In Sicilia ci sono luoghi in cui la devozione sembra salire insieme alla montagna, dove la fede non si limita a entrare in una chiesa ma attraversa sentieri, boschi, pietra, silenzi e panorami che sembrano spalancare l’anima. I santuari più alti dell’isola non sono soltanto mete religiose. Sono punti in cui storia, leggenda, arte e paesaggio si incontrano in modo potentissimo. Alcuni dominano il mare, altri guardano vallate immense, altri ancora sorgono accanto alla lava, alla roccia o a montagne che per secoli hanno accompagnato il passo lento dei pellegrini. In questo viaggio ideale tra i 5 santuari più alti della Sicilia ci sono la solennità della Madonna dell’Alto, il fascino sospeso di Dinnammare, la memoria scavata nella lava della Madonna della Sciara di Mompilieri, la forza spirituale di Tindari e la dolcezza raccolta di Gibilmanna. Sono luoghi diversissimi, ma accomunati da una caratteristica profondissima: per arrivarci bisogna salire, e questa salita, da sempre, ha il sapore del pellegrinaggio.
Madonna dell’Alto, il santuario più alto d’Europa
Tra tutti, il santuario della Madonna dell’Alto è quello che più di ogni altro dà la sensazione di essere sospeso tra terra e cielo. Sorge sulla sommità del Monte Alto, nelle Madonie, a 1819 metri di altitudine, in uno scenario che da solo basta a spiegare perché questo luogo sia rimasto impresso nella memoria religiosa della Sicilia. Il santuario è formato da una chiesa, da una sacrestia e da un romitorio con stanze per i pellegrini, segno evidente di una devozione antica e continua. Le sue origini sono remote e probabilmente risalgono al XIII secolo. Attorno alla sua nascita vive una leggenda che ha il respiro dei racconti popolari più forti: una cassa contenente la statua marmorea della Vergine sarebbe stata trovata dopo un naufragio vicino alla torre di Roccella. Trasportata in vari luoghi, la statua non avrebbe voluto fermarsi né a Termini né a Collesano né a Polizzi. Caricata allora su un carro trainato da buoi e lasciata alla sorte, si sarebbe fermata proprio sul monte dove oggi sorge il santuario. Da lì il titolo di Maria Santissima dell’Alto. Dentro la chiesa si custodisce una splendida statua marmorea attribuita a Domenico Gagini e datata 1471, inserita in un altare rivestito di marmi del 1749. Accanto all’arte, colpisce il patrimonio di fede popolare fatto di ex voto, corone donate dal popolo, pellegrinaggi estivi e soprattutto della festa del 14 e 15 agosto, con la fiaccolata notturna e la processione attorno al santuario. Qui la montagna non è solo altezza: è partecipazione, memoria e identità.
Dinnammare, la vetta da cui si vedono due mari
Il santuario della Madonna di Dinnammare sorge sulla cima dell’omonimo monte, alto 1127 metri, nella catena dei Peloritani. È uno di quei luoghi che impressionano già solo per il nome, perché Dinnammare richiama la possibilità di guardare due mari, lo Ionio e il Tirreno, dalla stessa vetta. Dal piazzale della chiesa lo sguardo abbraccia Messina, lo Stretto, la baia di Milazzo e persino le Eolie, in un susseguirsi di immagini che rendono il santuario uno dei punti spiritualmente e paesaggisticamente più straordinari della Sicilia nordorientale. Anche qui il culto nasce da una leggenda. Secondo una tradizione, un pastorello della famiglia Occhino trovò sul monte una tavoletta di marmo che riportò a casa, ma ogni volta la ritrovò misteriosamente nel luogo del ritrovamento. Il segno fu interpretato come la volontà della Madonna di restare lassù e gli abitanti di Larderia le eressero una chiesetta. Un’altra leggenda racconta invece che la sacra icona sia giunta dal mare, trasportata da due mostri marini e venerata prima sulla spiaggia e poi condotta sulla vetta. Quale che sia l’origine vera, ciò che conta è il legame fortissimo con la comunità. I festeggiamenti che si svolgono tra il 3 e il 5 agosto confermano questa relazione viva: l’icona viene portata al santuario sul monte, lì venerata e poi riportata al paese di Larderia, che la custodisce durante l’anno. In Dinnammare la montagna diventa balcone sul Mediterraneo, ma soprattutto diventa luogo in cui l’altezza coincide con l’affidamento.
Mompilieri, il santuario nato dalla lava
Se gli altri santuari colpiscono per la loro posizione dominante, il santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri colpisce per il modo in cui è nato: letteralmente dalla ferita della terra. Sorge a Mascalucia, nella frazione di Massannunziata, alle pendici dell’Etna, in contrada Mompilieri, in un luogo che la devastazione dell’eruzione del 1669 aveva completamente sepolto. Prima della lava esisteva un villaggio con una chiesa dedicata alla Madonna dell’Annunziata. Dopo la distruzione, tutto sembrava perduto. Ma nel 1704, quando gli scavi furono ripresi nel punto indicato da una persona del luogo, emerse il simulacro della Madonna delle Grazie, ritrovato intatto nonostante la lava. È da quel momento che nasce il culto della Madonna della Sciara, con riferimento proprio alla grotta in cui la statua era stata custodita dalla colata. Nel XIX secolo venne costruita una cappella sopra il colle basaltico e il luogo divenne meta di pellegrinaggi da tutta la Sicilia. Nel 1923 fu elevato a santuario, nel 1950 fu designato meta di pellegrinaggio giubilare e nel corso del Novecento e del nuovo secolo si è progressivamente ampliato fino alla nuova aula liturgica consacrata nel 2023 a San Giuseppe Sposo. Per il Giubileo del 2025 è stato anche nominato santuario giubilare. Mompilieri non racconta soltanto una devozione mariana, ma una verità siciliana profondissima: anche sotto la lava, anche sotto il peso della distruzione, può sopravvivere ciò che una comunità considera sacro.
Tindari e Gibilmanna, due alture con un’antica intensità spirituale
Tra i santuari più alti e simbolici della Sicilia entrano con pieno merito anche Tindari e Gibilmanna, due luoghi diversissimi tra loro ma accomunati dalla capacità di dominare il paesaggio e la coscienza religiosa dei fedeli. La Basilica Santuario di Maria Santissima del Tindari sorge sulla sommità del colle omonimo e domina i laghetti di Marinello in una posizione scenografica tra le più celebri dell’isola. La sua storia intreccia mondo greco, età bizantina, incursioni, ricostruzioni e culto della Madonna Nera, una scultura lignea di origine orientale databile tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo. La tradizione racconta che la statua, giunta via mare per sfuggire all’iconoclastia, non permise alla nave di ripartire finché non venne deposta a terra, segno del desiderio della Vergine di restare lì. Da allora Tindari è divenuto uno dei cuori spirituali più forti della Sicilia. Gibilmanna, invece, si trova a circa 800 metri di altitudine sulle pendici occidentali del Pizzo Sant’Angelo, nelle Madonie, ed è uno dei santuari più cari alla devozione della Sicilia occidentale. Le sue radici si spingono fino alla tradizione benedettina legata a San Gregorio Magno, mentre la fase più decisiva della sua storia è quella cappuccina, avviata nel Cinquecento. Anche qui torna la leggenda del mare e della statua approdata a Roccella durante una tempesta, poi caricata su un carro trainato da buoi e condotta fino al promontorio sopra Cefalù. Nel 1954 Pio XII dichiarò Maria Santissima di Gibilmanna patrona della diocesi e della città di Cefalù. In entrambi i casi l’altura non è solo collocazione geografica: è parte integrante del messaggio del santuario.
Questi cinque santuari raccontano una Sicilia che sale verso l’alto senza staccarsi mai dalla propria terra. Non sono soltanto edifici religiosi costruiti in quota. Sono luoghi in cui il popolo siciliano ha affidato paure, speranze, ringraziamenti, guarigioni, lacrime e promesse. La montagna, il colle, la vetta, il promontorio o la sciara non fanno da semplice sfondo: diventano linguaggio della fede. Ogni salita verso questi santuari contiene qualcosa di antico e di attualissimo insieme. C’è la fatica del cammino, ma anche la gioia dell’arrivo. C’è il panorama che si apre, ma anche il silenzio che raccoglie. C’è l’arte custodita nei simulacri, negli altari, nei quadri, nelle architetture, ma soprattutto c’è il senso di una Sicilia che nei suoi luoghi più alti ha sempre cercato non la distanza dal mondo, ma uno sguardo più profondo sul mondo stesso.















