al celebre nettare, il borgo delizia i visitatori con prodotti schietti:
- Cuddure: le caratteristiche ciambelle pasquali con le uova.
- Mandorle chiazziate: zuccherate e croccanti.
- Pane casereccio e mostarda: i sapori autentici di una Sicilia che non accetta compromessi.
Conclusione: dove la roccia tocca le stelle
Inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, Castelmola rimane una meta imprescindibile per chi visita la Sicilia orientale. È il rifugio perfetto per chi vuole guardare il mondo dall’alto, tra leggende di amanti clandestini e la maestosità di un castello che ancora oggi sembra voler proteggere l’intera costa.















