Dalla Festa dei Giudei di San Fratello agli Archi di Pasqua di San Biagio Platani, un viaggio tra le tradizioni pasquali più suggestive dell’isola. Ecco dove andare e cosa aspettarsi.
La Settimana Santa 2026, che prende il via domani con la Domenica delle Palme del 29 marzo e culminerà nella Pasqua del 5 aprile, trasforma la Sicilia in un immenso palcoscenico a cielo aperto. In nessun altro luogo d’Italia il confine tra sacro e profano si fa così sottile, così teatrale, così profondamente sentito come nei borghi e nelle città dell’isola. Ogni comunità custodisce i propri riti, le proprie processioni, i propri gesti tramandati di generazione in generazione. Tra le decine di celebrazioni che animano il territorio siciliano, ne abbiamo scelte cinque che si distinguono per antichità, spettacolarità e unicità. Cinque esperienze che valgono un viaggio.
1. La Festa dei Giudei di San Fratello
Nel cuore dei Monti Nebrodi, a San Fratello, la Settimana Santa non assomiglia a nessun’altra. Qui, dal Mercoledì al Venerdì Santo, il borgo viene invaso dai Giudei: figure mascherate che indossano costumi rossi e gialli riccamente ricamati con perline e lustrini, il volto coperto da un cappuccio dal quale sporge una lunga lingua di cuoio, un elmetto sormontato da pennacchi o code di cavallo, e in mano trombe militari e catene a maglie larghe.
Le origini della festa risalgono probabilmente al Medioevo — alcune fonti le collegano alla Confraternita dei Flagellanti già nel 1276 — e la rappresentazione richiama i soldati che condussero Cristo al Calvario. Ma c’è molto di più: i Giudei non si limitano ad accompagnare le processioni religiose. Le disturbano. Suonano le trombe, schiamazzano, entrano nelle case a mangiare e bere, creando un caos rituale che rappresenta lo scontro tra il sacro e il profano.
I costumi, custoditi gelosamente dalle famiglie e tramandati di padre in figlio, sono opere d’arte artigianale. Le donne di San Fratello li decorano a mano con fili, perline e frange, e ogni anno il borgo richiama emigrati che tornano da ogni parte del mondo per indossarli. Nel 1954 il celebre fotografo americano David Seymour immortalò la festa, facendola conoscere oltreoceano, e nel 2019 la Fanfara dei Giudei ha partecipato all’evento di alta moda di Dolce & Gabbana ad Agrigento.
Quest’anno il programma prevede anche visite guidate al centro storico e percorsi culturali con QR code per esplorare il borgo in autonomia.
Come arrivare: San Fratello si trova sui Nebrodi, in provincia di Messina. È raggiungibile dalla A20 Messina-Palermo, uscita Santo Stefano di Camastra, proseguendo per circa 30 km verso l’interno.
2. La Processione dei Misteri di Trapani
Se i Giudei di San Fratello rappresentano il volto più dirompente della Pasqua siciliana, la Processione dei Misteri di Trapani ne è l’espressione più solenne e monumentale. Con oltre quattrocento anni di storia alle spalle, è una delle processioni più antiche e lunghe d’Europa: inizia alle 14 del Venerdì Santo e si conclude solo il mattino successivo, dopo ventiquattr’ore di cammino ininterrotto per le vie del centro storico.
Al centro della processione ci sono diciotto gruppi scultorei e due simulacri, realizzati tra il Seicento e il Settecento con una tecnica unica chiamata “carchét”, che impiega esclusivamente legno, tela e colla. Ogni gruppo rappresenta una scena della Passione di Cristo ed è affidato a una delle antiche corporazioni artigiane della città — sarti, orafi, falegnami, fornai, calzolai — che ancora oggi ne curano la manutenzione e il trasporto.
I Misteri vengono portati a spalla dai “massari”, che procedono con la caratteristica andatura “annacata”, un’oscillazione ritmica che segue il tempo delle marce funebri. Il suono delle “ciaccole”, una sorta di nacchere di legno, scandisce il passo della processione in un’atmosfera di raccoglimento profondo.
La tradizione ha origini spagnole e risale al Cinquecento, quando si tenevano le “casazze magne”, processioni penitenziali in cui i confrati si flagellavano pubblicamente. Nel tempo la manifestazione si è trasformata, ma non ha mai perso la sua intensità.
Per l’edizione 2026, a causa dei lavori di restauro della Chiesa delle Anime del Purgatorio, la processione partirà e rientrerà dalla Chiesa del Collegio dei Gesuiti.
Come arrivare: Trapani è servita dall’aeroporto di Birgi e dalla A29 Palermo-Trapani.
3. Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani
A San Biagio Platani, piccolo borgo dell’Agrigentino nel cuore dei Monti Sicani, la Pasqua si costruisce con le mani. E con il pane. Dalla seconda metà del Seicento, le due confraternite del paese — i “Madunnara”, devoti alla Madonna, e i “Signurara”, devoti al Cristo — si sfidano ogni anno nella realizzazione di monumentali strutture effimere che trasformano il corso principale in una cattedrale vegetale a cielo aperto.
Gli Archi, alti fino a tredici metri, vengono costruiti interamente con materiali naturali: canne, agavi, salici, rami di alloro e rosmarino, palme, e decorati con mosaici realizzati con cereali, legumi, datteri, semi e, soprattutto, sculture di pane artistico lavorate a mano. Le strutture riproducono fontane, portali, facciate di chiese e cupole, in un tripudio barocco che lascia senza fiato.
Il lavoro di preparazione dura mesi e avviene nel segreto dei magazzini, con le due confraternite che operano l’una all’insaputa dell’altra. La mattina di Pasqua tutto viene svelato, e gli Archi fanno da scenografia all’incontro tra i simulacri del Cristo Risorto, che arriva da est, e della Madonna, che giunge da ovest.
L’edizione 2026 segna un momento particolarmente significativo: i temi centrali saranno la Memoria e gli Arcangeli, e accanto alla tradizione troverà spazio il dialogo con l’arte contemporanea grazie al progetto Ephemeral, curato da Farm Cultural Park. Il sindaco Salvatore Di Bennardo ha annunciato anche la riapertura della biblioteca comunale, chiusa da oltre quindici anni, e l’attivazione di nuovi spazi culturali finanziati dal PNRR.
Gli Archi resteranno visibili fino al 3 maggio.
Come arrivare: San Biagio Platani si trova lungo la strada che collega Agrigento a Palermo, raggiungibile dalla SS 189.
4. Il Ballo dei Diavoli di Prizzi
A Prizzi, borgo dell’entroterra palermitano, la Pasqua è una questione tra il Bene e il Male. E il Male, almeno per qualche ora, sembra avere la meglio.
Il Ballo dei Diavoli — “U Ballu di li Diavuli” in siciliano — è una rappresentazione mimico-teatrale di probabili origini medievali che conserva tracce evidenti di antiche celebrazioni pagane legate al ritorno della primavera. La manifestazione inizia sin dalla mattina di Pasqua, quando due Diavoli vestiti di rosso e con grandi maschere, accompagnati dalla Morte — riconoscibile dall’abito giallo ocra, dalla maschera a teschio e dalla balestra — danno la sveglia al paese.
Per tutta la giornata, i tre personaggi si aggirano per le strade facendo scherzi ai passanti e “catturando” le vittime, che vengono trascinate all’inferno — ovvero rinchiuse in una casa — e liberate solo in cambio di un obolo. In cambio, viene offerto un “cannateddu”, dolce tipico locale di pasta frolla con un uovo sodo al centro.
Il momento culminante arriva alle 15, quando la processione dei simulacri del Cristo Risorto e della Madonna si muove verso la piazza principale per il tradizionale incontro. Ma i Diavoli e la Morte tentano di impedirlo, opponendosi agli Angeli che scortano le statue. È proprio questo contrasto danzato — eseguito secondo precise movenze ritmiche al suono della banda musicale — che dà il nome alla festa. Il rito si conclude con la sconfitta dei Diavoli per mano degli Angeli e il trionfale incontro tra Cristo e la Madonna, tra l’esultanza della folla.
Come arrivare: Prizzi si trova lungo la strada che collega Palermo ad Agrigento, raggiungibile dalla SS 121/189 e poi dalla SS 188 dopo lo svincolo di Lercara Friddi.
5. La Processione dei Confrati di Enna
Enna, il capoluogo più alto d’Italia, offre una delle immagini più solenni e suggestive dell’intera Settimana Santa siciliana. Il Venerdì Santo, oltre duemila confrati incappucciati sfilano in processione per le vie del centro storico, avvolti in un silenzio quasi irreale.
Le Congregazioni di Enna — antiche corporazioni delle arti e dei mestieri riconosciute fin dai tempi della dominazione spagnola — portano su vassoi i venticinque simboli del Martirio di Gesù. Ogni confraternita indossa il proprio costume tradizionale, con cappucci e mantelli dai colori diversi, in un corteo che si snoda lento e composto tra le vie della città alta, accompagnato solo dal suono grave delle marce funebri.
Seguono le “vare” del Cristo Morto e dell’Addolorata, portate a spalla nel silenzio più assoluto. L’effetto visivo è straordinario: la lunga teoria di figure incappucciate che si muove tra i vicoli medievali della città, con le luci dei ceri a rischiarare il crepuscolo, resta impressa nella memoria di chiunque la veda.
I riti proseguono la Domenica di Pasqua con “A Paci”, l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, e si concludono la Domenica in Albis con “A Spartenza”, la separazione dei due simulacri, momento di grande commozione popolare.
Come arrivare: Enna è raggiungibile dalla A19 Palermo-Catania, uscita Enna.
Una terra che vive la Pasqua come nessun’altra
Quella che attraversa la Sicilia nella Settimana Santa non è una semplice commemorazione religiosa. È un fatto di identità collettiva, un atto di appartenenza che si rinnova ogni anno con la stessa intensità di secoli fa. In questi riti si intrecciano fede cristiana, echi di culture arabe e spagnole, tracce di celebrazioni pagane e un senso della comunità che resiste al tempo e allo spopolamento.
Chi ha la possibilità di vivere anche solo una di queste esperienze non assisterà semplicemente a uno spettacolo. Entrerà in un mondo dove il passato non è mai davvero passato, dove le mani che costruiscono gli Archi di pane sono le stesse che impastano il futuro di un borgo, dove il suono di una tromba tra i vicoli dei Nebrodi è un grido di identità che attraversa i secoli.
La Sicilia, nella Settimana Santa, non si racconta. Si vive.















