Vi siete mai chiesti cosa perde Cefalù quando chiude un altro negozio storico nel centro? Pensate che sia solo un fatto economico, o c’è qualcosa di più profondo che si spezza nella nostra comunità?
Sapevate che in Italia ci sono oltre millecento comuni dove non esiste più un negozio di alimentari? Cefalù non è ancora tra questi, ma la direzione in cui sta andando il nostro centro storico vi sembra quella giusta?
La bottega sotto casa a Cefalù era solo un posto dove comprare il pane, o era il luogo dove ci si guardava in faccia, dove le notizie del paese viaggiavano ancora a voce, dove la signora dietro il bancone sapeva chi aveva bisogno di aiuto senza che nessuno glielo dicesse?
Quanti negozi di Cefalù che vendevano scarpe, ferramenta, tessuti, articoli per la casa sono ancora aperti oggi? E quanti sono stati sostituiti da souvenirerie, locali da aperitivo e affittacamere? Li avete contati?
Cefalù è piena di turisti. Viene fotografata milioni di volte ogni estate. Ma vi siete mai chiesti se essere pieni di visitatori e vuoti di identità sia la stessa cosa? Cefalù sta crescendo o si sta svuotando dall’interno?
I giovani di Cefalù che se ne vanno, lo fanno per capriccio o perché i prezzi delle case nel centro storico sono ormai fuori portata per chi ci è nato? Quando un cefaludese non riesce più a vivere a Cefalù, di chi è la responsabilità?
Sapete cosa sta succedendo alle Madonie, a pochi chilometri da Cefalù? Sapete che sette comuni — Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Blufi, Castellana Sicula e Polizzi Generosa — si sono uniti in un progetto che si chiama “Riabitare le Madonie” per non arrendersi allo spopolamento? E Cefalù, che delle Madonie è la porta, cosa sta facendo?
Sapevate che nell’ultimo decennio le aree interne italiane hanno perso quasi settecentomila abitanti? E che nel 2023 ci sono stati centinaia di comuni dove non è nato nemmeno un bambino? Cefalù stessa ha perso il dieci per cento della sua popolazione. Lo sapevate?
Vi ricordate quando a Cefalù si poteva fare la spesa senza uscire dal centro storico? Quando ogni vicolo aveva la sua bottega, il suo artigiano, il suo punto di riferimento? Quel mondo è scomparso o sta scomparendo sotto i nostri occhi?
Cefalù può essere solo una cartolina bellissima o deve restare una comunità viva? Il Duomo, la Rocca, il lungomare bastano a definire chi siamo, oppure eravamo anche quelle botteghe, quelle voci, quei rituali quotidiani?
Chi vive a Cefalù tutto l’anno — non d’estate, non per una vacanza — sente ancora di appartenere a una comunità, o si sente ospite in casa propria? Difendere le botteghe di Cefalù è nostalgia o è l’unico modo per non perdere ciò che siamo?
Quando chiude una bottega storica a Cefalù, cosa si perde oltre alla merce sugli scaffali? Si perdono espressioni, soprannomi, modi di dire. Si perde un vocabolario. Si perde la lingua di Cefalù. E quando una comunità perde la sua lingua, cosa le resta?
Sant’Ambrogio, il borgo a cinque chilometri da Cefalù dove il turismo di comunità ha provato a costruire un’alternativa, lo conoscete? Sapete che lì gli abitanti stessi sono diventati guide, cuochi, narratori del territorio? Perché a Cefalù non si ragiona così?
Un paese muore quando perde gli abitanti o quando smette di riconoscersi? Cefalù si riconosce ancora? E quel silenzio che segue la chiusura dell’ennesima bottega nel centro storico di Cefalù — quel silenzio che nessuno nota, coperto dal chiacchiericcio dei turisti — ci riguarda oppure no?
Cefalù, queste domande sono per te.
Le risposte a tutte queste domande sono in un articolo che vale la pena leggere. Lo ha scritto Mario Macaluso sul suo blog personale. Si intitola “Quando un paese perde l’ultima bottega, non perde un negozio: perde un’idea di sé” e racconta, con dati, storie e riflessioni, cosa sta accadendo ai borghi delle Madonie e alla nostra Cefalù.
Leggilo qui: mariomacaluso.net















