Quando il sole del tardo pomeriggio accende di luce dorata le torri normanne del Duomo, Cefalù si trasforma. Le strade del centro storico diventano i vicoli dell’antica Gerusalemme, i figuranti in costume d’epoca prendono posizione tra la scalinata monumentale e le piazze circostanti, e la voce della narrazione scenica riempie l’aria di una tensione che è insieme sacra e profondamente umana. È la Passione di Cristo, la sacra rappresentazione che sabato 28 marzo 2026, alle ore 19:00, è tornata ad animare piazza Duomo con la sua carica di spiritualità e teatro popolare.
Un appuntamento che si rinnova ogni anno
L’evento, promosso dal Centro di Cultura Polis Kephaloidion con la regia e la direzione artistica di Marco Falletta, è stato nel passato un appuntamento nel calendario culturale e religioso della cittadina madonita. La Polis Kephaloidion, fondata il 24 novembre 1999, è un’associazione che da oltre un quarto di secolo opera per la valorizzazione delle tradizioni, della storia e della cultura cefaludese. Al suo interno convivono diverse anime — dalla banda musicale “Vincenzo Maria Pintorno” alla sezione teatrale “Triscele”, dalla sezione letteraria “Domenico Portera” alla scuola di musica — e la sacra rappresentazione della Passione è diventata negli anni uno dei suoi progetti più ambiziosi e partecipati.
Come da tradizione, la rappresentazione si colloca alla vigilia della Domenica delle Palme, segnando simbolicamente l’ingresso nella Settimana Santa. Non è una scelta casuale: il sabato che precede la benedizione delle palme è un momento di passaggio, una soglia tra il tempo ordinario e i giorni più intensi dell’anno liturgico. Portare in scena la Passione proprio in questo snodo temporale significa offrire alla comunità una chiave di lettura visiva e drammatica del mistero che si appresta a rivivere nei riti successivi.
La piazza come palcoscenico
È difficile immaginare un palcoscenico più suggestivo. Piazza Duomo, cuore pulsante di Cefalù, si trasforma per l’occasione in un frammento dell’antica Gerusalemme. La facciata della Basilica Cattedrale, patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2015, con le sue due possenti torri e i mosaici bizantini che custodiscono al suo interno il Cristo Pantocratore, diventa la scenografia naturale della Crocifissione. La scalinata monumentale che conduce alla chiesa si presta come un palcoscenico a gradoni, dove le scene più drammatiche acquistano una verticalità che amplifica il pathos e il coinvolgimento degli spettatori.
Circa duecento tra figuranti e attori danno vita ai momenti cruciali degli ultimi giorni di Gesù. La rappresentazione si snoda in forma itinerante attraverso la piazza e le vie circostanti del centro storico: dall’ingresso trionfale a Gerusalemme, con la folla che acclama il Cristo come Re, alle preghiere nell’orto del Getsemani, dalla flagellazione all’incoronazione di spine, dall’ascesa al Calvario fino al momento struggente della Crocifissione, che ogni anno fa trattenere il fiato ai presenti. Non è semplice teatro, ma un’esperienza che unisce narrazione evangelica, arte drammatica e partecipazione comunitaria.
Un cammino tra musica e meditazione
La sacra rappresentazione non nasce isolata, ma è il culmine di un percorso spirituale e culturale che la precede. Quest’anno il cammino è stato aperto dal concerto “Le Marce della Passione”, giunto alla sua quinta edizione, che si è svolto domenica 22 marzo nella Chiesa di Santo Stefano Protomartire, nota ai cefaludesi come il Purgatorio. La Banda Musicale “Vincenzo Maria Pintorno”, diretta dal Maestro Andrea Cangelosi, ha eseguito un programma interamente dedicato alle marce funebri, genere profondamente radicato nella tradizione della Settimana Santa siciliana. In Sicilia la marcia funebre non è semplicemente un brano musicale: è un linguaggio teologico, una meditazione sonora che accompagna i fedeli nel raccoglimento e nella contemplazione.
Particolarmente toccante è stata l’esecuzione del brano “Sulla Croce”, composizione dello stesso Maestro Cangelosi ispirata alla processione del Venerdì Santo di Cefalù. Quest’anno il concerto ha assunto un significato ancora più profondo: la comunità della Polis Kephaloidion si è raccolta nel ricordo di Totò Portera, prematuramente scomparso, e del fratello gemello Pasquale, oltre che del professore Domenico Portera, nel ventesimo anniversario della sua morte. Figure care all’associazione, la cui memoria ha reso ogni nota più intensa e ogni silenzio più denso di significato.
La Settimana Santa cefaludese tra antico e contemporaneo
La Passione in piazza Duomo si inserisce in una tradizione più ampia che affonda le radici nella storia secolare della Settimana Santa cefaludese. I riti pasquali a Cefalù conservano ancora oggi elementi antichissimi: i “mazzuna”, i rami di ulivo e le palme intrecciate con cura secondo tecniche tramandate di generazione in generazione; i “sapurcari”, le composizioni di piantine di grano fatte germogliare al buio per ottenere quel caratteristico colore giallo pallido; la “truoccula”, il cui suono ritmico scandisce il procedere della processione del Venerdì Santo, sostituendo il silenzio delle campane che tacciono dal Giovedì al Sabato Santo. E ancora, nelle case si preparano i “pupa cu l’uova”, i tradizionali biscotti pasquali a forma di agnelli, colombe e panierini, ricoperti di glassa e “riavulicchi” colorati, che inglobano uova intere nella loro architettura di pasta dolce.
Il programma della Settimana Santa 2026 prosegue nella Basilica Cattedrale sotto la guida del Vescovo Giuseppe Marciante. Venerdì 3 aprile, alle 17:30, si celebrerà la liturgia della Passione del Signore, seguita alle 20:00 dalla tradizionale Processione con il Cristo morto e la Vergine Addolorata. Sabato 4 aprile, alle 22:00, la solenne Veglia Pasquale segnerà il passaggio dalle tenebre alla luce della Risurrezione.
Quando l’arte diventa preghiera
Il presidente della Polis Kephaloidion, Massimo Portera, e il regista Marco Falletta hanno costruito negli anni un evento che trascende i confini del semplice spettacolo. In una Sicilia dove la Settimana Santa è da sempre un intreccio inscindibile di sacro e profano, di liturgia e folklore, la Passione di Cefalù riesce a tenere insieme la dimensione artistica e quella devozionale senza che l’una prevalga sull’altra. Ogni scena è catechesi visiva, ogni gesto è al contempo recitazione e preghiera, ogni applauso si confonde con la commozione.
In questo senso, la rappresentazione di piazza Duomo è molto più di un evento culturale: è un rito collettivo nel quale un’intera comunità si riconosce, si raccoglie e rinnova il proprio legame con una storia che, dopo duemila anni, continua a interrogare e a commuovere. Un legame che a Cefalù ha il colore della pietra dorata del Duomo, il suono delle marce funebri, il profumo dell’ulivo benedetto.















