Quale Cefalù consegneremo a chi camminerà per queste strade nel 2100? Siamo sicuri che la crescita di una città si misuri solo con l’aumento dei posti letto, dei tavolini all’aperto e dei flussi turistici stagionali? Cosa resterà della nostra identità quando l’ultima pietra del centro storico sarà diventata una vetrina per non residenti?
Siamo ancora una comunità capace di produrre pensiero o ci stiamo trasformando in un guscio vuoto che consuma il proprio territorio senza rigenerarlo? Quale eredità immateriale stiamo lasciando ai giovani cefaludesi, oltre a un mercato immobiliare inaccessibile e a un’economia legata esclusivamente ai servizi di passaggio?
È possibile che a Cefalù il dibattito pubblico sia rimasto intrappolato nella gestione dell’ordinaria amministrazione, ignorando sistematicamente le sfide del prossimo secolo? Perché abbiamo smesso di progettare spazi dove le generazioni possano confrontarsi e tramandare saperi, preferendo la delega totale o la lamentela sui social?
Siamo destinati a rimanere un’isola culturale isolata dal resto del Mediterraneo o abbiamo il coraggio di costruire reti reali con realtà come Palermo, Tunisi o Valencia? Quanto peserà, tra cinquant’anni, la nostra incapacità di trasformare i gemellaggi di facciata in progetti concreti di sviluppo condiviso?
C’è ancora spazio per una democrazia partecipata che non si esaurisca nel rito del voto ogni cinque anni? Siamo pronti a pretendere Agorà del quotidiano, bilanci partecipativi e consulte che abbiano realmente voce in capitolo sulle scelte urbanistiche e sociali?
In un’epoca che brucia ogni visione nel giro di un mandato elettorale, chi ha oggi la forza di investire sul “tempo lungo” delle trasformazioni generazionali? Esiste una Cefalù capace di crescere in profondità invece che in superficie? Quale progetto stiamo scrivendo per evitare che la nostra città diventi un museo senza anima e senza abitanti?
A queste domande Mario Macaluso risponde oggi nel suo blog con un articolo dal titolo:
👉 Cefalù 2100 non è una città più grande: è una comunità più consapevole














